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La forza del bene

di Gianfranco Cattai - Il volontariato come risorsa per l’Europa. Gratuità nelle relazioni interpersonali e nella società

Si è appena conclusa la VI Conferenza Nazionale del volontariato, svoltasi a l’Aquila dal 5 al 7 ottobre, dove il volontariato italiano, attraverso un interessante percorso di partecipazione territoriale, realizzatosi nei mesi precedenti la Conferenza, ha espresso una grande preoccupazione rispetto all’attuale situazione di crisi che appare a tutti come una realtà che permeerà non solo il presente, ma anche il futuro. Una crisi locale e globale che seppur in forme diverse attraversa i nord ed i sud del mondo.
Una crisi che precarizza, aumenta l’incertezza, impoverisce, frammenta e frantuma le persone e le relazioni.
Una crisi non solo economica finanziaria, ma una crisi sociale, politica, culturale e spirituale.
Una crisi che produce ed impone cambiamenti strutturali e culturali profondi.
La crisi, lo dice il termine stesso, potrebbe essere una opportunità per cambiare, per ricercare modelli nuovi di sviluppo, di governante e di partecipazione, ma preoccupa, soprattutto, che né a livello locale, né a livello globale emergono istituzioni e/o persone in grado di governare la crisi e di mettere in moto processi di cambiamento.

In questa crisi il volontariato vuole tenere accesa questa lampada che rischiara un orizzonte buio ed incerto. Ed è nel dna del volontariato non solo la capacità di abitare l’ordinarietà della vita di questo Paese, ma anche la capacità di esserci nello straordinario, nelle situazioni difficili, di esserci nei luoghi incerti, dove l’umano è messo alla prova, dove i diritti sono negati, dove la precarietà rischia di soffocare ogni possibilità di sogno per il futuro. Abitare la crisi per dare fiducia ed indicare valori.
Anche il mondo del volontariato, si è detto a l’Aquila, soffre la crisi, ma vuole riflettere sulle radici di questa crisi e provare a parlare al Paese, per dare il proprio responsabile contributo per trovare tra le tante macerie, già oggi, quei germogli di speranza che permettono di guardare al futuro con occhi meno spaventati.
Questo obiettivo richiede da un lato un impegno straordinario di ri-orientamento culturale del senso e della motivazione della convivenza, che deve poggiare non sulla competizione tra individui ma sulla coesione sociale, e dall’altro sulla capacità di innovazione e sperimentazione di nuove modalità di intervento e di risposta ai bisogni negati o non riconosciuti, di cura anche individuale dei beni comuni e quindi di proposte di modelli di democrazia partecipata.

All’interno di questa crisi il volontariato italiano vuol essere quel soggetto che si preoccupa della coesione sociale, che chiede con forza e determinazione alle istituzioni locali, nazionale e globali di rimettere l’uomo al centro dell’economia, della politica, criterio e cifra di ogni scelta. Vuol essere quel soggetto che investe sul capitale umano, sui giovani e sulla loro voglia di essere soggetti protagonisti dei nostri territori e delle nostre comunità. Ma soprattutto, a L’Aquila il volontariato italiano ha chiesto alle istruzioni locali e nazionali di essere riconosciuto, non come il barelliere, la crocerossina della storia, come già diceva uno dei padri del volontariato italiano, L. Tavazza, ma come soggetto politico in grado di contribuire in modo significativo e competente alla governance dei nostri territori e delle nostre comunità, attivando sempre più luoghi e spazi di partecipazione, di confronto e di reciproca valorizzazione nella logica della sussidiarietà.
Dall’altra parte, allargando lo sguardo sulla comune casa europea, la Commissione europea ha recentemente annunciato, a fronte dell’attività e dei percorsi realizzati nel contesto dell’Anno europeo del volontariato del 2011, di voler promuovere una serie di misure per contribuire a sviluppare le attività di volontariato nell’Unione europea. Ed è significativo che la Commissione europea abbia adottato, per la prima volta, un documento programmatico destinato esclusivamente al volontariato.

Ma quale è il ruolo che l’UE pensa per il volontariato? E soprattutto come il volontariato si pensa in Europa?
L’insieme delle organizzazioni di volontariato dell’UE ritiene di contribuire in modo significativo alle politiche dell’UE quali l’inclusione sociale, l’occupazione, l’istruzione, lo sviluppo delle competenze e la promozione della cittadinanza. Tuttavia, ad oggi, non esiste un quadro giuridico chiaro di riferimento, né a livello di UE che di molti dei Stati nazionali dell’Unione; soprattutto sono poco chiari e definiti i luoghi e gli spazi della partecipazione e della possibilità stessa di incidere sulle politiche dell’UE e degli stati nazionali dati alle organizzazioni di volontariato.

Malgrado questo è necessario sottolineare il ruolo insostituibile del volontariato nella promozione della coesione sociale, obiettivo fra i più rilevanti della Carta di Lisbona, che si esprime attraverso la promozione del rapporto fra le generazioni, il sostegno agli strati emarginati della popolazione, l’impegno per realizzare percorsi di integrazione e di comprensione reciproca in un’epoca di grandi flussi migratori.

Le organizzazioni di volontariato hanno indicato le proprie richieste per valorizzare, sostenere e promuovere l’impegno del volontariato a beneficio della coesione sociale e dello sviluppo equo e sostenibile della comunità europea dei cittadini, chiedendo l’impegno dei deputati del Parlamento europeo a costruire il quadro comune europeo di riferimento.
Tra le principali richieste che le organizzazioni di volontariato hanno fatto alla UE ricordiamo: l’adozione della Carta europea del volontariato; la valorizzazione del volontariato come espressione del più generale fenomeno della cittadinanza attiva; la costituzione di un osservatorio europeo del volontariato; la definizione di un quadro istituzionale stabile e vincolante per la partecipazione del volontariato a tutti i livelli decisionali (europeo, nazionale, regionale e locale); agevolazioni gestionali e fiscali per le organizzazioni di volontariato e per i volontari, tra cui: esenzione dalle tasse statali su servizi e compensi necessari per lo svolgimento delle attività del volontariato, riconoscimento e valorizzazione quantitativa univoca e garantita delle ore dell’impegno volontario come co-finanziamento nelle attività co-finanziate dalle istituzioni pubbliche, riconoscimento del valore formativo del volontariato per includere il volontariato e le pratiche di cittadinanza attiva nei percorsi formativi dal livello elementare, all’universitario, al professionale, riconoscere l’apprendimento non formale e informale nell’ambito del volontariato come parte costituente dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

Il volontariato è infatti una delle espressioni possibili di partecipazione al bene comune, ma è anche una scuola di cittadinanza attiva, inizio di cambiamento verso una società più giusta e solidale. Da questo punto di vista il volontariato è uno strumento di lotta alla povertà, ma anche soggetto in grado di contribuire a tirare fuori dalla crisi l’Europa politica e sociale, ridando dignità e speranza ai tanti sopraffatti dalla crisi (i dati dicono che sono 80 milioni i poveri in ambito UE) e rimettendo all’interno della società valori fondamentali per la costruzione di una Europa di pace e di solidarietà, capace di promuovere comunità vive, accoglienti, capace di tutelare la dignità di tutti. A partire dal valore della gratuità, come dono di sé, elemento vivificante le relazioni interpersonali, della ricucitura di trame di coesione sociale, antidoto all’egoismo e al consumismo, germi della crisi economico e sociale.  

 

Speciale – L'EUROPA CONVIENE 5 / 6

Le risposte alla crisi, la difesa della moneta unica, il confronto non facile con il resto del mondo. Dove sta andando il vecchio continente? Vale ancora la pena stare insieme? Sì, ma senza scorciatoie, perché il sogno di unità è la soluzione, non il problema.