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Alle radici della paura

di Pierluigi Conzo - Il legame sottile tra immigrazione e scelte politiche.
Un recente lavoro pubblicato sul Journal of Public Economics dimostra che il flusso di immigrati in Italia tra il 2001 ed il 2008 ha determinato un aumento di voti per la coalizione del centro-destra nelle tre competizioni elettorali nazionali. Gli autori comparano il flusso dei migranti regolari registrati in 8mila municipalità italiane tra il 2001 ed il 2008 con la percentuale di voti ricevuti dall’alleanza di centro-destra. Si stima che un aumento di un punto nella percentuale di immigrati presenti sul territorio è associato ad un aumento di 0,86 punti nella percentuale di voti ottenuti dal centro-destra nelle tre tornate elettorali nazionali.

Gli autori si soffermano su quattro possibili fattori che rendono l’immigrazione un “problema”: la minaccia all’identità culturale, l’inasprimento della competizione lavorativa a causa dell’arrivo di immigrati con basso livello di istruzione, l’accresciuta competizione nell’accesso ai servizi pubblici locali per l’elevato numero di figli dei migranti e l’aumento dei tassi di criminalità.

Secondo le stime, sono prevalentemente i primi tre i fattori a spiegare il nesso tra immigrazione e scelte elettorali: nelle municipalità in cui c’è più diversità religiosa, più concentrazione di immigrati poco istruiti ed elevato numero di bambini, l’aumento degli immigrati accresce il consenso per il centro-destra in misura maggiore rispetto a municipalità più coese culturalmente, con immigrati più istruiti e minor numero di figli.

Inoltre, il risultato sembra essere trainato dalle città più piccole. Questo perché, secondo gli autori, nelle città più grandi, i nativi e gli immigrati hanno più chances di vivere lontani gli uni dagli altri. Inoltre, le persone che vivono in grandi città sono mediamente più istruite e, per questo, vivono in modo meno drammatico l’aumento dell’offerta di lavoro poco qualificato. Infine, l’immigrazione in genere comincia prima nelle grandi città; i cittadini hanno pertanto più tempo per abituarsi alla presenza dei migranti.

In uno studio più recente pubblicato da altri autori sulla stessa rivista, emerge che gli immigrati reagiscono negativamente di fronte all’ascesa al potere di partiti anti-immigrazione: l’elezione di sindaci della Lega Nord tra il 2002-2014 ha ridotto il flusso di immigrati registrato in quegli anni nelle 4mila municipalità del Nord. Sono più gli immigrati che decidono di non spostarsi dove è stato eletto un sindaco della Lega di quelli che vanno via da città con sindaci appartenenti a quel partito. Il tentativo dei partiti populisti di usare la retorica anti-immigrazione per guadagnare consensi elettorali può avere, pertanto, un effetto dannoso all’economia locale a causa della perdita del sostanziale contributo che gli immigrati danno all’economia locale.

L’aspetto più interessante nei due lavori di ricerca è che entrambi usano i flussi di immigrati regolari. La retorica populistica anti-immigrazione (clandestina) ha diffuso l’idea che il migrante – anche quello “regolare” – sia una minaccia: è eclatante il dato dell’Eurobarometro secondo cui l’Italia è uno dei Paesi in cui i cittadini sovrastimano maggiormente il numero di immigrati sul territorio rispetto a quelli realmente presenti.

Questa retorica, aggiunta a quella più recente dell’insicurezza economica, ha creato consenso intorno ai partiti che propongono politiche anti-immigrazione, scoraggiando a sua volta l’ingresso di immigrati regolari che, al pari dei nativi, lavorano, producono e pagano tasse.
Altri studi, infine, dimostrano che l’insicurezza economica e la paura dei migranti abbiano giocato un ruolo cruciale per l’ascesa dei partiti populisti in Europa. Ascesa particolarmente sostenuta da elettori mediamente meno istruiti, più sfiduciati verso le istituzioni e che spendono più tempo davanti alla tv.

Pierluigi Conzo
ECOFELICITÀ
Rubrica di NUOVO PROGETTO