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Non solo euro

di Renato Bonomo -  “L’Italia è solo un’espressione geografica”. Così tra il 1847 e il 1848 il principe austriaco Metternich bollava sprezzante le aspirazioni nazionali manifestatesi nella penisola italiana. Come a dire: l’Italia esiste solo come realtà geografica in quanto penisola posta in mezzo al Mediterraneo ma non come nazione. Ma il buon Metternich si sbagliava e noi, l’anno scorso, abbiamo potuto festeggiare i nostri primi 150 anni di unità! A dispetto di tante avversità e di molte contraddizioni tutt’ora non risolte, l’Italia ha vissuto il suo risorgimento politico diventando uno Stato nazionale. Un esempio significativo di come la volontà di stare insieme abbia prevalso su pregiudizi e forze contrarie alquanto consistenti.

Se proviamo a riflettere, un discorso analogo può essere svolto per l’Europa attuale. In questi mesi il suo futuro viene messo in discussione dalla profonda crisi economica che ha duramente colpito la zona Euro. Domandiamoci allora: ha ancora senso puntare sull’Europa e lavorare ancora in un’ottica di integrazione oppure è meglio lasciar perdere tutto, tornare con sciovinismo ai vecchi Stati nazionali e alle vecchie monete? Da molte parti si diffondono voci critiche che mettono in discussione quanto costruito sinora. Sono voci che incolpano l’Europa di ogni male. Ma è proprio così? Siamo proprio sicuri che l’Europa sia la causa del problema e non, invece, una possibile soluzione ai nostri attuali disagi?

Proprio l’Europa, soprattutto in questo momento, deve essere il frutto di un atto consapevole di volontà da parte dei popoli europei.
Da un punto di vista esclusivamente geografico infatti, non ha molto senso parlare di un continente europeo: l’Europa non è come gli altri continenti che hanno una identità geografica propria, ma è una semplice appendice dell’Asia. Quell’identità che non ha ricevuto dalla geografia, l’Europa l’ha però ricevuta dalla storia. L’Europa infatti è una creatura piuttosto recente rispetto all’intera vicenda storica dell’umanità. La civiltà greco-romana non conosceva l’Europa, ma solo il Mediterraneo che rappresentava l’unico spazio di riferimento e di unione tra l’Occidente e l’Oriente e tra il Nord e il Sud.

Come poi non ricordare il fatto che gran parte dell’attuale Germania era fuori dai confini romani? Dove collochiamo quindi l’origine dell’Europa e perché è nata? Possiamo ritrovare l’origine dell’Europa nei primi secoli del medioevo quando si sono verificati due importanti fenomeni. Il primo è la fede cristiana che ha permesso di fondere in una civiltà nuova realtà contraddittorie come il mondo latino e le tribù germaniche. Il secondo è l’espansione islamica che ha costretto il mondo cristiano ad abbandonare gran parte del Mediterraneo e a spostare il proprio asse di riferimento sul continente. Non a caso la prima volta che venne usato l’appellativo europeo è stata per caratterizzare il fronte cristiano che cercava di difendersi dall’offensiva musulmana.

È cominciata così la storia di un continente che nel bene e nel male ha giocato un ruolo da protagonista nelle vicende mondiali e che progressivamente ha raggiunto elevatissimi risultati in campo economico, culturale e politico (pensiamo solo all’umanesimo o all’illuminismo).
Nei tempi più recenti l’Europa – come la conosciamo attualmente – ha preso forma come Comunità europea prima e come Unione europea poi. L’Europa aveva vissuto gli anni terribili della seconda guerra mondiale e ne era uscita dilaniata e sconfitta.

Dalle macerie nasceva un mondo bipolare che per la prima volta dopo cinquecento anni la relegava ad una posizione mondiale del tutto marginale. Proprio questa situazione di debolezza costrinse gli europei a mettere da parte odi radicati e antichi. Che cosa ha permesso di mettere insieme i francesi e i tedeschi che fino a 60 anni si consideravano acerrimi nemici? Per avere ancora un futuro e per non soccombere definitivamente gli europei capirono che avrebbero dovuto intraprendere un cammino comune. È stato fatto un ragionamento semplice ma efficace, tuttora attuale: l’Europa conviene.

Se l’Europa conviene allora era necessario mettere da parte ciò che aveva diviso per abbracciare ciò che univa, abbandonare ciò che era stato per dedicarsi a ciò che poteva essere. È così è stato, almeno in parte. E così dovrà ancora essere perché la storia ci insegna che sono stati gli europei a fare l’Europa e non viceversa. Non vogliamo certo nascondere le debolezze, le mancanze, i limiti evidenti di questa Europa ma i padri europei hanno sognato molto di più di quanto siamo capaci noi. Hanno intravisto possibilità nuove, ci hanno insegnato a costruire un futuro partendo da un presente incerto prima di tutto volendolo. Se l’Europa dipende dalla storia e non dalla natura, vuol dire che dipende anche da noi.


Speciale – L'EUROPA CONVIENE 1 / 6

Le risposte alla crisi, la difesa della moneta unica, il confronto non facile con il resto del mondo. Dove sta andando il vecchio continente? Vale ancora la pena stare insieme? Sì, ma senza scorciatoie, perché il sogno di unità è la soluzione, non il problema.