Sermig

Giuseppe, il giusto


All’inizio del vangelo di Matteo spicca la figura di Giuseppe, uomo giusto che accetta il progetto di vita che Dio ha per lui.

di Giuseppe Pollano

Giuseppe aveva un disegno: Maria, la famiglia, il lavoro. I disegni di Dio, sono molto diversi dai suoi. I pensieri di Dio ci superano, non sono i nostri, quindi, per tanto che siamo disposti e umili, possiamo non essere d’accordo, opporre resistenza. L'uomo Giuseppe sceglie la strada giusta dinanzi ad alcuni bivi che si presentano dinanzi a lui.

LA MIA VITA VOGLIO CHE SIA SECONDO I DISEGNI DI DIO E NON SECONDO I MIEI

Primo bivio, molto attuale per la nostra epoca, è questo: la mia vita è un disegno mio o di Dio? Mi costruisco da me o deve essere Dio a costruirmi?
È un'alternativa fondamentale, perché se il disegno è il mio mi costruirò secondo le mie misure, la mia intelligenza, i miei limiti. Giuseppe sceglie la via giusta. Nella cultura ebraica di allora il giusto era l’uomo attento a fare ciò che a Dio era gradito. Che Giuseppe sia definito giusto è un particolare essenziale, perché con una sola parola Matteo ci descrive un tratto essenziale della personalità.Mackenzie Thorpe, Un bivio
Questo bivio ci aiuta a valutare la nostra vita, il nostro stile, la nostra scelta di fondo che ci fa essere quello che siamo: "I tuoi disegni su di me, Signore, piuttosto che i miei disegni su di me". È qui l'inizio della vita cristiana, anche se sarà segnata da fatiche, infedeltà, rivolte.

IL DISEGNO DI DIO È SEMPRE IL MIGLIORE

Il secondo bivio è questo: compiere i disegni di Dio perché si è convinti che sono i migliori, oppure accettarli controvoglia, senza gioia?
È molto difficile essere cristiani oggi se non si è persuasi che i disegni di Dio, a tempi brevi o lunghi, si rivelano sempre i migliori. Perdendo questa fiducia in Dio vivrò da schiavo, frustrato, coverò in me una certa rivolta e contestazione, non testimoniando di essere il cristiano della pace e della gioia. Questo è un bivio pericoloso perché oggi siamo tutti portati dalla nostra intelligenza critica a vagliare chiunque, e rischiamo di vagliare anche Dio, di metterlo sul posto dell'imputato. Giuseppe non fa questo errore, è uomo giusto a sufficienza non solo per sapere che Dio ha i suoi disegni, ma che sono i migliori, anche se questo mette in questione i propri. Dio ha desideri più grandi dei nostri, ci vuole felici. Se concediamo a Dio questo, allora non ci scandalizzeremo quando ci accorgiamo che i suoi disegni non sono i nostri.

METTERE IN GIOCO SE STESSI

Ed ecco un terzo bivio: come comportarsi con Maria? Ciò che sta accadendo è un bene o un male?
Giuseppe di fronte alla questione di Maria, di cui conosce la condizione di attesa di un figlio, ha alcune soluzioni possibili accennate da Matteo. La sua scelta, prima della rivelazione da parte di Dio, è ammirevole. Può fare due cose: accusare Maria, per cui sarebbe stata giudicata adultera e, secondo la legge, lapidata; anzi messa al rogo, perché Maria, come dice Luca, è di stirpe sacerdotale per cui c'è un'aggravante della pena; la seconda possibilità è di non accusarla pubblicamente, ma di scrivere la lettera di ripudio: una soluzione più privata, la donna è salva, ma segnata per tutta la vita. Sono due soluzioni che Giuseppe scarta. Per cercare il motivo dobbiamo chiederci quale idea Giuseppe si era fatta di Maria per scegliere la terza strada che si riversava su di lui come danno. Infatti egli decide di lasciarla in segreto, ma in questi casi la critica e l'accusa ricadeva sull'uomo. Egli accetta questa via pur di non compromettere assolutamente Maria. È una scelta notevole, molto affettuosa: aveva capito che per Maria valeva la pena mettersi in gioco totalmente. Non era un idealista, un romantico. Proveniva da Betlemme, famosa allora per l'arte dello scalpellino, faceva l'operaio edile più che non il falegname o il carpentiere, scavava la roccia. Un uomo perciò molto concreto, non con i piedi sulle nuvole, capace di fare questa fortissima scelta, perché è convinto, pur non capendolo, che quel che sta accadendo è bene.
È una bella lezione, perché è possibile misurare la nostra fede dal tempo che ci mettiamo a convincerci che ciò che accade è bene. Giuseppe, dinanzi al bivio, non si è scandalizzato e si è fidato, avendo da Dio la conferma che non si è sbagliato: viene coinvolto dentro un disegno la cui grandezza è immensa. James Tissot, Il fidanzamento della Santa Vergine e San GiuseppeGiuseppe diventa una piccola cosa, ma necessaria, di un disegno che interessa la storia intera, dove Dio si impegna in prima persona nel suo disegno sul mondo e che è Gesù Cristo. Giuseppe allora comincia a contemplare la grandezza di Dio, a capire che ogni uomo e ogni donna porta in sé i progetti di Dio che sono molto più grandi, e che ognuno è veramente beato se nella fede e nella preghiera riesce a capirsi e a trovarsi in Dio. Questo è il segreto dell'esistenza, perché se non ti capisci in Dio, cerchi di capirti in te, nella tua mente, nelle persone con cui parli. Solo Dio che ti ha creato, che sa chi sei, che sa perché ci sei e che ti vuole bene nella verità, possiede il tuo segreto, quindi tu riesci a capirti solo in Dio.

INCONTRARSI CON L'ALTRO IN DIO

Giuseppe era giovane, virile, e ha accettato di vivere una vita matrimoniale casta e verginale. Sembra una contraddizione, e comincia a non esserlo solo quando due creature incontrano il loro sguardo in Dio, consapevoli di portare avanti una missione divina, sono contenti e felici di questa collaborazione misteriosa che li supera, che li trascende, che comporterà anche dei sacrifici, ma che li fa vivere ad un livello così alto. Chiunque ha condiviso un progetto con qualcuno, e si sapeva insieme che questo progetto richiedeva un sacrificio, ha percepito che la via era così alta che non si voleva più scendere ad una via più facile.
Dinanzi alla virilità di Giuseppe, alla sua fierezza, all'intraprendenza e al suo amore per Maria, questo progetto o è una sublimazione o una prostrazione disastrosa. Giuseppe ha capito il più e il meglio che c'era in questo mistero escatologico. Analogamente per noi, quando seguiamo il vangelo, la povertà invece della ricchezza, il servizio invece della vita comoda, ci persuadiamo che è meglio quello che sembrerebbe peggio. Infatti non possedessimo lo spirito di Gesù nell'essere poveri, nell'essere umili, nell'essere servizievoli, ci sentiremmo in subordine, mentre sono proprio le cose che paiono mortificare ci fanno capire la nostra beata grandezza, perché Dio ha ragione, perché (cfr Paolo 1 Cor) ciò che sembra stoltezza è molto più saggia della saggezza degli intelligenti.

IL SÌ A DIO SEMPRE, NON SOLO QUALCHE VOLTA

Brian T. Kershisnik, San Giuseppe e il bambino Gesù con santi che riparano una bicicletta
Un ulteriore impegno: educare secondo il disegno di Dio il figlio che ha accettato.
Giuseppe scopre chi è Giuseppe quando, nato Gesù, egli lo chiama Gesù, come gli aveva detto l’angelo. Condurrà questo piccolo, lo seguirà quando sarà bambino, gli insegnerà a vivere in questo mondo, ma – ecco la sua scelta - con la certezza di vedere negli occhi di Gesù il disegno di Dio. Questo è quello che deve accadere anche a noi quando, assumendo Cristo, assumiamo il Signore: mi dirà di me cose che non avrei mai pensato, e continuerà a dirmi cose nuove, ad allargarmi il cuore, a chiedermi gesti inediti, a farmi essere diverso, a farmi diventare una risposta ai suoi disegni. Quando ti lasci travolgere da Dio, lo accetti, ti fidi e perciò sei contento che Dio ti conduca, allora da questo momento in poi farai le cose che derivano dal fatto che hai detto sì a Dio. La nostra vita acquista un nuovo sapore perché intuiamo che attraverso i nostri sì Dio, fidandosi di noi, ci chiede ciò che stiamo facendo. Questa è la meraviglia di essere superati dai disegni di Dio.

VIENI, PERCHÉ TI VOGLIO

Giuseppe, un essere umano come noi e non immacolato come Maria, con i suoi limiti, le sue fragilità, fa una scelta di vita che ci è di esempio. Si tratta di ravvisare e trovare le occasioni nella preghiera (destatosi dal sonno), perché è quando preghi che Dio ti fa capire la sua volontà. Se la vita è animata di preghiera, a poco a poco si entra in questo rapporto con Dio, ci si orienta sempre più verso Dio e non si vorrà più fare da sé. Si sente il bisogno di stare alle altezze di Dio, perché si sta accettando il Signore.
È un esercizio che non finisce, tanto è vero che se Dio ci dà il dono di morire in modo consapevole, quella sarà decisamente l'ultima grande scelta, perché sarà il momento in cui rispondere a Dio sarà non il vivere in un altro modo, ma addirittura non vivere più in questo modo, finire umanamente. Chi si è preparato ed è pronto, capisce che c'è un crescere lento ma inesorabilmente bello e buono, scandito sempre dalla scelta di fondo che i disegni di Dio e non i propri sono i migliori, per cui li desidero, non voglio più lasciarli.


Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore