Sermig

L’immacolatezza di Maria


L’8 dicembre 1854 fu proclamato il dogma dell’immacolata concezione, una profonda verità da sempre creduta e da sempre indicata come obiettivo dal perseguire a livello di pratica di vita.

di Giuseppe Pollano


L’immacolatezza di Maria proviene tutta e soltanto dalla croce salvifica del Signore; anche lei sarebbe stata come noi una povera peccatrice se la salvezza non l’avesse raggiunta e colmata dal primo istante della vita. Concepita senza macchia di colpe è colei in cui l’opera redentrice di Gesù sulla croce raggiunge il suo effetto totale e perfetto.

Maria rappresenta la perfetta giustizia dell’uomo. Il concetto di giustizia implica proprio che tu sei giusto perché sei come devi essere, non ti limiti a non fare il male, ma fai solo il bene. Ma nessuno di noi è del tutto come deve essere. La lunga strada che ci sta davanti per essere giusti Maria non l’ha percorsa, perché lei sin dal concepimento è stata subito come doveva essere.


LE CONVINZIONI INGANNEVOLI DI OGGI

Tutti abbiamo in cuore l’ideale di essere irreprensibili, di essere giusti, perché siamo fatti ad immagine di Dio. Se non speri di farti santo, se lo ha già escluso, ti butti via? L’uomo, portando dentro questo bisogno di essere irreprensibile, da solo non se la cava, e allora segue diversi modi di comportarsi.

Il primo, caratterizzato dal pessimismo, è respingere la spinta interiore ad essere giusti e irreprensibili, giudicandola proprio solo un sogno, un’utopia. Il rischio è degradarsi con rabbia perché ci si sente insoddisfatti e spesso disperati. Baudelaire, poeta francese, alla fine della vita, scrisse questo verso rispondendosi alla domanda che si faceva su dove sarebbe andato dopo la morte: “Non importa dove, pur che sia fuori di questo mondo” Questo mondo era lui, scontentissimo e nauseato di sé. Non importa dove, pur di non essere più come sono.

Il secondo è cercare una scappatoia. Si rinunzia all’idea di una vera perfezione, di essere veramente giusti nell’anima e nel corpo, e ci si butta su un aspetto della perfezione. Per esempio si coltiva la propria intelligenza, la propria professionalità o si dà importanza soprattutto alle perfezioni relativamente più facili, per esempio la corporeità.

Il terzo è cedere alla presunzione di ritenersi giusti, senza bisogno che nessuno ci corregga: non ho niente di cui chiedere perdono. Per di più, quando si è così, siccome in fondo in fondo un po’ di cattiva coscienza ci rimane, scatta il meccanismo del capro espiatorio: trovo la colpa nell’altro. Il fariseo, di cui ci parla Luca nel vangelo, ringrazia Dio perché si ritiene bravo e, con grande impudenza, aggiunge che non è come quel pubblicano che si sente peccatore.

Maria ci insegna che la sola giustizia è quella che scende da Dio. Gesù arriverà a dire: siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste (Mt 5,48). Ci sbalordisce come proposta, però l’ha fatta lui, dunque la perfezione è possibile, anzi, è doverosa, è la nostra chiamata. Questa è la strada giusta, tutte le altre convinzioni le dobbiamo buttare via.


MARIA CI SOLLEVA NEL MONDO DELLA GRAZIA


In ogni caso, l’Immacolata ci consola molto, perché Maria è per noi, è una madre e la sua maternità è feconda. Il suo compito preciso è proprio di condurci alla sua immacolatezza. Già sta scritto nella Bibbia che Dio in Cristo ci ha chiamati ad essere davanti a lui, santi e immacolati nell’amore (cfr Ef 1,4). È una definizione magnifica e straordinaria del nostro destino e Maria tutela questa nostra crescita di amore vissuto perché Dio è amore. Maria ha l’incarico di sollevare molto maternamente e con molta bontà in modo incessante il mondo in Cristo e farci andare da lui. È una cura continua che lei ha, perché patisce per il nostro essere non immacolati, macchiati insomma, perché ci siamo abbandonati al disordine, non siamo ricchi d’amore, siamo lontani da Dio e non sappiamo più come fare. Maria ci ottiene tutto quello che è necessario: partecipare alla verità, alla bontà, alla amorevolezza di Dio. E la mia mente, a poco a poco, diventa immacolata, non ha più la macchia dell’errore, dell’equivoco.

Avere il pensiero di Gesù Cristo è una grazia inestimabile, perché viviamo in un mondo che ha perso la chiarezza del pensiero. L’Immacolata prima di tutto pensava come Cristo. Comincia a meditare su Gesù quando è piccolo a Betlemme, continua a meditare quando ha dodici anni e lo trova al tempio, continuamente immerge la propria mente in Cristo. Anche lei ha fatto la fatica di capire, perché non aveva la visione beatifica, era una creatura come noi, ma è cresciuta nella sua fede, non ha mai dubitato perché non era capace di farlo e si fidava di Dio.
Prima di tutto, quindi, l’immacolatezza di Maria è la sua intelligenza purissima che si specchia nel Verbo di Dio. Allora anche specchiamoci sovente nel Verbo di Dio che è la verità. Il Vangelo è di aiuto a specchiarti nel Verbo, leggilo, lascia che la verità venga in te, accettala, chiedi lo Spirito e a poco a poco ti sarà spontaneo pensarla come Cristo. E, certamente, ti troverai molto lontano dalla mentalità del mondo, e ti troverai cristianizzato.

All’immacolatezza nella mente si affianca l’immacolatezza del cuore, soprattutto di un cuore che non ha i difetti dell’egoismo, dell’amor proprio, delle miserie che ci dividono. Un cuore sano, un cuore che dà amore, da cui esce sempre bontà, un lavorio continuo di immacolatezza e di crescita nel bene. E naturalmente Maria è lì per aiutarci a diventare immagini immacolate. Bellissimo avere questa mamma che si cura di noi!

Maria ci attira con un fascino umanamente inspiegabile, perché questa creatura non ha niente di umano per attirarci. Non è la bellezza fisica di Maria, che pure c’è nella sua gloria, che adesso ci attira, perché non la vediamo. Piena di sapienza? Ma mica è stata una scienziata! Piena di dolce potenza? Ma mica è stata una reggitrice dei popoli! Nessuna dote umana giustificherebbe il fatto che ci affascina così. Attira i non cattolici, i non cristiani, è l’unica creatura che attira anche chi non si sente attirato da Cristo. È proprio un paradosso questo fascino misterioso che non dipende da nulla di umano, ma dipende dal desiderio trascendente che tutti abbiamo di essere come lei, anche se non lo sappiamo, perché lei è come si deve essere.

Una creatura così umile come Maria mi attira e mi richiama. Ha un ruolo centrale nel nostro cammino di purificazione perché non fa altro che portarci alla sua purezza, un poco per volta. “Prega per noi peccatori”, lo ripetiamo tante volte nella giornata, la invitiamo quindi a continuare questa sua cura fine, delicata, attenta.
E in più, sapendo benissimo di essere la prima salvata, a Maria non tocca giudicare: ci avverte, ci richiama, ci ricorda che con il peccato non si scherza.
È creatura essenzialmente pietosa perché continua a compatire anche le nostre cattiverie peggiori, anche le nostre malizie più volute e lucide. Il suo lavoro è la pietà, una pietà profonda: ci aiuta, ci giustifica a modo suo. Questo non ci deve far intendere che è più buona di Dio! È sbagliato pensare che, siccome Gesù è severo, si va dalla Madonna, questo è un po’ un infantilismo. Maria è il buono della bontà di Cristo, è Cristo il cuore misericordioso e a lei affida questo aspetto del suo cuore: curati di loro e abbi pietà, aiutali a venire al mio giudizio, ma puliti come si deve.

È sul Golgota che Dio ha fatto Maria nostra madre, non a Betlemme, perché ci avrebbe aiutato sempre a sostenere le nostre scelte difficili, senza le quali santo non si fa nessuno.
A Maria allora consegniamo la nostra libertà interiore: "Aiutami a scegliere di più e meglio, fa che non abbia paura di fidarmi di Dio!". Con questo atteggiamento è facile accorgersi che nel tempo ci si trasforma, si sta diventando più cristiani, nella vita qualcosa cambia: ci si accorge che si è diventati più credenti e quindi più generosi nelle proprie scelte. Il cammino della nostra immacolatezza allora è aperto, per cui poco per volta si diventa persone che sanno scegliere nel senso più elevato del termine.


a cura della redazione
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
con Mons. Giuseppe Pollano