Sermig

Che ambiente

di Carlo Degiacomi - Sicurezza delle infrastrutture: cercasi proposte e soluzioni.
Ambiente è anche sicurezza. Fa impressione nel dibattito politico e mediatico (con troppo rare eccezioni) la mancanza di proposte e di approfondimenti relative al futuro del nostro Paese. Eppure emergono delle priorità che sono evidenti nell’opinione della gente. In genere fanno parte del tema ambiente. Siamo un Paese che ha realizzato strutture e infrastrutture specialmente in anni di sviluppo ormai lontani. La tragedia di Genova (non aggiungo nulla in questa sede sulle evidenti responsabilità) ci segnala che chiunque di noi vorrebbe vivere in sicurezza per tutti gli aspetti.

Occorre definire un piano di interventi e stanziare i soldi necessari per garantire a tutti la sicurezza. Non siamo gli unici ad avere questi problemi. Negli Stati Uniti ad esempio pare vi siano circa 600.000 strutture simili di cui si calcola che un decimo necessiti di manutenzioni e interventi.
Nel nostro Paese il tema è da moltiplicare per tutte le altre situazioni, ad esempio per le scuole. In Piemonte il costo dei lavori necessari per l’insieme dell’edilizia scolastica ammonterebbe ad un miliardo di euro. Per ora sono stanziati 100 milioni all’anno, per tre anni (ed è già una situazione positiva nel panorama nazionale).

Cosa succede nelle zone italiane dove vi sono rischi alti di calamità naturali a partire dai terremoti? E i risanamenti dalla presenza di amianto presente in 2000 edifici? Il ministero dell’Istruzione ha dichiarato che intende attivare un miliardo di euro per la sicurezza antisismica dei 7,2 disponibili per il progetto “Scuole sicure”. Si è in attesa di un programma triennale. Metà delle scuole italiane non ha il certificato di abitabilità; il 38% non ha mai avuto un collaudo statico. Sono 15.055 (circa il 40%) gli edifici in zone sismiche ad alto rischio. Il 46% di questi edifici è stato costruito prima del 1976 quando si prescrissero le prime norme antisismiche.

Per le Associazioni di volontariato «l’edilizia scolastica nel nostro Paese rappresenta una vera e propria emergenza nazionale… Di questo passo occorreranno altri 113 anni per mettere in sicurezza le scuole nelle aree più fragili del Paese».
Per dare soluzioni a queste questioni bisogna avere una visione chiara di governo sulle scelte, priorità e valori, sia per il presente che per il futuro, visione che ancora non vedo. Inoltre fa sempre parte del nostro futuro l’innalzamento della formazione scolastica dei giovani del nostro Paese. Secondo dati recenti sono 150.000 gli studenti delle scuole superiori che non arrivano alla fine del percorso scolastico e abbandonano.

Un quarto dei circa 600.000 studenti complessivi che ogni anno iniziano la scuola superiore! La ricerca è pubblicata dalla rivista “Tuttoscuola” e riguarda l’andamento degli studenti di licei, tecnici e professionali dal 1995 ad oggi. In 20 anni 3,5 milioni di giovani hanno abbandonato la scuola post obbligo. Messa brutalmente in termini economici: lo Stato spende 7.000 euro all’anno per alunno, quindi vengono sprecati 55,4 miliardi.

Le conseguenze economiche al sistema Italia sono molto maggiori. Nonostante la riduzione dal 36,7% del 2000 al 24,7% del 2017 degli abbandoni si ha l’impressione fondata che la stessa sia spesso solo dovuta ad una larghezza di criteri valutativi. La grande spinta a promuovere chiunque in ogni livello scolastico lascia purtroppo al post-scuola la selezione dell’approdo al lavoro in forma purtroppo molto classista e il grande allargamento dei giovani cosiddetti neet, che non studiano e non lavorano. Due problemi collegati.

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO