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Buco nel muro

di Stefano Ravizza - Anni fa al MIT studiarono il modo di realizzare un portatile a bassissimo costo, da distribuire nei Paesi poveri per aiutarli nello sviluppo e per combattere il divario digitale e informativo, il cosidetto Digital Divide. Il pc prevedeva un caricabatteria solare, ma anche un sistema per caricare la batteria a manovella. Il progetto si chiama OLPC (One Laptop Per Child).

Molti di questi computer sono stati distribuiti da organizzazioni umanitarie in alcune zone del terzo mondo. Nicholas Negroponte, ideatore di questo progetto basato sulle ricerche del pedagogista Sugata Mitra, propone di costruire dei tablet economici, ma possibilmente molto resistenti, e di lanciarli da un elicottero in zone difficilmente raggiungibili, senza nessun messaggio e nessun manuale, lasciando che vengano trovati per strada dai bambini.

Mitra, in un esperimento denominato Hole in the Wall, Buco nel muro, mise a disposizione di una piccola comunità in India un computer incassato in un muro, notando che in poco tempo i più piccoli, incuriositi, iniziavano senza difficoltà a smanettare, senza bisogno di istruzioni o istruttori.

Imparavano sia il computer, sia il contenuto, cioè tutto quello che il computer può offrire tramite l’interazione.

Se il pc viene connesso a internet, i bambini potenzialmente possono imparare qualsiasi cosa. La prospettiva è quella di tornare dopo un anno sul posto e vedere se hanno imparato a leggere.

Forse anch’io dovrei lasciar usare il computer a mio figlio di 2 anni... Magari tra un po’!