Sermig

Un incontro a tu per tu

di Ernesto Olivero - La concretezza della vita interiore: riuscire a vedere anche quando non si vede niente.

Nella mia vita ho sempre viaggiato moltissimo. Ricordo un giorno di tanti anni fa: ero in macchina, in autostrada, già da alcune ore. All’improvviso un temporale, di quelli che ti sorprendono e sembrano non finire mai. Sono dietro ad un tir, decido di superarlo: metto la freccia, mi sposto sulla sinistra, ma devo fare i conti con un imprevisto. Sull’asfalto c’è una grande pozzanghera, l’acqua travolge completamente il parabrezza: non vedo più niente, solo ombre, proprio quello che non ci voleva in una manovra di sorpasso.

Ho vissuto un momento interminabile, uno dei peggiori della mia vita: a destra, l’ombra del tir, a sinistra il guard-rail che quasi mi aspettava. Ho capito in un attimo che se mi spaventavo morivo, se frenavo morivo, se spostavo solo di un millimetro il volante mi schiantavo. Eppure, poco prima, quando avevo deciso di superare il camion, avevo visto davanti a me la strada libera. “Ernesto - mi sono detto con estrema lucidità - se non ti fai prendere dalla paura, tra qualche secondo vedrai di nuovo la strada. È dritta davanti a te”. Così ho fatto e così è accaduto.

Per me è questa la fede: riuscire a vedere anche quando non vedi niente, riuscire a vivere anche nei momenti in cui ti sembra di non farcela. La fede è ciò che ti fa superare le tempeste e la nebbia senza perdere la direzione. È il viaggio della vita che ti fa entrare nella Vita. A volte possiamo fare fatica, la nostra debolezza può farci fare delle deviazioni, ma l’importante è puntare alla meta, avere sempre presente la bussola della nostra coscienza. Con saggezza, preghiera, carità.

Solo la fede vissuta così ti fa incontrare il vero volto di Dio. Un incontro che può avvenire solo quando è desiderato, atteso con tutte le forze, con il cuore e con la ragione. Nella mia esperienza, ho capito che l’uomo può incontrare Dio solo se accetta questo appuntamento, se lo ricerca nella sua libertà. Perché Dio non è morto, non si nasconde: esiste, è vivo, è vero, da sempre e per sempre.

Chi accetta questo incontro entra in una dimensione molto particolare, a tu per tu, mente a mente, cuore a cuore, mano a mano con Dio. Non è un incontro scientifico, matematico, frutto di un ragionamento. Parte dall'intimo, dall’assurdo; il ragionamento viene dopo. È un salto nel buio per trovare la luce: una luce grande e non spiegabile.

Avvenuto l’incontro, tutto può concorrere a vivificarlo, anche le cose minime e insignificanti: una foglia verde o secca, un vetro rotto, la polvere, un volo di gabbiani, oppure i fatti imponenti e tragici che facciamo fatica a comprendere.

Il silenzio è il linguaggio di questo incontro d'amore. Nel silenzio, una Presenza raggiunge l'uomo, lo avvolge, gli penetra dentro, gli insegna ad amare con il cuore di Dio. Un amore che si alimenta di preghiera, di gratuità, senza pretendere, felice di amare e di essere amato. La presenza di Dio accompagna l’uomo e la donna in ogni momento della giornata. Li illumina, li consola, li redarguisce, li frena, li rivela a se stessi. Un cammino di misericordia, sempre.

Per questo incontro con Dio, l'uomo è disponibile a percorrere il lungo viaggio dall'umano al divino, dal peccato alla misericordia alla purezza, dall'individualismo alla fraternità. Un percorso non facile, non lineare, carico di rischi e di cadute; un percorso che chiede la fede e l'invocazione alla fede. L'incontro, il vero e intimo incontro con Dio, cambia la vita: lo stesso volto di prima, le stesse mani, lo stesso sguardo si trasformano e il prossimo che incontriamo può avvertire che in Dio ci siamo già conosciuti, ci siamo già capiti. La preghiera diventa vita, diventa concretezza.

Io l’ho imparato dai miei genitori. Ricordo mia madre che pregava ed era capace di spartirsi con chiunque, nell’ascolto degli affanni altrui. Eravamo negli anni del dopoguerra e lei si toglieva il pane di bocca per me e per i miei fratelli: senza prediche, ho subito capito che chi pregava era una persona attendibile che si donava agli altri, che sapeva affrontare ogni sacrificio senza farlo pesare.

Mio padre non era un credente come mia madre, ma era un uomo onesto, di buona volontà; non andava a messa tutte le domeniche, ma viveva la giustizia. Avrebbe potuto prendere bustarelle, approfittare del suo lavoro in un ente pubblico per avere favori, invece applicava la legge anche nelle minime cose, nella vita di tutti i giorni e con noi figli.

Mia madre mi ha fatto respirare la fede concreta, mio padre la giustizia. Da loro ho imparato fin da piccolo che certi miei no, certi miei egoismi indebolivano l’incontro con Dio. Crescendo, ho capito che il desiderio di amare, il desiderio di trovare il senso della vita arrivano ad un approdo solo se si chinano sui miseri, sugli ultimi della propria famiglia, del proprio Paese, della propria città, del proprio mondo.

Negli anni, me lo hanno dimostrato decine di giovani, ragazzi e ragazze che hanno dato la vita per un ideale, persone apparentemente insignificanti che si sono consumate per gli altri, vescovi come padre Michele Pellegrino o dom Luciano Mendes de Almeida, un Francesco d'Assisi con la testa di Platone e le mani di Leonardo, già presidente della Conferenza episcopale del Brasile, un’autorità che aveva sempre sulle labbra: “Posso servire? Posso fare qualcosa?”.

Mi hanno insegnato che la vita ha senso solo quando asciughiamo una lacrima, incoraggiamo chi è nel dubbio, facciamo pensare qualcuno troppo sicuro di sé.

Un giorno, l’ho spiegato anche a Giacomo, un ragazzo di diciassette anni che non pensava minimamente a certe cose e che da un momento all’altro mi ha fatto la domanda della vita: “Ma Dio esiste?”. Sì! Dio esiste perché il mio cuore me lo conferma. Dio esiste perché vedo che quando provo rancore contro una persona e prego, riesco a trasformare quel sentimento in pazienza. Il giudizio scompare, mi acquieto, ritrovo la pace. Dio esiste perché quando ho dei soldi, che potrei usare per me, donandoli mi sento più felice. Ecco, in quella felicità, Dio esiste. E se Dio esiste, allora mi dono. Se Dio esiste veramente, io perdono. Se Dio esiste veramente, il mio peccato non mi ferma. Se Dio esiste veramente, allora ricomincio da capo. Dio esiste e non ha bisogno né di me né di nessuno per dimostrare Se stesso, ma ha bisogno di me, di noi per dimostrare il suo amore.

Se accettiamo questo metodo, la nostra fede sarà contagiosa, sarà un segno di speranza per chi ci incontra, un esempio che non avrà bisogno di parole. Non siamo chiamati a fare altro che sentirci amati senza riserve da Dio e poi, per amore, senza retorica, vivere il nostro cristianesimo da convertiti all’amore là dove siamo. Siamo bancari, dottori, casalinghe, insegnanti, operai? Svolgiamo il nostro lavoro da cristiani! Il cristiano non ruba, paga le tasse, ama la giustizia, non lascia solo nessuno, non diventa uomo di potere, ma è a servizio del bene. Il cristiano che vive secondo la legge dell’amore non lascia morire il proprio vicino di casa da solo, disperato, ma fa di quella situazione di solitudine una grande occasione di bene per tanti. Dovremmo fare di tutti i condomini dei condomini di solidarietà, dove nessuno è abbandonato, dove ognuno è curato.

Ogni volta che qualcuno ha un problema dovrebbe poter dire: “Vado a casa mia” e bussare alla porta di una chiesa, una parrocchia, un monastero, una comunità… Una casa dove incontrare cristiani accoglienti come un fuoco che scalda e illumina, che sono occhi per il cieco, piedi per lo zoppo, padri e madri per i poveri, consolazione per gli afflitti, compagnia per l’abbandonato, speranza per il disperato, maestri buoni per i giovani, difensori dei bambini.

Chi ci incontra dovrebbe poter dire: “Oggi, sono stato avvicinato da qualcuno che mi vuole bene, che mi ha guardato senza giudicarmi”. È uno sguardo di fede che non esclude nessuno, che alimenta la speranza, che ci fa dire: “Coraggio, c’è posto anche per te, anche tu puoi cambiare, io sono stato perdonato, puoi essere perdonato anche tu; io sto facendo qualcosa di buono, tu puoi fare qualcosa di ancora meglio”.

Tutto questo è possibile solo con la preghiera
, solo chiedendo ogni giorno al Signore: “Fammi guardare con i tuoi occhi, fammi ascoltare con le tue orecchie, fammi parlare o tacere come faresti Tu”. Allora l’altro, qualunque cosa abbia fatto, potrà pensare: “Anche per me c’è spazio, anch’io mi posso alzare e camminare. Anch’io ho incontrato Dio”.

Speciale - La fede ha una mano in più 6/6

L’uomo e Dio, l’Occidente e la fede, l’indifferenza che si fa spazio specie tra i giovani. Ma le statistiche non rendono ragione ad una sete di Dio che continua ad esistere. C’è un vissuto di fede che scorre attraverso mille rivoli. In ogni angolo del mondo, in ogni piega del cuore, nonostante tutto. Percorsi di fede reali, concreti. Oggi, come ieri, possibili.