Sermig

Le parole belle

di Marco Grossetti - Dentro la fabbrica dell’Amicizia.
La fabbrica dell’Amicizia apre prestissimo e chiude tardissimo. Prestissimo, apre puntuale a mezzanotte, tardissimo, chiude a mezzanotte precise, del giorno dopo. Di notte c’è chi scrive un pensiero, chi rimbocca le coperte all’ultimo arrivato, chi guarda ammirato le stelle, chi non chiude occhio per proteggere il riposo di un amico che non conosce. Di giorno, chi di notte ha scritto il pensiero e rimboccato le coperte all’ultimo arrivato, saluta tutti uno per uno e augura a tutti una buona giornata, iniziata puntuale a mezzanotte e che terminerà a mezzanotte precise, del giorno dopo.

Obiettivo della fabbrica è trasformare le cose brutte in cose belle per far nascere l’amicizia. Nella fabbrica si lavora su tre turni a ciclo continuo 24 ore su 24, perché il processo di trasformazione è molto delicato e interromperlo anche solo per un attimo, può voler dire guastare tutto e dover ricominciare da capo, come quando si fa la maionese. Per ogni persona che chiede un aiuto, come per magia ne arriva quasi sempre un attimo dopo una che chiede di poter aiutare. Dentro la fabbrica c’è sempre qualcuno che pulisce, perché il primo modo per trasformare una cosa brutta e quella di farla stare dentro un posto bello.

Il processo di trasformazione è difficile, ma non impossibile, passa attraverso pianti e cadute, sorrisi ed abbracci, silenzi e preghiere. Chi cade di meno, riesce a stare in piedi solo perché è caduto tante volte prima, mentre stava imparando e ora cerca di insegnare il segreto dell’armonia anche agli altri, raccogliendoli pazientemente da terra. La trasformazione è un regalo che spetta a tutti, perché tutti abbiamo il bisogno di essere capiti, accettati, perdonati.

Per velocizzare il processo, l’aria viene riempita di parole belle: a occhi aperti oppure chiusi, ognuno cerca la sua e quando l’hai trovata, la parola bella, viene ad abitare con te e la paura non fa più paura.
Lo psicoterapeuta Raffaele Morelli ha scritto che «dobbiamo fare attenzione alle parole che diciamo agli altri e a noi stessi: come il seme, la parola crea, con la voce possiamo benedirci o maledirci, risanarci o annientarci». Siamo fatti delle parole che diciamo e che sentiamo: così ci sono parole che capita di sentire ripetere continuamente, sino alla noia.

Dagli accurati conti del contadino Dino Conta che lavora vicino alla fabbrica, la parola grazie, ad esempio, viene detta in un giorno almeno 3.233.751 volte. È il modo più facile per una persona per riconoscere e dare valore a tutto il bene che arriva nella sua vita e sentire quanto è fortunata. Quando nella fabbrica ingranaggi e meccanismi funzionano regolarmente, il bene che arriva a qualcuno diventa subito bene che viene restituito a qualcun’altro.

Il processo di trasformazione si considera concluso quando le cose brutte non ci sono più, cioè mai. Ogni giorno la fabbrica si riempie di persone che arrivano per il giorno e si svuota di quelle che erano venute per la notte. C’è anche chi non va mai via e rimane fermo al suo posto sempre e per sempre, perché ha trovato la sua felicità dedicando la sua vita a costruire amicizia.

La fabbrica non apre perché non aveva mai chiuso. E in fondo, tutti ci vengono per lo stesso motivo. Sia chi viene a chiedere un aiuto che chi arriva un attimo dopo a portarlo. Fare la pace. Con un mondo buono che ti ha dato tutto o con un mondo cattivo che non ti ha dato niente. Ogni giorno il capo della fabbrica augura puntuale a tutti una nuova buona giornata, iniziata puntuale a mezzanotte e che terminerà a mezzanotte precise, del giorno dopo. Non si dimentica mai di chi è solo, di chi è triste, di chi ha paura, di chi sta male. Ha promesso una preghiera a tanti amici e anche se loro sentono di essere all’inferno, non smette di andarli a cercare per un pensiero, una carezza, una preghiera, una parola bella. E quando il male sembra più forte del bene, allora con ali gigantesche, arriva puntuale l’Amicizia e libera tutti.

Marco Grossetti
FELICIZIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO