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MARIA, SEMPREVERGINE E ASSUNTA IN CIELO


Due verità profonde che si legano bene e che riguardano la personalità di Maria: la verginità e l’assunzione, che, in modo diverso, dicono la sua appartenenza a Dio.

di Giuseppe Pollano



Ivo Batocco, AngelusMaria non è una creatura che fa eccezione rispetto a noi. Dal punto di vista della qualità e della quantità del privilegio sì, ma non dal punto di vista della pura e semplice creatura. Creatura vuol dire un essere che è stato fatto, che non si appartiene. La natura della creatura è appartenere totalmente a Dio.
Nella Bibbia si sente spesso ripetere che Dio amandoci ci possiede in modo geloso, non di una gelosia patologica, ma di una gelosia più che giusta: tu sei mio. Dunque egli è geloso e l’atteggiamento che l’uomo assume peccando, lo fa patire, lo ferisce.
Celebrando in Maria questo possesso di amore, Dio non la consegna a nessuno, se la tiene tutta per sé. La verginità di Maria non è tanto importante come fatto fisico, fisiologico, ma come verginità della persona. Di chi sei? Di Dio. “Io sono mia” è l’opposto di “io sono di Dio”. D’altra parte è per la stessa appartenenza totale a Dio che Maria non è consegnata alla terra come un organismo che deve disfarsi.
Si può allora notare come, in un certo senso, si collegano questi due dogmi che esaltano la totale appartenenza a Dio, che sarà anche nostra. Questo è il regno di Dio: essere felici di questa appartenenza. È dunque un destino tutto di Maria che però si proietta nei nostri destini.


APPARTENERE A DIO È ANCHE NOSTRO DESTINO FIN DA QUESTO MONDO

Se appartenere a Dio è il nostro destino, dobbiamo continuamente emanciparci da tutte quelle appartenenze naturali in cui siamo nati e cresciuti che però, molto spesso, ci sottraggono dalla appartenenza a Dio. Queste appartenenze sono quattro.

libertà da appartenenze culturali
Prima di tutto l’appartenenza alla cultura in cui siamo nati che non sempre è la migliore possibile. Abbiamo iniziato ad assorbirla e ha iniziato, senza che ce ne accorgessimo, a plasmarci. Qui non c’è colpa perché c’eravamo dentro, però poi dobbiamo averne anche una distanza critica: sono cresciuto bene, ho le idee giuste? Infatti Paolo VI diceva che questi fattori che ci compongono vanno eliminati se sono in contrasto con la parola di Dio e con il disegno di salvezza (Paolo VI, L'impegno di annunziare il vangelo, 1975).
Se ci confrontiamo con la Parola di Dio è proprio perché è un codice di vita che tutti i giorni probabilmente ci racconta qualcosa di diverso dalla cultura in cui viviamo, dai grandi parametri culturali che praticamente sono i nostri idoli, come ad esempio la ricchezza. La mia intelligenza, collegandosi con la fede, arriva ad un’altra verità, ad un’altra maniera di leggere la vita. Ad esempio oppongo alla ricchezza il valore del distacco, della povertà, del dono.
Poiché oggi l’assedio alla nostra intelligenza è fortissimo, è dunque importante vigilare, trovare spazi intellettuali chiari, semplici - noi e la Parola e basta, noi e la verità e basta – per non avere l’intelligenza inquinata.
Quindi queste libertà di appartenenza culturale possono essere definite come la verginità e anche l’assunzione della mia intelligenza.

libertà da appartenenze affettive
Chi è che non sa quanto un affetto può possederci e condizionarci? È umano. Di affetti ce ne sono tanti e di tanti tipi, per cui è necessario fare molta attenzione perché, certe volte, le appartenenze affettive impongono comportamenti difformi da quelli di chi, credendo in Gesù, vuole comportarsi come lui si è comportato (1Gv 2,6). Il cristianesimo d’altronde incomincia ad essere vero quando incomincia a farsi sentire come scelta.
IPedro Roldán, Madre dolorosaAllora il mio cuore voglio che rimanga verginale e libero, ossia che dia sempre la precedenza all’appartenenza a Dio, il che, certe volte, costerà anche lacrime. Gesù stesso ha pianto, dunque non mi spavento e allora dovrò, se è il caso, piangere lacrime di fedeltà. Beati noi se ad un certo punto della vita guardandoci indietro possiamo dire: Signore, qualche volta il mio cuore ha anche un po’ ceduto, però ho recuperato, mi sono risollevato a te e ho cominciato ad appartenere a te prima che a tutti gli altri.
Quindi libertà da appartenenze affettive possono essere considerate come verginità e assunzione di cuore.

libertà da pulsioni ed istinti
Abbiamo in noi una serie di pulsioni, di istinti che, per come sono fatti, cercano semplicemente la loro soddisfazione. Niente di male, però la questione è che le pulsioni e gli istinti non hanno alcun principio di ordine, hanno semplicemente il principio della soddisfazione da raggiungere. Questo può essere un criterio pericoloso, perché le pulsioni sono possenti, è facile venire travolti dalla forza di una pulsione. Se io non riesco veramente a emanciparmi da questi padroni interiori che mi fanno pressione non sono libero. La scrittura parla chiaro: dice che lo Spirito mortifica – mortificare vuol dire fare morire – quella parte di noi che appartiene alla terra, cioè alla vita naturale, immediata, non ordinata: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi, avarizia insaziabile che è idolatria (Col 3,5).
Dunque io voglio che il mio volere mi renda sempre libero. So benissimo che posso non soggiacere a istinti e pulsioni, posso superarli. Questo autodominio permanente è il capolavoro della nostra vita, perché è il bene che fai a te di te, perché tiri fuori la tua personalità.
Quindi: verginità e assunzione del volere.

libertà da appartenenze sociali che pretendono di possedere le persone
Ultima appartenenza ambigua e spesso deleteria è la cosiddetta appartenenza sociale. Certe appartenenze pretendono di possedere le persone trasformandole in esseri gregari, utili, consenzienti, paurosi: aggregazioni economiche, politiche, settarie.
La società di oggi, che sembra così liberante e democratica, in realtà è molto pericolosa sotto questo punto di vista, perché ci sono gruppi informali, invisibili, che ti controllano: perché non sei venuto, cosa fai, dove vai domani? Piccole cose, sembrano interessamenti di amicizia, in realtà sono fili di controllo e di appartenenza. Qualche volta bisogna strapparli questi fili. Sono situazioni in cui si svolge in concreto la nostra vita quotidiana e ciascuno è coinvolto in questa che è una bellissima lotta di liberazione. La correzione fraterna serve tra noi anche a questo, è fatta umilmente, non per la gioia di correggere un altro.
Quindi: verginità e assunzione della persona.


LA VERA "DEVOZIONE" A MARIA

Processione del Giovedì Santo, GubbioLa devozione a Maria non è soltanto pregare ad esempio con il rosario, chiedere doni e grazie, ma è dire l’eccomi al momento giusto, perché lei in qualche modo lo ripete e lo rinnova in noi suoi figli, gioisce di poter ripetere in noi il suo eccomi rioffrendo la sua obbedienza in noi. È concepire Maria come un modello antropologico cristiano a cui sto bene attaccato perché mi insegna a vivere e a confrontarmi sul come appartengo a Dio.

La vera devozione a Maria consiste dunque non soltanto nel pregarla, come tutti facciamo, ma in un legame con lei che conduca ai suoi atteggiamenti di appartenenza totale a Dio.
Noi infatti percepiamo Maria come persona santissima, dotata di giustizia sovrumana, che con il suo essere incarna in modo molto accessibile un modello universale. Per questo abbiamo verso di lei un vincolo di amore attrattivo e unico. Maria, una donna umile, semplice, una madre che hai sempre a disposizione, ti aiuta pian piano perché sa che sei piccolo.

Maria da parte sua continua senza tregua la sua preghiera pentecostale, la sua opera – dice il Concilio – è di continua intercessione per ottenere a ognuno di noi, alla Chiesa, i doni dello Spirito Santo. La Pentecoste, insomma, accade attraverso l’intercessione di lei. È un dono che Cristo ha fatto a sua madre.
Quando saremo nel regno ci troveremo molto somiglianti a Maria, perché là non ci saranno più né difetti né miserie nostre, tutto sarà stato purificato, saremo solo creature che amano, che sono tutte giuste, perché lo Spirito le ha completamente conformate. La Trinità sarà contenta di noi perché non abbiamo bloccato la sua opera alla creazione, non siamo stati tutta la vita tra il sì e il no a Gesù Cristo, ci siamo lasciati prendere dallo Spirito e lui ci ha santificati.
Maria è veramente gradevole, per cui pensateci spesso, ma soprattutto ricordatevi di quell’eccomi. Il rosario ha cinquanta grani, se un giorno potete dire cinquanta eccomi, che rosario!


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore