Sermig

Così diversi, così lontani

di davide Bracco - Due film italiani da non perdere.
Arrivano le feste natalizie e il cinema vive ormai l’unico momento di reale importanza per gli spettatori che, almeno nelle vacanze invernali, dovrebbero continuare a frequentare le sale e abbandonare per un momento le altre occasioni che il mondo dell’intrattenimento offre loro con cadenze quasi quotidiane.
Lasciamo da parte i prodotti più classici come i tanti film di animazione che occuperanno gli schermi o le commedie tradizionali come l’ennesimo De Sica&Boldi per privilegiare due film italiani che per tematiche ed intenti sono profondamente distanti tra loro per soddisfare in maniera non scontata una larga tipologia di pubblico.

Capri Revolution è il nuovo film di Mario Martone che si inserisce in una sua ideale trilogia composta da Noi Credevamo (sul Risorgimento italiano) e Il giovane favoloso (sulla vita di Giacomo Leopardi). Il film è ambientato nel 1914 e prende spunto da una vicenda storica realmente accaduta a Capri per raccontare l’incontro tra la modernità e l’arcaicità. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale un pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach e altri giovani artisti nordeuropei decidono di fondare una comune nell’isola campana in cerca di un ambiente naturale e selvaggio da riprodurre in pittura e dove poter vivere in pace. Gli artisti conoscono nel loro vivere alcuni abitanti del luogo fino ad influenzarne le credenze in particolare quelle di Lucia, una giovane guardiana di capre analfabeta soffocata dai fratelli che la legano a vecchi modelli tradizionali di vita.

Un film che analizza in modo non banale un percorso di crescita di una donna in equilibrio tra diverse visioni del mondo e che attribuisce all’arte non solo una finalità estetica ma anche una missione etica nella sua forza di conversione.
Di tutt’altro tenore l’avventurosa commedia diretta da Giovanni Veronesi, Moschettieri del re. Fin dal titolo l’intento è chiaro, una riproposizione dei personaggi creati dalla penna di Dumas in una avventura che li vedrà seppur invecchiati combattere in difesa dei perseguitati Ugonotti e per la salvezza del giovanissimo Luigi XIV.

L’interesse dello spettatore non sarà attratto dalla storia qui tratteggiata ma dal fatto che i quattro spadaccini sono interpretati da attori di provatissima riconoscibilità e bravura: Pierfrancesco Favino (un D’Artagnan diventato allevatore di bestiame), Rocco Papaleo (Athos ora castellano lussurioso), Sergio Rubini (Aramis frate indebitato) e Valerio Mastandrea (Porthos locandiere ubriacone). Il rischio è che il film sia una somma di singoli talenti attoriali (ai quali si aggiunge anche Margherita Buy) ma che riescano ad integrarsi con difficoltà per dare vita ad una opera davvero corale. Un dubbio da togliersi direttamente al cinema.

Davide Bracco
ALCINE
Rubrica di NUOVO PROGETTO