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Maria: madre di Dio (1/2)

Giovan Pietro da Cemmo, Vergine Anunciatadi Giuseppe Pollano – “La folla ci ha condotti fra torce fino alle nostre residenze. Era notte. La gioia era generale e tutta la città si illuminò. Le donne camminavano con incensieri davanti a noi …”. Sono le parole di un testimone oculare, il vescovo Cirillo di Gerusalemme. Siamo nel 431 a Nicea dove si era riunito il Concilio ecumenico per mettere a punto la teologia cristologica. Si parlò anche di Maria, perché una tendenza teologica era quella di pensare che Maria avesse sì dato carne al Verbo di Dio, ma in quanto uomo, e che quindi fosse eccessivo chiamarla madre di Dio. L’approfondimento del mistero dell’incarnazione – per cui c’è una sola persona in Gesù la quale assume una natura umana che però è tutta divinizzata – fece concludere ai teologi e ai vescovi che il titolo Madre di Dio era quello giusto per Maria.
Perché tanta gioia, anche nostra?

Anche se non abbiamo le torce da accendere, potremmo anche noi condividere con gli abitanti di Efeso la gioia spirituale che Maria provoca. Le ragioni sono molte. Vediamone alcune.


Perché Dio si è fatto nostro fino al punto di entrare nel grembo di una donna

Se una donna sapesse che porta in grembo il Verbo di Dio, lo riterrebbe incredibile, un sogno, non vorrebbe prendersi questa responsabilità! Eppure una donna non si è tirata indietro, una donna come tutte le altre. Certo era immacolata, era pronta e deve aver provato una felicità del tutto inesprimibile non solo per il fatto in sé, ma per quel che significava: un immenso segno di amore di Dio nel volersi consegnare a noi. Perché la caratteristica dell’amore è che ci si consegna all’altro. Normalmente – a livello umano – ci si consegna con una certa prudenza, perché non sappiamo bene cosa l’altro farà di noi. Gesù si è consegnato a Maria sapendo che sarebbe stato portato bene, ma non dimentichiamo che, attraverso Maria, si è consegnato a tutti noi, e la sua ultima consegna è stata in mano ai crocifissori che lo uccidono. Anche quello era un segno di estremo amore: mi son talmente dato a voi che ho lasciato che faceste di me quello che volevate, non mi sono difeso.


Perché tale donna, senza peccato, lo ha accolto non solo nel corpo, ma nel cuore

Maria, che impersona tutta l’umanità, è colei che accoglie questo Dio impaziente di essere nostro per essere amato. E, altra ragione di gioia, è che lei lo ha accolto bene. Anche noi accogliamo Gesù, ma lo accogliamo qualche volta bene e altre meno. Questa donna, proprio perché non aveva ombra di peccato, lo ha accolto nel corpo, ma non di meno anche nel cuore. La Madonna è una persona, non è un organismo che dà un corpo a qualcuno. Inoltre, una persona raffinata, perché apparteneva a Dio, lo amava, lo capiva e lo aspettava. Più nessuno accoglierà Gesù come lo ha accolto lei, e tutte le nostre accoglienze, anche quelle dei santi, non sono altro che un prendere parte a questa originaria accoglienza di Maria al Verbo di Dio. Il suo cuore, a nome di tutti i cuori, ha accolto in maniera pienamente e veramente degna colui che veniva per essere accolto e non c’è stata da parte di Dio nessuna delusione. Molti santi, quando andavano a ricevere la comunione, dicevano una frase che è rimasta celebre: Maria, dammi il tuo cuore per ricevere Gesù. Non è una invocazione, accade proprio, perché la mediazione mariana è molto concreta. È saggio che lo diciamo anche noi per accogliere Gesù come si deve.


Perché così il legame estremo di amore si è stabilito per sempre fra lui e noi

Mentre la maternità umana inizia e finisce, quella di Maria nei riguardi di Dio è per l’eterno. È vero che Gesù finisce nel tempo, ma è vero che Gesù vive nell’eterno, è vivo e lei è accanto a lui. Madre contemporanea alla nostra vita, ha sempre sul Figlio il diritto di quella intercessione, di quella parola che la rende continuamente pronta a intercedere per noi, come dice il Concilio. Il suo grande valore in Cielo è questo.


Perché la Chiesa ha ricevuto in Maria il proprio modello giusto, per tutti i secoli

Lo sguardo madre-Figlio ormai è permanente ed è di quell’intesa tra madre e Figlio e Figlio e madre che vive la Chiesa stessa, perché Maria è madre della Chiesa, proprio perché la Chiesa – e anche questo il Concilio Vaticano II lo richiama molto bene – ha in lei il modello giusto. Infatti la Chiesa può sempre interpretarsi in maniere variabili e non sempre i modelli sono giusti. La Chiesa è Chiesa nella misura in cui accoglie totalmente Gesù con amore e vive di Gesù. La Chiesa continuamente si ispira a Maria la cui forza, con Gesù, è stata soltanto quella materna. Soltanto l’amore, nessun’altra risorsa, un amore che, è ovvio, deve crescere. Si è Chiesa prima di tutto se si è appassionati di Gesù Cristo.


Perché Gesù prendendo una Madre terrena si è fatto nostro fratello

Evidentemente Gesù, prendendo una madre terrena che è una donna come tutte le donne di questo mondo, è veramente, quasi fisicamente, diventato nostro fratello, non soltanto in modo figurativo o metaforico. Gesù non è come se fosse nostro fratello, Gesù è fratello dell’umanità. Anche qui, facciamo un po’ di fatica a pensare che Dio creatore del cosmo è nostro fratello, a cogliere il senso di questa espressione, ci pare eccessiva, ci pare sproporzionata, ma la teologia ci obbliga ad esagerare qualche volta i nostri concetti, a gonfiarli, li spacca un po’.
D’altra parte siamo molto saggi se ci rivolgiamo a lui come a nostro fratello. La bibbia è chiara: Gesù è il primogenito di molti fratelli, se è morto per me è perché è mio fratello. L’incarnazione è molto concreta. Quando nella vita ci possiamo sentire soli, esperienza molto frequente, perché la gente attorno a noi non c’è, ci ha abbandonato, ci ha tradito, ci ha deluso, non dimentichiamo che lui non ci lascia mai soli, perché l’alleanza è con Dio Padre che ci dà suo Figlio come fratello, e questa alleanza è permanente. Attimo per attimo siamo sempre fratelli e sorelle di lui e, perciò, tra noi.
Limitandosi a dire che siamo fratelli tra noi, rischiamo di dimenticare che, prima, siamo fratelli e sorelle di Dio. È un po’ diverso, perché fratelli tra noi possiamo esserlo in mille modi, non è un monopolio cristiano, ma è Dio che ci rende fratelli, e quando si dice Dio si passa dal finito all’infinito, e quindi siamo molto più dissimili che simili a lui, e questo abisso di dissomiglianza è colmato perché Dio si è incarnato. È per questo che siamo fratelli, non soltanto per qualsiasi altro bellissimo sentimento di solidarietà e di comunione. È bene ricordarlo perché altrimenti perdiamo perfino il senso della grandezza di chi ci ama.


Perché Gesù ci consegna alla cura di questa Madre come ha consegnato se stesso

Ecco tuo figlio, ecco tua madre (Gv 19,26-27), Gesù suggella con questa ultima dichiarazione un supremo testamento di amore: per tutto il tempo della Chiesa siamo consegnati a Maria. Gesù sa come questa cura materna a cui siamo affidati è stata accentuata in questi ultimi due secoli dalle apparizioni di Maria, che sono moltissime, circa 200, di cui la Chiesa ne ha approvate 7. Perché è Maria che appare? Von Balthasar dice perché Maria è la madre, perché Maria è la Chiesa, perché – in una specie di estremo richiamo all’umanità affinché finalmente torni a Gesù per non rovinarsi – il Padre permette alla madre di intervenire in maniera sensibile e visibile. È molto interessante questa interpretazione, perché sulle prime la teologia riguardo alle apparizioni era e rimane un po’ sulle sue; in realtà poi con Hans Urs Von Balthasar, Karl Rahner, Yves Congar ha detto che il Padre ci viene incontro con questo estremo richiamo materno, che è un piano di conversione permanente.
Pregare per affidarsi a Maria è una saggezza, perché lei è prontissima, è attentissima, non le sfugge nulla, è colma di amore insomma. Tutta la bontà di Maria sgorga dal cuore di Cristo, perché è lui il creatore, è lui il Dio incarnato e a lei affida in modo speciale la sua bontà. Infatti Maria non ci giudica, non tocca a lei giudicare, tocca a lei aiutarci.
Madre di tenerezza e di misericordia, nella sua cura siamo anche quando non ci pensiamo per nulla, perché Maria si cura di chi la prega, ma anche di chi non la prega, anche di chi la bestemmia, di chi la beffeggia. Si cura di tutti, una madre è una madre. Questo è veramente molto confortante.


Perché Gesù ha elevato in lei tutta l’umanità a dignità suprema

Ancora grande gioia perché una mamma così Gesù certamente non l'avrebbe lasciata in una tomba: è stata elevata per prima alla dignità suprema del regno: l’assunzione. Ancora una volta lei è il simbolo di tutti: la nostra meta è il Cielo, questa madre avrà noi in Cielo.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore