Sermig

Vuoi la merenda?

di Marco Grossetti - Anche Fred può essere un bravo bambino...
Fred è un bambino di 6 anni, molto più bravo a muoversi rotolando come una palla che a camminare, perfetto nell’assumere la postura di un cucciolo di leone rovesciato a pancia in su in attesa di coccole e di cibo, ogni volta che gli viene semplicemente chiesto di sedersi per terra. Fred rotola per divertimento e si spiaccica a terra per comodità, perché in fondo per lui è tutto ancora solo un bellissimo gioco. Si diverte un mondo a correre, scappare e nascondersi: ha capito molto prima dei grandi che passavano il loro tempo a inseguirlo, chiamarlo e rincorrerlo, che fare la cosa sbagliata è un modo fantastico per essere ricercato, considerato, nominato all’infinito, fare gratis il pieno di amore, attenzione, cura.

Fred è il più piccolo di quattro fratelli e a casa è abituato ad essere mortificato e insultato davanti a loro, deriso e preso in giro direttamente da mamma e papà: stupido, ciccione, scemo, sono gli appellativi con cui riceve il bentornato da scuola o il buon appetito quando la famiglia si riunisce a tavola per mangiare. Un ambiente inospitale per un bambino che deve ancora crescere e formare la propria identità, costretto a sperimentare a partire dalle parole dei genitori un forte senso di inadeguatezza, disapprovazione e rifiuto. Alla scuola materna le cose non andavano meglio: a essere stupide, ciccione e sceme per mamma e papà, erano anche le maestre, incapaci di fare il loro lavoro e di far stare buono quel bambino che non voleva mai stare fermo e ascoltare anche solo una parola. Fred è arrivato alla scuola elementare con altri aggettivi ad allungare la lista ed arricchire il suo curriculum di bambino cattivo da tenere sotto speciale sorveglianza: aggressivo, agitato, maleducato.

È finito per caso nella stessa classe di una bambina che ha bisogno di aiuto praticamente per tutto ed ha iniziato in modo naturale a prendersi cura di lei: a colorare i suoi quaderni quando rimaneva indietro, ad aprirle e porgerle gentilmente la merenda nell’intervallo, ad imboccarla con dolcezza durante il pranzo. Accudendo lei, come per magia, Fred riesce anche a controllarsi e contenersi. In questi momenti, non sembra per nulla scemo e stupido: è pienamente consapevole di quello che sta facendo, competente e adeguato, centrato e concentrato sull’azione che compie con attenzione e delicatezza, connesso con l’ambiente che lo circonda, collegato alla parte migliore di sé che sta sperimentando per aiutare qualcuno più fragile di lui.

Anche al Sermig stiamo cercando di seguire l’intuizione della scuola: Fred fa i compiti con un altro bambino, più piccolo di lui. Gli chiediamo di aspettarlo, prenderlo per mano, portare il suo zaino, colorare e giocare con lui, insegnargli le parole che non conosce. Fred riesce così a dare un senso al tempo passato seduto ed una direzione ai suoi movimenti nello spazio, a non fare mille capricci per ogni piccola cosa, come succede quando è da solo. Spiaccicarsi sul pavimento è ancora uno dei suoi giochi preferiti, ogni tanto però poi Fred ha un’illuminazione, il suo sesto senso gli dice che ha di meglio da fare che rotolare come una palla: c’è una merenda da aprire, uno zaino da portare, un disegno da colorare. Altro che scemo, stupido, ciccione e cattivo: è così buono e forte da avere il potere di rendere felice un altro bambino più piccolo e fragile di lui. E questo gioco, forse, sì, è ancora più bello di quando tutti lo sgridano e lo rincorrono. Perché fa accendere gli occhi e il cuore: anche lui può essere un bravo bambino.

Marco Grossetti
FELICIZIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO