Sermig

In difesa del clima

di Carlo Degiacomi - Beati i miti perché erediteranno la terra.
I cambiamenti climatici sono molto, molto più veloci di noi! Il 2018 in Italia è stato l’anno più caldo degli ultimi 50, con temperature più alte di 1,7 gradi. «Il mondo sta sbagliando rotta. Non tradite le generazioni future. È questione di vita o di morte». Sono le parole di Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu alla cerimonia d’apertura della Conferenza annuale sul clima (COP24) a Katowice, ex città mineraria di carbone della Polonia. 27esima edizione, 197 Paesi aderenti. La conferenza si è conclusa 24 ore dopo la data fissata, il 14 dicembre, per cercare un compromesso difficile sul documento finale.

A caldo è possibile fare qualche sintesi e osservazione, anche se si tratta di un non evento. Gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi della storia, la concentrazione di CO2 in atmosfera è la più elevata degli ultimi tre milioni di anni e le emissioni sono tornate ad aumentare. Il termometro della Terra già segna +1 rispetto ai livelli preindustriali e il rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti (Ipcc), pubblicato in ottobre, ha avvertito che continua a salire di 0,2 a decennio. Con impatti che possono essere devastanti, specie per intere aree e continenti (dalle barriere coralline, alle ondate di calore, alla siccità, ad eventi estremi diffusi…).

Il rapporto dell’Ipcc 2018 avverte che bisogna rivedere i conti e evitare quel mezzo grado in più – tra 1,5 e 2 – perché solo così centinaia di milioni di persone verrebbero risparmiate dall’impatto dei cambiamenti climatici. Era questo il vero argomento della riunione mondiale! Nel 2015 a Parigi si è tracciato un percorso di linee guida che ha bisogno di concrete conseguenze e scelte singole e collettive dei vari Paesi. L’accordo entrato in vigore nel novembre 2016 impegna i Paesi firmatari a sviluppare piani climatici nazionali entro il 2020 per limitare il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2 C» rispetto ai livelli preindustriali. Tra gli obiettivi minimi richiesti dall’IPCC: entro il 2030 le emissioni devono scendere del 45% rispetto ai livelli del 2010, e dovranno toccare lo zero entro il 2050; anno in cui le energie rinnovabili dovranno fornire da metà ai due terzi del fabbisogno energetico con una corrispondente riduzione dei combustibili fossili. Gli Stati industrializzati dovrebbero finanziare la cosiddetta “azione climatica” di tutti i Paesi del mondo.

Diciotto Stati ad alto reddito si sono impegnati a donare 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per finanziare i programmi di prevenzione e resilienza nei Paesi in via di sviluppo, i più vulnerabili al cambiamento climatico. Finora sono stati però mobilitati poco più di 70 miliardi di dollari. E i donatori rifiutano linee guida vincolanti sull’uso delle risorse messe a disposizione. Non c’è unità d’intenti mondiale. Il presidente USA (principale Paese inquinatore nel passato) Trump ha dichiarato di voler uscire dal patto anche se legalmente può farlo solo nel 2020. La sua posizione aiuta molti Paesi indecisi a non procedere rapidamente sulle linee individuate: fate prima voi qualcosa poi chiedete a noi, oppure: i Paesi ricchi devono agire, non quelli poveri, posizione della Cina, la principale inquinatrice odierna. Il presidente polacco ha già detto che la Polonia non può rinunciare al carbone.

Troppi Paesi non capiscono l’urgenza e chi la capisce è debole e incerto nel confronto (es. l’Europa)! Allora? Largo ai giovani! Agosto 2018 è stato il mese più caldo della storia svedese. Un’immagine dalla Conferenza: Greta Thunberg svedese – quindici anni (ha la sindrome di Asperger) – salta la scuola tutti i venerdì mattina da 5 mesi per protestare contro il cambiamento climatico. Ogni venerdì mattina si reca di fronte al parlamento svedese e rimane lì, con un cartello in mano. “sciopero scolastico per il clima”. Lo slogan #fridayforfuture. Greta dice che dovremmo essere più responsabili della situazione grave che ab- biamo creato; che dovremmo arrabbiarci di più e ricordare alla politica quanto stia violando il patto tra generazioni su cui si regge ogni società. Il Time l’ha inserita nell’elenco di 25 giovani di impegno socia- le a livello mondiale.

Molti si sono impegnati sui temi ambientali. Ad esempio le sorelle Isabel e Melati Wijsen, 16, 17, che nuotando nelle acque di Bali hanno denunciato i disastri che combina la plastica in mare. In alcuni mesi sono diventati la guida di 20.000 indonesiani impegnati a pulire le spiagge. Nel frattempo tutti possiamo fare qualcosa per non limitarci ad aspettare. Linda Maggiori scrittrice ha “postato”: «E quando i nostri fi gli tra 12 anni ci chiederanno: “Papà, mamma, voi cosa avete fatto, per fermare i riscaldamenti climatici? Avete smesso di comprare la carne di allevamento industriale? Avete mangiato cibo locale? Avete camminato e pedalato piuttosto che usare l’auto? Avete scelto di non cementificare la terra fertile? Avete optato per energia pulita, avete rifiutato la plastica usa e getta?”, noi allora diremo loro: “No, figlio mio, non abbiamo voluto privarvi di nessuna comodità”».

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO