Sermig

Contro lo spreco

di Stefano Caredda - Cresce in tutta Italia la raccolta delle eccedenze alimentari.
C’era un tempo in cui i grandi supermercati non si facevano troppi scrupoli: cibo invenduto ormai arrivato alla scadenza? Via tutto, nel grande cesto dei rifiuti. Tonnellate e tonnellate di pane, di latte, di frutta e di ogni altra bontà letteralmente gettati via. “Sprechi alimentari” che erano la norma, con nessuno scrupolo di coscienza. Poi, pian piano, le cose sono cambiate, e continuano a cambiare ancora oggi, anche grazie ad una legge entrata in vigore ormai poco più di due anni fa. Conosciuta come “legge Gadda”, la 166/2016 contro gli sprechi alimentare e farmaceutici sta ottenendo risultati considerevoli.

La rete del Banco alimentare, che opera in Italia attraverso 21 organizzazioni dislocate su tutto il territorio nazionale, può raccontare di un trend nella raccolta degli alimenti in buona crescita: nel 2017 erano state recuperate e distribuite oltre 91mila tonnellate di alimenti, contro le 66mila del 2016. E la tendenza non sembra arrestarsi, almeno a giudicare dai dati relativi alla sola Grande distribuzione organizzata, che nel primo semestre 2018 ha raccolto 3.198 tonnellate di alimenti contro le 2.810 dello stesso periodo del 2017.

«Oggi – dice Andrea Giussani, presidente della Fondazione Banco alimentare Onlus – siamo nella fase in cui la legge la conoscono quasi tutti e l’incremento va verso una normalizzazione. Si sta creando una cultura che verificheremo nel tempo, ma non solo, perché ci sono anche comportamenti immediati e una crescita di attenzione generale al problema degli sprechi. Noi oggi recuperiamo molto di più di prima».

L’incremento più recente è dovuto soprattutto ai 185 punti vendita in più – della Grande distribuzione organizzata – che hanno scelto di donare al Banco alimentare, facendo passare i punti aderenti dai 1.030 di fine 2017 ai 1.215 di fine giugno 2018. Ma oltre alla nuova legge, anche l’attenzione politica e mediatica sul tema della povertà ha giocato un ruolo importante. Tra le fonti di raccolta del Banco alimentare, infatti, non ci sono soltanto le aziende: da 22 anni, la Fondazione organizza la Giornata nazionale della Colletta Alimentare e solo nel 2017 sono state raccolte più di 8mila tonnellate, donate da 5,5 milioni di italiani. «Nelle grandi città, ma anche in quelle medie e piccole, non si è più stupiti dal sapere che c’è qualcuno che ha fame: questo favorisce una consapevolezza e un’attenzione.

Il numero di collette si è moltiplicato, vediamo ovunque parrocchie, associazioni e altro ancora organizzare collette perché viene ritenuto il modo più immediato per aiutare qualcuno che ha bisogno di mangiare». Un’attenzione (che riguarda non solo il cibo, ma anche i farmaci) che può ancora crescere. Come? Per quanto riguarda le imprese, pensando al recupero delle eccedenze come ad una procedura standard, come parte integrante della propria strategia imprenditoriale.
Mentre oggi, ancora da molti, è considerato uno sfizio o un costo troppo elevato da sostenere.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO