Sermig

Babysitter

di Michelangelo Dotta - Nel mirino l’abuso delle nuove tecnologie digitali.
Anche la se la televisione da più di 60 anni resiste inossidabile ai cambiamenti sociali e all’evoluzione tecnologica, oggi possiamo affermare che non è più la cattiva maestra dei nostri bambini, tata elettronica che per decenni ha accudito i piccoli nei lunghi pomeriggi in cui i genitori erano assenti per lavoro o semplicemente per sbrigare le faccende domestiche.

È giunto il tempo in cui, a casa come in aereo, in vacanza come al ristorante, gli amati pargoli hanno un‘altra baby sitter, onnipresente, portatile e touch screen: lo smartphone. Il termine letteralmente tradotto dall’inglese significa “telefono intelligente”, indica cellulari che oltre a fare e ricevere chiamate, hanno molteplici capacità, quella di calcolo, di memoria e di connessione dati, ma è con le app che si è ampliato a dismisura il potenziale impiego dei telefonini.

Secondo le ultime statistiche l’80 per cento dei bambini tra i 3 e i 5 anni sa usare lo smartphone dei genitori e se questi sono millenians, più giovani, sono più flessibili e consapevoli dell’uso dei dispositivi mobili da parte dei figli. Non è un caso che Google (proprietario di YouTube), abbia da poco deciso di lanciare anche in Italia You Tube Kids, l’applicazione per la famiglia. Il motivo è semplice, un bambino su cinque nel nostro Paese ormai prende contatto con il tablet o il cellulare nel primo anno di vita, alimentando così un mercato di filastrocche, ninne nanne e canzoni per i più piccoli che si è trasformato in un business milionario.

Baby Shark, ad esempio, un video di animazione, è arrivato a sfiorare i due miliardi di visualizzazioni su YouTube e Smart Study, l’azienda coreana che ha prodotto il “Piccolo Squalo” da quando ha pubblicato il video ha visto triplicare i suoi utili fino a raggiungere 24 milioni di dollari. Ignorando bellamente il regolamento che fissa a 13 anni l’età minima a cui è consentito iscriversi a YouTube (basta usare l’account dei genitori consenzienti), bambini di tre/cinque anni vengono lasciati soli davanti a tablet e telefonini generando di fatto una domanda costante di video per l’infanzia che online si moltiplicano ma non sempre sono affidabili e adatti alla giovanissima utenza.

Alcuni contengono scene violente, disturbanti o semplicemente inadatte ai più piccoli e, in assenza di un adulti in grado di mediarne i contenuti, è forte il rischio di archiviare nelle giovani menti sensazioni spiacevoli o paure senza attribuire loro il giusto peso e significato. Questo nuovo mondo sempre attivo, onnipresente e a portata di mano, seducente, colorato e quasi ipnotico, ha di fatto surclassato la vecchia tv, ma se vissuto e frequentato in solitudine, spesso senza gli adeguati meccanismi di comprensione e di difesa, rischia di generare isolamento e angoscia anziché gioco e spensieratezza e… i bambini certo questo non lo meritano.

Michelangelo Dotta
MONITOR
Rubrica di NUOVO PROGETTO