Sermig

È nato un Salvatore

Quattro candele accese nel buioTre indicazioni dal vangelo della messa della notte di Natale (Lc 2,1-20).

di Giuseppe Pollano



L’amore che Dio ha per noi ci accarezzi il cuore, ci faccia sentire che siamo amati da colui che ama in modo perfetto e fedele. È in questa luce che ci riaccostiamo ancora una volta alla grande scena del Natale che sembra così lontana, anche se bella, così nascosta, ma che invece ci investe con la forza della sua profezia e ci impegna.
Dalla bellissima pagina di Luca sulla natività possiamo trarre tre indicazioni.


LA PRIMA INDICAZIONE

Sol Okpu, NativitàOggi è nato nella città di Davide un Salvatore, annunciano gli angeli ai pastori. Pensiamoci un momento. È nato un Salvatore, dunque prima non c’era ancora, eppure da millenni la storia umana c’era già, c’erano già gli uomini che cercavano di vivere. Ed ecco una situazione che subito si ribalta nell’oggi: una vasta storia umana da salvare, una storia senza il Salvatore. Come dire un malato senza medico. Questo concetto – una storia umana senza Salvatore – impressiona e anzi impaurisce, perché una storia umana comunque è un gioco di intelligenze, di progetti, di energie. Ma questa storia, se non è salvata, è perduta. Questo non vale per qualche epoca della storia, ma per l’umanità. È nato un Salvatore. Ci viene quindi istintivo interrogarci sul prima, ma anche capire cosa succede dove il Salvatore non c’è.

Il Salvatore ci guarisce dai mali profondi che tutti portiamo nel cuore.
L’empietà. L’empietà biblica è il non curarsi di Dio, il non dare a Dio quello che è di Dio: l’indifferenza, la freddezza dei nostri cuori, l’ateismo che portiamo dentro di noi anche quando siamo credenti. L’empietà è il primo aspetto di questa gravissima malattia dell’uomo.
E poi i desideri mondani. I desideri mondani ci travagliano, ci tolgono la pace, ci rendono spesso cattivi e invidiosi, perché sappiamo come un desiderio che non si riesce più a dominare agisce nel cuore dell’uomo: lo conquista, lo rovina, lo consuma.
San Paolo, nella lettera a Tito 2,12 ci ricorda che per guarire da empietà e desideri mondani dobbiamo imparare a vivere con sobrietà, cioè liberi dalla tenaglia dei desideri; con giustizia, dando a ciascuno quello che ciascuno ha diritto di avere, prima di tutto l’amore; e con la pietà. Una storia malata è una storia che continua a vivere senza questa guarigione e la nostra storia rimane quella.
Bambinello scolpito nel legno
La modernità, iniziata alcuni secoli fa, ha praticamente annullato il concetto di salvezza; meglio, l’ha fatto ridiscendere al mondo dicendo all’uomo che può salvarsi da sé: salvati! In effetti la storia è piena di tantissimi tentativi di salvezza, ma solo Dio ci può dare la vera salvezza e noi viviamo in un tempo che ha perfino persa l’idea di dover essere salvato da Dio. È grave il male di questo mondo: qualunque persona si incontri, se non porta in sé la salvezza di Cristo è una grande malata. Ci sono persone, anche prestigiose e importanti, che se non sono giuste, se non sono piene di pietà verso Dio, se non sono libere dai loro desideri, sono già morte, dice la Bibbia. Questa è la storia che viviamo noi.

Mai perdere la consapevolezza di questa verità profonda, mai vivere come se la storia andasse bene. Noi non abbiamo bisogno di leggere sui giornali che tutto va male, lo sappiamo già dalla rivelazione di Dio che una storia non salvata va fatalmente male. Questo ci rende umili e attenti, non ci scandalizziamo di nulla, non ci meravigliamo delle cose più atroci, sappiamo benissimo che una umanità non salvata è una sventura. Bisogna valorizzare molto questo annunzio che ascoltiamo e cantiamo: è nato un Salvatore.


LA SECONDA INDICAZIONE

Rossella Girardini - Natività a Venezia
Se è nato un Salvatore e se tu hai appena un grano di sapienza che fai? Ti aggrappi al Salvatore, esci dalla malattia della storia, aderisci a Cristo Signore. Gesù salva e, magnifica prospettiva, nella misura che tu sei Gesù, perché sei il suo tralcio vivo, anche tu salvi. Il Signore ti chiede di non far più parte della storia malata, di non vivere la malattia che anche tu porti in te. Tutti siamo ancora malati, ma nella comunione profonda di grazia, Cristo a poco a poco, giorno per giorno, ti chiede di diventare membro del popolo della salvezza, di lavorare affinché la storia umana, piccola o grande che è intorno a te, sia raggiunta dalla salvezza.

Lo farai se tu vivi la pietà, se Dio per te è il primo non a parole ma nei fatti, se sai cosa è adorare, pregare, imitare Gesù. Questa è la pietà concreta. Lo farai se sei giusto, se sei libero dalle brame di questo mondo, se cercherai giorno per giorno questa liberazione che non finisce mai. Allora sei passato dalla parte di Gesù Cristo; allora, per quel che riguarda te, un po’ di storia sarà salvata.

Bisogna sempre ricominciare dalla fedeltà a Gesù, perché è sempre possibile diventare infedeli. Siamo nel tempo della libertà, che se è audace diventa trionfante e santa, ma che conosce le sue debolezze. Vivere il Natale allora è prima di tutto dire al Signore grazie che sei venuto perché questa storia continua ad avere bisogno di essere salvata. E poi dirgli subito che noi saremo questa salvezza qui, nella nostra situazione, rimanendo in lui. Ricordiamo nel vangelo secondo Giovanni la raccomandazione forte di Gesù: rimanete in me, rimanete nel mio amore, non lasciate che nulla vi stacchi dalla vite, altrimenti sarete tralci che si seccano e muoiono.
Dunque se la prima verità è che la storia è malata, la seconda è che noi possiamo fare molto. Domandiamoci allora con molta umiltà se non possiamo fare di più.


LA TERZA INDICAZIONE
Presepe in legno
Se vuoi salvare la storia con Gesù devi aderire a Gesù. Ci sono molte maniere di dire Gesù, di studiare Gesù, di predicare Gesù. Ma se non aderisci a Gesù niente basta. C’è un solo modo di aderire a Gesù, amarlo. Qui l’icona di Maria emerge in modo straordinariamente efficace e profondamente pedagogico per noi. I pastori, questi poveri ultimi, hanno trovato un bambino e sua madre, hanno cioè trovato un rapporto profondissimo di amore. Questo bambino era la salvezza, non aveva apparati, non aveva aiuti di nessun genere, era dentro un grande movimento di impero e lui nasceva quasi sulla strada. Era lui la salvezza, e si è consegnato all’amore di una madre che sarebbe diventata la sua prima discepola, tanto lo amava.

Se avete difficoltà a essere cristiani non scoraggiatevi, ma domandatevi di fronte al Signore se lo amate, se gli volete bene. Non basta credere in Dio – ricorda Giacomo – anche i diavoli credono e tremano. Non basta credere. Dunque imitando Maria siamo chiamati a rivedere quanto lo amiamo. Noi perdiamo Gesù se non lo amiamo a sufficienza. Quando non ci sono più le strutture, i sistemi, la pressione sociale, la coscienza pubblica, la cultura, se l’amore vivo, autentico, vero e personale a Gesù non ci sostiene, null’altro ci sostiene.

Vi esorto a crescere nell’amore, perché molte cose ci distolgono da Gesù Cristo. Intanto i nostri piccoli o grandi amori che non sono in contrasto con lui, ma qualche volta possono mettersi in contrasto. Se non si ama abbastanza non solo è difficile, ma è impossibile rimanere fedeli al Signore. Nulla farà rimanere fedeli.

Dinanzi a una storia che mostra tutte le sue ferite, di fronte a Gesù che ci chiede di essere suoi per salvare con lui, la risposta è una sola:

Sì, Signore,
vogliamo essere tuoi per salvare con te,
ma ti chiediamo il dono di crescere nel tuo amore.
Abbiamo paura di amarti troppo poco
e ci accorgiamo che qualche volta è proprio così
quando piccole cose ci distolgono da te
o quando grandi cose ci fanno dimenticare
che tu sei speranza e forza.
Abbiamo paura, Signore, di amarti troppo poco
e ti chiediamo di crescere nell’amore.

Facciamo questa preghiera con umiltà e desiderio: nel campo dell’amore per Dio non si esagera mai. E se abbiamo peccati nella nostra storia – e chi non ne ha – la spiegazione è sempre la stessa: in quel momento Gesù ti amava, ma tu non lo hai capito e non hai ricambiato.Nostra Signora della Cina

L’abbraccio fedelissimo di Maria ci aiuti:
Maria,
tu che hai amato tuo figlio a tutti i costi,
insegnaci la stessa fedeltà.
Tu discepola, noi discepoli.

Il mondo oggi grida: aiutami, perché se non mi aiuti la salvezza è perduta. La salvezza sarebbe perduta se io non ti aiutassi, e io questa sera, con Gesù, riprendo e ripeto la promessa: ti aiuterò, mondo malato, storia da salvare, perché amo Cristo e in Cristo amo te con tutto il cuore.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore