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Facciamo il punto sulla plastica

di Carlo Degiacomi - Cresce la produzione, ma se ne ricicla troppo poca.
La plastica ha in generale molti impieghi positivi, ma anche enormi aspetti critici come le attuali esagerazioni d’uso. La produzione mondiale ammonta a 400 milioni di tonnellate e raddoppia ogni 12 anni!. Il riciclo della plastica è solo al 7% (9% negli Usa, 25% in Cina, 30% in Europa). Tonnellate presenti negli oceani: 150 milioni. Alcuni aspetti da approfondire.

I sacchetti di plastica e bioplastica. In Italia oggi si utilizzano un po’ meno sacchetti di prima della legge che ha messo al bando quelli di plastica e introdotto la bioplastica. Ma tra quelli usati solo il 55% sono sacchetti biodegradabili e compostabili, dotati di certificazione. Il resto (quasi la metà!) non rispetta la legge. Le buste della spesa di plastica fanno parte di produzione illegale e di un enorme mercato abusivo valutato oltre 400 milioni. Il prodotto illegale offerto costa almeno il 15% in meno, non si versa IVA… Oltre 18 milioni di pezzi sequestrati: ma sono solo una piccola quota. Ci vorrebbero più controlli e indagini. Le sanzioni per ogni singolo commerciante vanno dai 2.500 ai 25.000 euro. Il reato diventa penale solo quando sul sacchetto in plastica venga riportata la certificazione di conformità delle bioplastiche: si tratta di frode in commercio. Una parte di queste 50mila tonnellate di plastica continuerà quindi a inquinare i corsi d’acqua e il mare.

Stop alle esportazioni verso la Cina. Il rifiuto cinese di importare, a partire da gennaio 2018, 1,25 milioni di t di plastiche e carta provenienti dalle raccolte differenziate dai Paesi occidentali ha almeno due conseguenze: dovranno essere smaltite nei Paesi di origine, ma anche dove vi sono molti inceneritori – come in Germania – non è possibile; hanno trovato nuove vie in Malesia, Vietnam, Thailandia, con enormi danni ambientali e di salute perché gli standard ambientali e di sicurezza sono ancora più bassi, in aziende improvvisate (circa 1 milioni di tonnellate da 300/400mila tonnellate precedenti).

Questo mercato vale 200 miliardi di dollari all’anno. L’Italia esportava verso la Cina 87mila tonnellate pari a duemila tir di immondizia. E adesso? Lo scandalo dei roghi. Nel nostro Paese le cronache negli ultimi tre anni ci hanno raccontato di 261 roghi, non certo spontanei, di impianti di deposito e stoccaggio di plastiche (e anche di carta) frutto di raccolte differenziate, che non vengono trattate. Uno ogni tre giorni. Da maggio a settembre 2018 sono 132, uno ogni giorno! Una “terra dei fuochi” diffusa in tutto il Paese. I piromani lo fanno per business: tonnellate di rifiuti stoccati e pagati milioni di euro per essere smaltiti, rimborsi di assicurazioni, evasioni fiscali… Anche in questo caso vi sono infiltrazioni della criminalità organizzata in segmenti deviati dell’imprenditoria legata alla gestione dei rifiuti. Intanto nuvole dannose per chilometri assediano la popolazione per giorni.

Varie proposte di cure. La plastica differenziata, in Italia solo al 50%, è riciclata con ampi finanziamenti dati da Corepla ai Comuni e alle aziende che riciclano. Alcuni sostengono che basterebbe diminuire con decisione certi usi della plastica. Giusto. Ma le “cure” sono al plurale, mai solo al singolare. Ad esempio. Bisogna che: le raccolte differenziate siano migliori in qualità (meno impurità: sotto l’1,5-0,5%); in alcune aree del Paese, oggi prive, siano insediate aziende di selezione per alimentare davvero il riciclo; si può cercare di usare, per molti imballaggi, un solo tipo di plastica; si esporti solo plastica riciclata già lavorata; si sviluppino nuove idee su come utilizzarla per ulteriori prodotti; le bioplastiche sostituiscano molti altri prodotti oggi in plastica; dalla quota inutilizzabile si ricavi energia (in Italia ci sono solo 40 termovalorizzatori e inceneritori collocati in genere al Nord).

Se ne può parlare fuori dalle contrapposizioni politiche e ideologiche, per realizzare piani di respiro nei prossimi decenni? In Europa sono stati fissati obiettivi di raccolta della plastica: nel 2025 il 50%, nel 2030 il 55%; si intende abbassare l’IVA sui prodotti realizzati con materiale riciclato per renderli più convenienti; si impone alle pubbliche amministrazioni l’introduzione di punteggi più alti nei bandi di acquisto per favorire prodotti con materiale riciclato; si mettono al bando alcuni prodotti monouso in plastica che rappresentano il 70% dei rifiuti marini (dalle cannucce agli scovolini…); alcuni Paesi come la Francia pensano di tassare l’uso di plastica non riciclata per il packaging dei prodotti.

Sviluppare la ricerca. Trovare nuovi sistemi di riciclo, produrre solo plastiche riciclabili al 100%... sono alcuni degli obiettivi della ricerca (ma ci vorranno almeno 10/20 anni). Alcuni esempi. Il cracking termico: frantumare ed essiccare oggetti plastici di qualsiasi tipo, sottoporli ad alte temperature in spazio senza ossigeno. La plastica si trasforma in un olio, che viene ritrasformato in plastica al posto del petrolio. Le nanotecnologie: usare nanoparticelle magnetiche che si attaccano ai pigmenti del colore e li rendono più pesanti delle altre particelle, in modo da essere rimossi tramite centrifugazione. Modificare la nanostruttura del polietilene in modo da permettere il suo riciclo oggi non possibile, senza cambiarne la composizione chimica. Vedremo. Intanto noi cerchiamo di ridurre l’uso a partire dagli usa e getta e di impedire l’abbandono nell’ambiente.

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO