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Uomini soli

di Francesca Fabi - Siamo un Paese che invecchia? Sì. Viviamo una delle crisi demografiche più gravi della nostra storia? Sì. Ma c’è un elemento in più che a volte sfugge all’analisi: la solitudine. Incredibile a dirlo, ma l’Italia sta diventando sempre di più un Paese di persone che sono o si sentono sole. La fotografia arriva come sempre dall’Istat nel suo rapporto annuale. I numeri sono impressionanti. Gli italiani che vivono da soli sono oltre 8 milioni e mezzo: il 40% sono anziani o vedovi, il 39% celibi o nubili, il 21% hanno alle spalle una separazione. Un nucleo famigliare su tre è composto da una persona sola: percentuale passata dal 21,5% del 1997-1998 al 31,6 per cento del 2015-2016.

Le istantanee di una società che cambia, non solo qui. Eppure, c’è una solitudine molto più profonda. Basti pensare che secondo i dati del rapporto, circa 3 milioni di persone dichiarano di non avere una rete di amici, né una rete di sostegno. La quota di persone senza reti esterne alla famiglia è più alta tra le persone che vivono da sole (7,7%) ed è massima tra gli anziani (15,6%). Il 42,4% di chi vive con i familiari si dichiara molto soddisfatto per la propria vita rispetto al 33,5% di chi vive da solo. Insomma, tantissime persone non hanno alcun punto di riferimento a cui portare una fatica, un problema, un dramma. O semplicemente, una notizia lieta, una gioia. Niente. Al tempo stesso, il 17,2% degli individui in Italia si sente privo o quasi di sostegno, una condizione alla base di una maggiore fragilità in tutte le classi di età.

In pratica, il dossier rileva che un italiano su 3 non esce con gli amici neanche una volta a settimana, neanche nel weekend. Dato in controtendenza per i giovani, ma mano a mano che l’età cresce, diminuisce anche il tempo dedicato ai rapporti sociali. Altra cosa molto particolare è che la percentuale di chi frequenta gli amici almeno una volta a settimana è più alta nel Sud Italia (73%), mentre cada drasticamente al Nord (64%). E ancora, tra le persone attive in associazioni e che hanno sia una rete di amici, sia una rete di sostegno, la quota di quanti esprimono piena soddisfazione per la vita supera il 50%. Le persone sole e senza reti sono, invece, le più insoddisfatte della vita, delle relazioni, del tempo libero e ripongono meno fiducia negli altri.

Solitudine di oggi, solitudini di domani. Le proiezioni sociodemografiche e sanitario-assistenziali al 2030 e al 2050 elaborate dall’Istat parlano chiaro. Nel 2050, ci saranno due milioni e mezzo di italiani in meno e gli over 65, oggi un quarto della popolazione, diventeranno più di un terzo: 20 milioni di persone, di cui oltre 4 milioni avranno più di 85 anni. Per l’ex presidente di Istat, Giorgio Alleva, siamo davanti a «una questione di sostenibilità strutturale per l’intero Paese». Una bomba demografica e sociale pronta ad esplodere.

Francesca Fabi
NPFocus
Rubrica di NUOVO PROGETTO