Sermig

Per-corso di iconografia

di Chiara Dal Corso - “L’icona è per gli analfabeti ciò che la Bibbia è per le persone istruite; ciò che la Parola è per l’orecchio, l’icona è per la vista”. San Giovanni Damasceno (650-749).

La nostra tradizione più autentica, che condividiamo pienamente con i fratelli ortodossi, c’insegna che il linguaggio della bellezza, messo a servizio della fede, è capace di raggiungere il cuore degli uomini e di far loro conoscere dal di dentro colui che osiamo rappresentare nelle immagini, Gesù Cristo, il figlio di Dio fatto uomo, lo stesso, ieri e oggi, e per tutti i secoli (Eb 13,8)”. Giovanni Paolo II – Lettera apostolica Duodecimum saeculum per il XII centenario del Concilio di Nicea, 1987.

Da ottobre parte all’Arsenale della Pace un corso di iconografia. Aperto a chi sa già dipingere e a chi non ha mai preso un pennello in mano, purché ci sia il desiderio di dedicare un po’ di tempo ad una preghiera un po’ speciale.

Non è un corso di pittura infatti, ma un per-corso nel mondo spirituale dell’icona, un percorso per chi abbia il desiderio di incontrare il Signore Gesù disegnandolo, il desiderio di meditare la sua dolcezza, la sua forza, la sua storia, la sua salvezza, il suo amore per noi lasciandosi guidare dalle icone, immagini antiche, pensate e realizzate come strumenti di preghiera, che hanno un messaggio profondo.

È un percorso di conoscenza e di obbedienza ai significati teologici, ai tratti, colori, simboli, modelli che si sono consolidati nel tempo all’interno di una tradizione, nella Chiesa. Un linguaggio antico che ha il solo scopo di comunicare l’infinita bontà di Dio che si è fatto e continua a farsi vicino a noi, entrando nella storia, con Gesù e con lo Spirito Santo.

Scrivendo le icone, i nostri occhi si aprono ad una realtà che non è apparente, va oltre ciò che vediamo, esiste oltre la morte perché è questa la realtà di cui le icone parlano, e lo fanno in ogni loro dettaglio. Così, mentre ne seguiamo le linee, meditando sui significati profondi che le guidano, ci ritroviamo anche davanti a noi stessi, ai nostri limiti e alle nostre rigidità che riusciamo a superare nella preghiera e nella docilità, fidandoci della sapienza. Ma abbiamo anche lo spazio e il tempo per trovarci davanti ai dolori della nostra vita, alle fatiche dei nostri giorni e poterli mettere nelle mani, affidarli al cuore, di colui di cui stiamo dipingendo il volto, lo sguardo.

L’icona è finita quando è benedetta da un sacerdote, allora diventa strumento per la preghiera, immagine che evoca la presenza di chi raffigura. Tenere un’icona in casa è come dire al Signore: “Entra qui, proprio qui, nella mia casa, tra le mie mura e stacci tutti i giorni, entra nella mia vita, fisicamente, perché io ogni giorno possa stare con te, incontrarti, vederti”.

Uova e colori - NP di ottobre 2013