Sermig

MUSICA AL SERMIG 1: passione, metodo e filosofia.

Il Sermig ha sempre investito molte risorse sulla musica, perchè è convinto che essa travalichi le culture, scaldi i cuori e favorisca la comprensione tra popoli e persone.

di Mauro Tabasso, Ernesto Olivero e Gianni Giletti
 Introduzione

Il Sermig ha sempre investito molte risorse sulla musica, perché è convinto che essa travalichi le culture, scaldi i cuori e favorisca la comprensione tra popoli e persone. Inoltre ha avuto sempre un’attenzione particolare per la musica che si esegue in Chiesa, ossia la musica liturgica.
La musica liturgica è stata la prima espressione musicale del mondo occidentale a noi pervenuta.
Il canto gregoriano infatti è stato per secoli l'unica espressione musicale dell'Occidente ed ha permesso a miliardi di cristiani di partecipare al momento dell'Eucarestia, magari senza capire bene tutte le parole, ma sicuramente esprimendo tutto il sentimento e la passione che la loro fede suggeriva.
La Chiesa dunque ha una grande tradizione musicale, da cui è stata generata la musica occidentale - insieme ad altre tradizioni, è ovvio - ma difficilmente chi partecipa oggi alle liturgie lo sa.
Chi canta prega due volte, diceva Sant'Agostino e noi vorremmo davvero continuare su questa strada, tentando, attraverso la nostra musica, di portare a Dio l'uomo e la donna di oggi. Ciò premesso, vorremmo tentare di capire cosa si intende per musica liturgica.

Musica liturgica

Vogliamo essere molto semplici: per musica liturgica si intende prima di tutto "musica".

Non è così ovvio come potrebbe sembrare.
Quando infatti parliamo di musica classica, lirica, rock o pop, jazz o quella che volete, l'aggettivo che mettiamo dovrebbe essere semplicemente una descrizione del genere a cui ci riferiamo, mentre è il sostantivo che ci interessa.
Fare musica - qualunque aggettivo ci mettiate davanti - deve avere una sua dignità, deve tendere ad una qualità sempre migliore, deve poter esprimere sempre - sottolineo, sempre - la passione e il talento - poco o tanto, non importa - di chi l'ha scritta e di chi la esegue.

Secondo punto: “liturgica”.

Liturgico significa che la musica deve accompagnare - direi meglio dipingere - il momento liturgico che si sta vivendo e poiché la celebrazione eucaristica fa memoria del sacrificio di Gesù nell'Ultima Cena - non come ricordo lontano, ma come fatto che si ripete adesso - la "colonna sonora", diciamo così, che l'accompagna dovrebbe tendere ad essere adatta al momento.
Quando ad esempio siamo al Signore Pietà o all'Agnello di Dio, due momenti altamente drammatici della Liturgia, ha senso fare un canto allegro e spensierato? All'Alleluia, dove invece la gioia sgorga dal cuore, c'è posto per una ballata triste o melanconica?
E durante il Credo o il Santo, che sono momenti in cui si declama la propria fede e la santità di Dio, possiamo pensare di mettere una musica men che maestosa o almeno "importante"?

Ma non basta: “liturgica” significa anche che la musica deve essere scritta per poter far cantare tutti, vecchi e giovani, stonati e intonati, preti e laici.
Se la musica che si fa in chiesa non spinge tutti a cantare o perlomeno a provarci, il compositore e/o gli esecutori hanno fallito il loro compito.
Data questa situazione, ci si trova così stretti tra un grande passato e un presente incerto e poco attraente; si pensa giustamente di "dover" fare musica durante una liturgia ma, visto che mancano riferimenti forti e di qualità, ci si accontenta di ritornelli triti e ritriti cantati senza passione e poco altro.




Quali musiche?

Innanzitutto la Chiesa potrebbe dare un segnale di cambiamento in questo campo, cominciando a sdoganare le musiche del secolo scorso.
Secondo noi infatti la situazione musicale per la Chiesa oggi somiglia a quella di quarant'anni fa per quanto riguarda l'uso del latino nella liturgia.
Il latino per la Chiesa aveva un grosso vantaggio, in quanto tutta la cristianità parlava la stessa lingua. Ma si trattava anche di una lingua morta, che non comunicava più, che non riusciva più a esprimere i contenuti importanti che la Chiesa ha da dire.
Sono state quindi introdotte le lingue nazionali, che hanno permesso ai cristiani di tutto il mondo di riprendersi il significato vero della liturgia, di capire a fondo che cosa succede durante una celebrazione eucaristica.
Non solo, ma la Chiesa ha prodotto in questi anni dei messali pensati per alcune culture specifiche - pensiamo al messale zairese - per poter calare ancora di più la realtà di Gesù Cristo dentro al cuore e alla mente di quelle persone.

Tornare a comunicare

Occorre, a mio parere, avere il coraggio di introdurre nella liturgia la musica etnica, ad esempio, ma anche la canzone italiana, il rock, il pop, il folk e il jazz, perché sono quei generi musicali che oggi parlano al cuore della gente.
Questo si deve fare senza dimenticare la grande lezione della tradizione musicale della Chiesa; anzi, lo scopo è proprio riprenderla e riproporla, in modo che parli ancora al cuore dell'uomo e della donna di oggi, integrandola però con strutture musicali più recenti, in modo da rendere comprensibile ciò che ha da dire.

In poche parole, occorre inventare il gregoriano del terzo millennio, una musica cioè che permetta a tutti di capire cosa avviene, partecipando con passione direttamente all'Eucarestia come se si concelebrasse insieme al sacerdote.
Questo ovviamente non significa far sì che la celebrazione eucaristica diventi uno show o introdurre generi musicali per loro natura distanti da quello che si sta facendo; come si diceva, prima di scrivere o proporre un canto, bisogna calarsi nel momento liturgico a cui ci si riferisce e capirne a fondo il significato, per poterlo tradurre poi in musiche e testi adatti.
Facciamo alcuni esempi per capire meglio.

La musica punk
non potrà essere utilizzata per la liturgia, non perché non abbia una sua dignità musicale, ma perché una musica che vuole essere dissacrante - non solo per quanto riguarda il cristianesimo - non può stare in un luogo che fa del sacro la sua caratteristica; i suoni del punk inoltre non sono davvero adatti a momenti di meditazione e di adorazione.
Il gospel è una musica bellissima che coinvolge in maniera particolare chi l'ascolta, ma è forse più adatta ad una liturgia pensata per il Nord America; in Italia non tutti sarebbero in grado di cantarla e non parlerebbe al cuore dell'italiano medio perché è al di fuori della sua cultura.

Capite quello che si vuol dire ? Gli autori di musica liturgica dovrebbero mettersi in quest'ottica di ragionamento prima di cominciare a scrivere.

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