Sermig

Gesù, l’uomo libero

Gesù crocifisso

Gesù è l’uomo della scelta giusta, della libertà totale. È proprio questo Gesù che voglio guardare, per imparare ancora una volta, ancora meglio, che cosa è la libertà dei cristiani. Gesù esercita la sua libertà in maniera definitiva scegliendo la Croce.
di Giuseppe Pollano


Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l'ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato. (Eb 12,1-4)

Questa Parola ci invita ancora una volta a guardare appassionatamente Gesù. Atleti che corronoL’autore della lettera ha in mente l’atleta che corre e, con la massima tensione, fissa il punto di arrivo. Con la stessa tensione dobbiamo guardare Gesù, tutto l’opposto di uno sguardo distratto o anche solo abituale. Dopo averci detto di intensificare lo sguardo al Signore, ci richiama a pensare attentamente a Gesù: dallo sguardo che richiama l’emozione si passa al pensare profondo che coglie il valore di Colui che si sta guardando.

LA LIBERTÀ

La nostra civiltà occidentale ci ha fatto maturare nell’idea della libertà come la capacità di autodeterminazione, che significa che nessuno può decidere di me, che nessuna forza personale o impersonale, nessuna suggestione, nessun fascino, nessuna seduzione mi impediscono di decidere cosa voglio razionalmente fare. Siamo giustamente gelosi di questa prerogativa di autodeterminazione, però in questo concetto di libertà ci sono dei rischi.

La libertà è anche una parola nel nome della quale hanno pianto e piangono miliardi di persone, tutte quelle generazioni di uomini e donne, anziani e giovani, nati e vissuti e morti schiavi di molte schiavitù. Non dobbiamo dunque meravigliarci che sia la parola sulla quale ci incontra Dio.

I TRE INSEGNAMENTI DI GESÙ SULLA LIBERTÀ

Fissando Gesù, trovo tre aspetti della sua libertà che mi insegnano come anch’io devo essere libero.

Libertà davanti a Dio (decido di me da me davanti a te)

La libertà di Gesù è una libertà davanti a Dio, non è la libertà assoluta, il sogno di una libertà che ha di fronte un orizzonte vuoto e che quindi può scatenarsi selvaggiamente. Gesù Cristo esercita la sua scelta davanti al Padre e questo fa diventare perfetta la sua libertà.
Se non sono Dio, devo mirare a Qualcuno: la mia libertà è fatta per aggrapparsi a Dio, la mia capacità di vivere costruendomi io il mio destino, matura quando il mio destino si pianta in Dio.
Gesù, mentre decide per la Croce, è di fronte a Dio, il Padre. Il suo grande progetto matura guardando il Padre. Anch’io, la mia vita, la devo decidere da me, ma da me davanti al Padre; devo specchiarmi in Dio per decidere chi sarò nel tanto e nel poco.

Henry Martin, Gesù prega nel GetsemaniÈ doveroso domandarsi se ci siano e quali siano le situazioni della vita nelle quali noi non viviamo dinanzi a Dio. Quando ci mettiamo in situazioni che non vanno più bene con Dio, sentiamo il Signore che tace, perché rispetta la nostra libertà; ma è come se premesse sul nostro cuore: ci sentiamo infelici, anche se in quel momento abbiamo fatto una scelta che pensavamo ci portasse alla felicità. Dobbiamo imparare a notare sempre più questi movimenti del nostro cuore, perché è il cuore che ci avverte se stiamo vivendo o no davanti a Dio.

Libertà con responsabilità (decido di me da me per te)

Una libertà davanti a Dio sceglie le cose che Dio sceglie, ossia diventa una libertà piena di responsabilità. Se domandiamo a Gesù perché avendo la gioia si sia sottoposto alla croce, la risposta è perché c’ero io, c’eravamo noi che avevamo bisogno non della sua gioia, ma della sua croce.
Tutte le volte che abbiamo potuto decidere di noi da noi per un altro, abbiamo sperimentato che eravamo in un’altra atmosfera e in un’altra gioia, abbiamo capito cosa era la libertà matura. In confronto, la libertà di chi dice ‘decido di me da me’ è ancora acerba, anche se dignitosa e bella, è adolescenziale, nel senso di chi vuole scrollarsi di dosso tutto per essere se stesso.

Gesù, mentre offrivi fino al sangue, tu mi pensavi e sentivi la responsabilità di me. Letizia Romagnoli, Gesù crocifissoQuando guardiamo un crocifisso, ricordiamoci che stava pensando a noi. Qui la libertà non è più gratificante, anche se rimane nel profondissimo del cuore la gioia del dono totale che ti consuma e che sei contento di fare, ma sopra c’è uno strato di sofferenza molto grande.

Dunque io decido le mie azioni davanti a Dio e le decido con responsabilità per gli altri. La mia giornata, anche se fisicamente non è offerta al prossimo, in qualche modo però è tutta per gli altri; ciascuno infatti, nella situazione in cui si trova, può sempre compiere questa scelta.

C’è molta differenza tra una fatica vissuta individualisticamente e una che, in qualche modo, si proietta già oltre, che fa sentire destinati al bene di qualcuno. Ed è proprio così, perché Gesù intende adoperarci tutti, anche chi sta soffrendo o chi è bloccato in un letto può riversare nel grande bacino della comunione dei santi ciò che sta vivendo e che diventa elemento utilissimo nel misterioso bilancio del bene e del male. Si può quindi sempre, volendolo, sentire la responsabilità e pensare agli altri proprio come faceva Gesù.

Libertà che non mette limiti (decido di me da me per te, a qualunque costo)

Tu, Gesù, hai fatto la tua scelta davanti a Dio per me, pensandomi, e hai deciso che saresti andato avanti a qualunque costo. Ecco la misura della libertà perfetta. Infatti l’autore della lettera agli Ebrei ci esorta a non stancarci. Essendo creature umane, chi di noi non si stanca di essere sempre per gli altri, sempre più generoso? E ci viene però detto di non perderci d’animo, anche se non abbiamo ancora resistito fino al sangue. Ci sono tanti modi di sanguinare nella vita, e se qualche volta avessi resistito fino al sangue, potrei dire che adesso conosco un po’ quale è stata la libertà del Signore nei miei riguardi, insomma a qualunque costo.

La storia della mia libertà la potrei allora interpretare così: Armando Lopez, Il martiresono tanto più ricco quanto più mi è costato il mio prossimo fino ad oggi, se è vero, come è vero, che c’è più gioia, più vantaggio, nel dare che nel ricevere (At 20,35). Allora la mia storia è proprio qui: mi sono arricchito secondo quanto mi sei costato.
Siamo capaci di scelte sincere, ma qualche volta le nostre scelte si logorano e tornano indietro. Dio non se ne scandalizza: siamo sempre perdonabili, perché lui ha previsto che noi siamo sinceri, ma fragili. L’essenziale è che sappiamo puntellare le nostre scelte e le nostre azioni con un rinnovarsi di libertà forte: “sì, lo voglio proprio fare!”. È quello che si definisce fedeltà.

COSTRUIRSI ADERENDO AL BENE

I concetti di libertà e coscienza sono molto vicini. La coscienza è quel nucleo profondo di me per cui io comprendo, giudico, faccio il mio discernimento interiore e decido. In pratica la persona è la propria coscienza e oggi, non a caso, si dice che viviamo una grande crisi culturale di coscienza.
Possiamo tutti dire che siamo artefici della nostra personalità, che siamo quel che siamo perché abbiamo voluto esserlo? Ho deciso, ho perso la mia libertà, l’ho riconquistata: ecco che sono artefice di me stesso e mi potrò presentare a Dio dicendo che questa argilla l’ho fatta diventare qualcosa che ha senso, perché mi sono costruito davanti a Dio e non sono uno senza forma che prende tutte le forme degli ambienti in cui è, dunque un camaleonte sempre infelice.

Ci rendiamo artefici di noi stessi se ci costruiamo aderendo al bene nella concretezza delle situazioni in cui si spiega la nostra esistenza. Chi di noi non è in situazioni in cui potrebbe distruggersi aderendo al male? Chi di noi non è soggetto a qualche seduzione, a un complimento, a una complicità offerta o a una omertà chiesta? Tutti domani saremo provocati a costruirci secondo il bene o il male, ma la libertà di domani non è quella di oggi, è nuova perché Gesù è con noi. Cristiani liberi davanti a Dio, responsabili e che non badano al costo. Anche oggi ci siamo intesi, mio Signore!. Questo è l’ideale che la Croce ci butta avanti.

I martiri non hanno badato al costo e tutti possiamo essere gente che non bada al costo; potremo piangere, soffrire, ma Gesù compatisce il dolore, ci capisce ed è contento quando non badiamo al costo. Diciamo allora qualche volta a Gesù: “Signore, costi quel che costi, scelgo te”. È una frase che da sola risolve tutto.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore