Sermig

Pedaliamo senza sforzo

di Stefano Ravizza - Nell’epoca delle innovazioni anche la bicimotore, o bicivelox degli anni ’50 (di cui i nonni andavano fieri e i nipoti si vergognavano), non si sottrae alla versione evoluta. L’idea è semplice. Mettere un motore ad una bicicletta, che aiuti o sostituisca la pedalata.

Questo permette di avere un mezzo molto più leggero di una normale moto, a costi estremamente contenuti. Le prime versioni erano equipaggiate con un motorino a scoppio dotato di un rullo messo a contatto con il copertone. Nonostante non fosse una soluzione molto efficiente, all’epoca ne furono prodotti migliaia di esemplari. Adesso la bicicletta a motore sta cercando di ritornare ai suoi antichi splendori, forte delle grandi innovazioni tecnologiche acquisite. Prima di tutto il motore non è più a scoppio ma elettrico, ed è un tutt’uno con il mozzo.

Spesso non è un motore elettrico tradizionale, ma è brushless (senza spazzole), cioè non ha bisogno di contatti elettrici striscianti sull’albero motore per funzionare, ma produce il movimento del mozzo tramite un campo magnetico generato elettronicamente. Il motore è comandato da un computer che sente la pedalata del ciclista e la moltiplica. La batteria si ricarica in fase di frenata e, se si desidera, anche in discesa. Il risultato è una bici che senza il minimo sforzo è in grado di superare anche salite molto ripide.

L’autonomia può superare i 70km con una ricarica di circa 1,5kw (meno di 50 centesimi). Velocità max 25km/h, limitata per legge, molto più alta della velocità media di quando vado al lavoro!