Sermig

La legge di Dio


Spunti di riflessione dalla prima lettura della III domenica di quaresima.

di Giuseppe Pollano

La questione della legge di Dio si presenta con almeno due interrogativi.

He Qi, I dieci comandamenti
IL PRIMO INTERROGATIVO: LEGGE DI DIO O LEGGE DA DIO?

Quando diciamo legge di Dio concentriamo l’attenzione sulla legge, e la legge non è ciò che ci entusiasma di più; quando invece diciamo legge da Dio la nostra attenzione si sposta su chi ci offre la legge e ci aiuta a conservare un rapporto vivo tra lui e noi, ossia comprendiamo la legge nel contesto dell’amore di Dio. Da un lato abbiamo una legge che finisce di diventare impersonale, universale; dall’altro rimaniamo dominati dalla personalità di Dio che si rivolge a noi e ci dice che vivendo secondo le sue indicazioni la nostra vita è una vita che porta alla felicità.

In genere i comandamenti ci sono stati insegnati come legge di Dio, con un linguaggio di carattere giuridico e proibitivo, perciò non simpatico. Se una legge è soltanto questo non ci metterà molto, specialmente nei tempi in cui viviamo, a diventarci piuttosto indifferente e, laddove difficile, piuttosto antipatica. E quando una legge è indifferente o addirittura antipatica, si trasgredisce se non c’è nessuno a vigilare e a dare sanzioni.
Il disamore alla legge di Dio, abbastanza diffuso al giorno d’oggi, nasce dal fatto che noi non ricordiamo che questa è una legge che ci viene da Dio. Quando si chiede ad una persona una cosa ardua e difficile, accompagnando la richiesta con un certo sguardo, quella persona agisce volentieri, perché è passato un messaggio di richiesta di amore.

La legge di Dio è di questo tipo, è come se Dio ci dicesse: “Io ti amo, sono tuo padre, ti istruisco sulla vita, ma ricordati di me e quando la legge ti risultasse difficile, guardami negli occhi, dimmi pure che è una legge difficile e io, che ti conosco e so che sei una piccola creatura, ti aiuterò”. Ecco perché non è superfluo distinguere tra legge di Dio, impersonale e poco interessante, e legge da Dio che ci avvolge nella sua sapienza amorevole.Isabella Colette, I dieci comandamenti


IL SECONDO INTERROGATIVO: PER UNA LEGALITÀ OPPURE PER UNA MORALITÀ?

Questa seconda questione è stata sollevata in maniera formale da Emanuel Kant, ma era più antica nella sua intuizione: la legge provoca in me la legalità, cioè l’osservanza della legge, ma, come ha finemente osservato Kant, non è detto che la legalità sia la moralità.
Quando è che sono una creatura morale? Quando non soltanto osservo la legge, ma quando dentro di me ne assumo il motivo, la ragione profonda: sono d'accordo, quindi se non ci fosse la stabilirei io stesso. In questo secondo caso la legge esprime una esigenza e un consenso del mio cuore.

L'esperienza ci dice che noi possiamo osservare una legge di qualsiasi tipo, compresa quella da Dio, senza un consenso del cuore. Allora siamo nella legalità, siamo degli osservanti, ma non siamo propriamente nella moralità, cioè di essere d'accordo con Dio su ciò che ci dice. L'osservanza legale di una prescrizione, piccola o grande che sia, nasconde un vuoto: la legalità la si vive soprattutto se qualcuno ci sorveglia. In effetti le società sono piene di leggi e di sorveglianti, perché si accontentano di cittadini legali e non pretendono che siamo d'accordo con tutte le leggi dello Stato. È chiaro che questo non va bene quando si vuole essere sinceri. Quando il rapporto è più umano, cordiale, amichevole non basta essere legali, è il cuore che si impegna.
Moralità o legalità? I dieci comandamenti sono una sfida. Santificherai il sabato: se si santifica legalmente, non si è moralmente presenti.Ornstein, Quarto comandamento


L'IDEALE DELL'ETICA: DIO PARLA CON LA SUA PAROLA NELLA MIA COSCIENZA

Quando ricordo che questa norma per vivere viene dal Padre e cerco di realizzarla, mi rendo conto che Dio non è un padrone o un capriccioso. In altre parole l'ideale dell'etica, della moralità, è quando Dio parla con la sua Parola (i dieci comandamenti sono anche detti le dieci Parole) nella mia coscienza ed io, avendo trovata la mia alleanza con Dio, so che la sua parola è anche la mia.

Ci sono Parole di Dio che sono spontanee anche per noi: non uccidere, non rubare, ad esempio, sono intrinseche anche a noi, perché noi siamo creature di Dio che ci ha dato lo stampo del bene; ma altre sono un po' meno intuitive e facili. Beati noi quando possiamo affermare che la Parola di Dio ci risuona nella coscienza e che non potremmo fare in modo diverso o, meglio, se anche faccio diverso, perché sono debole peccatore, sento però che questa diversità non offende tanto Dio, quanto me, perché non mi ritrovo contento. Questo è un buon grado di moralità. Quando una moralità è diventata così interiore ho il diritto di dire che la mia identità è morale. Non è una presunzione, è un punto minimo di arrivo, oggi soprattutto, in un tempo di grandi relativismi, di grandi sradicamenti morali, per cui è importante avere moralità sicure.João Luiz Costa, Ottavo comandamento


IL CONTESTO CULTURALE IN CUI SIAMO INSERITI

Bisogna riconoscere che le nostre civiltà occidentali non brillano per livelli etici: si vive di codici superficiali di altro genere, come quelli economici e politici, quelli morali profondi non sono radicati. Questo da un lato non ci favorisce, dall'altro ci stimola perché fa emergere la testimonianza. Ci vuole un po' di coraggio, ma non dobbiamo spaventarci dei denigratori della morale, perché non sono giganti del pensiero e della filosofia, ma piccole persone con poche ragioni, il cui argomento è soprattutto l'ironia e il disprezzo. Insomma, non c'è da avere paura di chi prende posizione in nome di qualunque valore altisonante, magari la libertà, contro la Parola di Dio che si fa legge nel nostro cuore. Bisogna vivere con sicurezza la legge del Signore e perfino con fierezza.
Il soggettivismo ha fatto tutta la sua strada, siamo alla frammentazione totale. Se si vivono i dieci comandamenti al contrario delle dieci Parole, se il nostro decalogo è “disprezza Dio, alla domenica pensa solo a te stesso”, etc., siamo arrivati all'estremo di un soggettivismo che forse non merita neanche più il nome di creatività.

Questo individualismo dispotico crea molti problemi nella vita. Anche che di fronte ai valori, in mancanza di un riferimento a Dio, è difficile decidere a livello sociale come si deve tirare avanti. Il potere legislativo di fare delle leggi e poi quello giuridico di farle osservare, a chi appartiene? Il concetto dominante è quello della democrazia di massa, cioè quanta più gente esprime un giudizio, tanto più esso vale. È un criterio pericoloso, perché se si capitasse in una società dove c'è ancora il cannibalismo sacro e si è giudicati degli ottimi bocconcini, la democrazia di massa ci fa diventare delle polpette, in ossequio alle legge! Nella nostra società non poche cose si gestiscono a livello di democrazia di massa. Ecco perché quando, come oggi, la politica è debole, si cerca di ricorrere molto a quell'aggiramento della legge che è la consultazione, la propaganda, i referendum, con la conseguenza di destabilizzare la legge, perché la legge c'è, ma se qualcuno capisce che può convincere, con vari mezzi propagandistici, una maggioranza a decidere diverso, ecco che cambia tutto.

Dobbiamo essere persone con gli occhi aperti: la legge da Dio è una legge che ci fa bene e fa del bene: dobbiamo testimoniare che è bene non rubare, è bene non mentire, etc.
Dobbiamo perciò ricordare e cercare di realizzare i dieci comandamenti di Dio, non trovando in essi nulla di infantile, anche perché dietro queste estreme semplificazioni ci stanno miriadi di casi pratici analizzati da secoli di riflessione morale.
Non è oggi da sottovalutare la tentazione di un cristianesimo mediocremente etico che all'atto pratico scantona. Non vogliamo diventare gente della legge, intransigente, angolosa, dura, perché allora manca il cuore.
Tutta la conversione è tornare alla realtà oggettiva con umiltà soggettiva.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore

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