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Debitori di Dio


Il tempo dell'uomo è un concetto misterioso, affrontato come un rompicapo da tanti filosofi. Non è solo il tempo cronologico, è il tempo interiore nel quale può abitare Dio. Per il cristiano il tempo è dunque anche un tempo che appartiene a Dio e non alla autonomia dell'uomo. Se l'uomo ruba il tempo a Dio, lo deve restituire.


di Giuseppe Pollano

 

Allora possiamo rubare il tempo a Dio? Possiamo... Noi siamo peccatori, abbiamo tagliato i ponti con Lui: «Tu, Dio, non fai più parte del mio tempo, non ne avrò per te, non ti penserò né ti cercherò più». Come quando si cancella dal taccuino un nome, e si fa scomparire chi lo porta. Con Dio il gesto è tremendo, ma il peccato è proprio questo: prendersi tutta la propria libertà, tutto il nostro tempo dunque, e costruirsi in esso un mondo completamente autonomo, che da Dio si tiene lontano.

Qui comincia il grande furto, perché sottrarre a Dio il tempo significa sottrargli noi stessi, noi che siamo completamente suoi. Non si può pensare paradosso più grande. Teoricamente sembra inconcepibile, praticamente lo facciamo: essere del tutto di Dio e cercare di sfuggirgli del tutto.

Comportandoci in questo modo noi diventiamo dei debitori totali, dal mattino alla sera, debitori del tempo nel quale Egli, amandoci, vuole invece abitare: l'amore non sopporta che gli si chiuda la porta, l'amore è geloso, soffre, bussa. Noi sentiamo tale insistenza di Dio, il misterioso richiamo che ci ripete dentro con voce divina: «E Io?».

È dunque di fondamentale importanza restituire il tempo a Dio. Questo è un cammino sul quale ciascuno è a un certo punto, e che conduce a gradi di vita di preghiera crescenti, sempre più giusti con Dio a cui paghiamo il debito della presenza e dell'amore. Cammino senza mai fine. Dunque è ben giusto domandarci fin dove siamo giunti noi, in questa restituzione; se ci si esamina nel proprio rapporto con Dio ci si rende conto che pensieri e affanni che prima occupavano tanto del nostro tempo, sono svaniti come nebbia, ci siamo purificati: è la purezza del cuore che vede Dio, quella di cui i santi sono esperti. Lo Spirito ci incoraggia e ci guida in ciò, anche in quest'epoca di scarsa educazione alla preghiera: vi sono infatti persone che vivono, anche senza grandi aiuti, alti livelli di interiorità. E chi vive così può dire con gioia che sa restituire il tempo a Dio, il grande Creditore.

Ma ecco a questo punto una sorpresa. Quanto più si cerca di restituire a Dio il nostro tempo e dunque la nostra vita, tanto più ci si accorge che Egli ci invita a farlo anche nel mondo, dove "traffichiamo" l'esistenza e dove, come sappiamo bene, ingiustizia e violenza sembrano farla da padrone. Riguardo a questo mondo rovinato, Dio ci dice infatti: «Restituiscimi il tuo tempo anche qui, attraverso tutti e tutto». E noi restiamo coinvolti, stupiti, e illuminati. Potremmo anche domandare a Dio: «E come faremo, Signore? ». Ma la nostra stessa coscienza ci risponde.

Quando, in mezzo al dramma della gente, al bisogno e alla sofferenza degli altri, noi badiamo soltanto a noi e alle soddisfazioni nostre, non rubiamo di nuovo il tempo che appartiene, in noi, a questi fratelli da aiutare? Quando, sollecitati a essere per gli altri, noi rispondiamo: «Non ho tempo», non intendiamo forse dire che il nostro tempo è proprio nostro, e non per loro, come dovrebbe essere nell'amore?
Dunque eccoci di nuovo grandi debitori.

Pagare questo debito è doveroso, è cosa di tutti i giorni e di tutti i momenti. E il debito si paga diventando restitutori di vita, di beni, di verità e di pace a tutti quelli che ne sono privi perché ne sono stati derubati da altri. Si tratta cioè, in Cristo e con la sua grazia, di rinnovare nel mondo le cose come Dio le ha pensate. Allora la restituzione investe tutti gli aspetti della vita e noi, che siamo il popolo di Dio, ci assumiamo il carico di ricostruire la storia, vivendoci dentro, secondo il piano di Dio.

Di fronte a questo impegno straordinario ed entusiasmante, possiamo allora domandare ancora a Dio: «Qual è il tuo piano iniziale, per la condizione buona della nostra vita, in questa storia tragica che sembra non avere via d'uscita? ». Perché noi vogliamo restituire nel migliore dei modi. E Dio ci risponde, con tutta la Bibbia, che Egli vuole il nostro bene, tutto il nostro bene fatto di pane quotidiano, di salute, di pace, di santità nel Regno. Il progetto umano di Dio sta nell'amore, e Dio sarà contento quando il nostro vivere insieme sarà tale che ognuno contemporaneamente amerà e sarà amato, nel migliore dei modi.

Ecco la magnifica storia della vita, per uscire dal peccato: restituire a Dio e agli altri il tempo tramutato in amore; uscire dalla disobbedienza del disamore che non solo non restituisce ma continua a rubare; questa è una vera e propria spiritualità, che impegna "cuore, mente, anima e forze" e ci farà giungere a Dio poveri perché abbiamo dato e ricchissimi perché abbiamo amato.

Giuseppe Pollano
da Nuovo Progetto giugno-luglio ‘06



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Mons. Giuseppe Pollano - riflessioni inedite per la Fraternità del Sermig