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C'era una volta l'Italia

di Gian Mario Ricciardi - La vita di ieri e le sfide di oggi: la storia non si può fermare.

C’era una volta l’Italia. In milioni sono partiti quando in Piemonte si mangiavano patate e “profumo d’acciuga” e sul tavolo mancava tutto; a piedi, in bici, sulle “corriere” che violavano i bricchi, dall’Ossola a Cortemilia, con il paese nel cuore e il cuore in gola; sui bastimenti che lasciavano Genova. Ora non c’è più. C’era una volta l’Italia per africani, indocinesi, indiani, filippini sbarcati nei porti che nessun altro in Europa apre a chi ha fame. Ora non c’è più. E le “nuove frontiere” tornano nei Balcani. C’era una volta l’Italia e non c’è più per migliaia di persone che anche nel 2018 non hanno visto l’alba e sono scomparsi nel mar Mediterraneo dei fantasmi. Le sfaccettature dell’immenso e continuo “esodo biblico” sono il film delle contraddizioni del mondo, dell’economia, nostre: un’Italia che cambia pelle e anche l’anima.

Sotto l’albero di Natale tra il suono di cornamuse e le luci dei mercatini, c’è un mondo che non c’è più. Nelle periferie delle città persistono i “presepi della miseria”, le “ville miseria” come in Argentina riprecipitata nel burrone. Nelle strade tornano lo spaccio, i fuochi delle donne obbligate, le paure degli anziani, ultima emergenza, il tremore vano di chi non trova lavoro. E il “sogno italiano” che lentamente finisce nella polvere e tra le ortiche dopo bordate di promesse senza senso. C’era una volta l’Italia che credeva, pregava, andava a messa.

C’è sempre di meno. Le chiese continuano a svuotarsi e il popolo di Dio è e sarà sempre più una minoranza, un seme certo, ma nella solitaria solitudine. Altri valori, più o meno validi, stanno spazzando via quelli che sono il fondamento della nostra vita: la sacralità della vita, l’innocenza dei bambini, la speranza della risurrezione, la solidarietà che voleva dire condividere un piatto di minestra. Certo c’è un esercito di volontari, di persone che aiutano nel silenzio, ma sempre di più quelle che inseguono la fatuità di una vita basata sul gradimento, il piacere, l’egoismo.

Solo nell’ultimo anno centomila sono andati all’estero. Giovani, oggi come ieri. Hanno fatto (e fanno) di tutto: facchini, lustrascarpe, sarti, camerieri, ristoratori e ricercatori. Nei giorni in cui l’Europa dei codardi continua dire no sono una voce serena che scava tra le pieghe dei nostri sentimenti. Ma c’è un altro fenomeno che sta crescendo, la grande fuga dal Sudamerica dei discendenti italiani.

C’era una volta l’Italia e c’è, di nuovo, anche per loro. Sono 300mila gli oriundi che hanno chiesto il passaporto italiano. I picchi in Brasile, dove dilaga di nuovo la crisi economica, e il Venezuela, travagliato dai terremoti politici. Gli italiani all’estero sono 4.811.163, un grande popolo in cammino. Migranti, immigrati, emigrati; jus soli o jus sanguinis; risorsa o fonte di polemica e di divisioni?

I profughi della terra sono quasi 66 milioni. A spingerli, sempre, guerra e povertà. Anche per loro: «C’era una volta l’Italia e c’è, nonostante tutto». Perché la Storia non si può fermare, neppure l’Italia, tanto meno chi, come noi, ha una fede.

Gian Mario Ricciardi 
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Rubrica di NUOVO PROGETTO