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Maria modello di kenosi

Pompeo Girolamo Batoni, Vergine dell'Annunciazionedi Giuseppe Pollano – Maria certamente ebbe un ego, ma, esentata dal peccato, non conobbe quella dolorosa conseguenza che l’ego porta con sé. Fu veramente capace di orientarsi a Dio, svuotandosi per amore.
Si potrebbe pensare che la Madonna, essendo immacolata, non aveva i nostri problemi e che, quindi, non ci serve come modello. Ma pensare che i problemi ci vengano soltanto dal fatto che siamo peccatori è un grande errore. A noi costa un grande sforzo non peccare, ma siamo fuori dalla verità se pensiamo che Maria abbia amato senza fatica, si sia svuotata di sé senza dolore. La questione non è del peccato, ma lo sforzo d’amore che si fa per essere fedeli a Dio.
Anche in Maria gioca questa regola: non avrà faticato a vincere una concupiscenza che non sentiva, un orgoglio che non aveva, ma la sua fatica per continuare a dire sì è stata enorme, una fatica che progressivamente l’ha kenotizzata, l’ha annientata fino in fondo, totalmente.
Riflettiamo ora su alcune tappe dell’amore kenotico di Maria.


l’annunciazione

Lo svuotamento di Maria comincia proprio con il sì dell’annunciazione, che consiste nel fatto che lei, che certo aveva i suoi progetti, ha dovuto svuotarsi di tutto ciò che lei pensava di sé.
Svuotarsi di un progetto è una fatica, perché il progetto è figlio del proprio ego. Progettarsi e progettare non è un peccato, è un’attività dell’uomo, tant’è che spesso siamo contrariati dal solo fatto che una piccola nostra cosa non va come l’avevamo decisa noi. In effetti la nostra abitudine è ego-logica e comincia sempre dal progettarci da noi stessi salvo poi intervistare Dio o chiederne l’approvazione e la benedizione. Dobbiamo cambiare prospettiva.
Il primo sì di Maria è un grande atto di amore che le colma il grembo del Verbo di Dio. Il testo di Luca ci fa anche notare che Maria, prima di dire sì, ha detto no: “Come è possibile? Non conosco uomo!”, che vuol dire: no, a questa condizione. Solo quando l’angelo le ha spiegato che l’accettare di avere un figlio in questo modo significava la sua comunione totale con il progetto stesso di Dio, allora ha detto sì. Anche se una creatura retta come lei sicuramente ha elaborato il suo sì nella pienezza della convinzione che non sbagliava, lo svuotarsi è stato ugualmente un gesto molto costoso. La sua kenosi, amore che continua a dare, è poi andata sempre avanti.


la visitazione

Subito dopo l’annunciazione, quando Maria va da Elisabetta, vive uno svuotamento facendosi l’umile serva di una sua anziana parente. Non c’è proprio nulla di poetico a servire Elisabetta per quei tre mesi!
Kenosi dunque, svuotamento di sé, che diventa sempre più forte perché Maria porta in sé colui che ha annientato se stesso. Avendo dato modo a Dio di annientarsi incarnandosi, Maria è presa dentro in questo immenso sentimento di Dio. Capisce che la via è quella.


la presentazione

Il suo annientamento cresce quando porta Gesù al tempio: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2,35), le dice Simeone. È un passo importante da meditare: se i nostri progetti, anche i più belli, fossero subito raggelati da una profezia che qualcuno ci spaccherà il cuore, è probabile che li abbandoneremmo.
Dio è buono, è paterno, ha una sua pedagogia, e così i nostri progetti cominciano sempre con quel tanto che ci vuole di entusiasmo, di ingenuità e di ignoranza del futuro, per cui non conosciamo mai quanto ci costeranno, ma come Maria non ci dobbiamo tirare indietro nel cammino di svuotamento.


la fuga di Gesù e il ritrovamento

“Perché ci hai fatto questo?”. “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non capirono le sue parole (Lc 2, 48-50).
Quando, già nel corso di un progetto di Dio, noi arriviamo a dei momenti in cui non capiamo più nulla, allora è il momento di una ulteriore kenosi, perché se noi ci impuntiamo a capire, è finita. Non son pochi i cristiani generosi che si sono bloccati perché, ad un certo punto, hanno chiesto di capire, prima di andare avanti. Non sono pochi i progetti non finiti nella storia della Chiesa. Perché siamo sempre liberi; d’altra parte anche nella vita personale può accadere esattamente la stessa cosa: conosciamo le crisi spirituali, i periodi di rilassamento sconcertato, il sentirsi scandalizzati perché ci sembra esagerato ciò che ci viene chiesto. Anche se il buio è commisurato alle nostre capacità, ciò non toglie che possa farci molta paura.


ai piedi della croce

Ma la kenosi assoluta, quella che veramente sconvolge, è quella di Maria ai piedi della croce. Un teologo ha scritto: “Al calvario Maria è un nulla riempito di nulla”.
Dopo tutto il suo consegnarsi non le resta più niente, perché è madre di quel figlio e figlia di quel Dio che è sulla croce. Le si toglie figlio e Dio, cosa le si può toglierle ancora? Anche Gesù non ha più niente, la kenosi si è consumata, Gesù grida: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34), dopo muore.
È molto adatta l’espressione un nulla riempito di nulla. È anche un’esperienza che noi facciamo nella vita cristiana quando non solo stentiamo a credere e ad andare avanti, ma siamo riempiti totalmente di insuccesso. Allora siamo proprio un niente, perché avevamo impostata la vita su quella scommessa con Dio: non siamo più niente, siamo ridotti al nulla e dobbiamo nutrirci amaramente del nulla che abbiamo davanti. È proprio qui che dobbiamo continuare a credere.
La vita di non pochi santi è segnata da queste situazioni: quanti fondatori hanno finito la loro vita buttati fuori dalla loro fondazione. Il beato Giuseppe Allamano, ad esempio, ha finito la sua vita fuori dall’Istituto Missioni Consolata da lui fondato perché per ragioni interne lo hanno estromesso, non poteva neanche più metterci piede. Pur stimandolo, non lo ritenevano più adatto a dare consigli pertinenti e a guidare l’istituto.
Chiunque fonda qualcosa deve essere pronto a fare anche questa esperienza, la stessa di Maria. È una prassi e noi non possiamo dire che è soltanto dovuta a uomini perfidi, poiché spesso è gente in buona fede.


kenosi, costante della vera vita cristiana

Puntando lo sguardo soltanto sulla kenosi, anche se possiamo avere qualche esitazione nel cuore, non dobbiamo mai spaventarci perché Dio ci accompagna: ha tenuto in piedi Maria, terrà in piedi tutti.
Dio ci dà molti doni, mentre ci fa morire ci fa rinascere: ne abbiamo sicuramente l’esperienza e l’esperienza è l’unico modo per espropriarsi totalmente dal gusto, sempre presente, di volere e chiedere qualche cosa. In questo senso, la kenosi per amore è la costante della vera vita cristiana.
Una nostra qualunque giornata potrebbe essere anche misurata in questi termini: “Signore, quanto ho vissuto del tuo annullarmi, quanto ho amato e quanto no?”. È un parametro molto semplice e anche molto chiaro; è difficile confondersi, perché ci accorgiamo subito quale direzione abbiamo preso: l’altro o il nostro io. Spesso viviamo giornate di conflitto e non c’è da stupirsene, dobbiamo crescere, però è bene accettare questa regola di fondo.
La kenosi di Dio non ha niente a che vedere con quel falso annullamento di chi si lascia dominare, si lascia trascinare, si lascia plagiare; anche questo è un annullamento, ma in questo caso è perdere la dignità; chi accetta la kenosi del vangelo è forte, un martire insomma, come Maria.

Se l’avere gli stessi sentimenti di Cristo è una chiamata, ogni giorno devo umilmente verificarmi, misurare la mia giornata a livello di kenosi, innanzi tutto quella che Dio mi ha chiesto e poi quella che io ho saputo vivere in risposta alla sua richiesta.
Per svuotarsi non bastano le opere, ci vuole sempre l’amore. Dovrò vedere se il mio ego non è venuto fuori anche facendo qualche buona opera, se è campato sui piccoli diritti; farò un bilancio d’amore, insomma, e ringrazierò Dio se l’amore mi ha aiutato ad essere coerente al mio Signore, l’annullato per amore; e gli chiederò perdono se ho fatto un’altra strada, quella che lui non avrebbe fatto. Non c’è giorno in cui non debba chiedere un perdono, perché il mio ego è tenace, inesorabile, sembra immortale, non lo riesco a liquidare una volta per tutte; però desidero, nella somma dei miei giorni, di poter ringraziare la sera Dio perché l’amore mi ha condotto, ho fatto cose senza cercare briciole di compenso per il mio ego, non ho voluto nessun riconoscimento, nessun sapore, nessun grazie.
Questo è lo stile di Maria.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore