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Missionari del regno (2/2)

Bibbia apertadi Giuseppe Pollano – Gli atteggiamenti che sono stati oggetto della precedente riflessione sono le caratteristiche di Gesù che si è messo a servizio del nostro bene senza nessun desiderio di affermazione personale.
Se non si è veramente ricchi di amore di Dio, anche nella missione – il compito di ognuno di annunciare Gesù e il regno – un po’ di sentimento personale si insinua, e allora si può tradire la missione. Dobbiamo pertanto evitare atteggiamenti errati quali quelli che seguono.


Atteggiamenti errati da evitare per annunciare il regno

Ogni desiderio e ricerca di vittoria nella proposta del vangelo

Mai cercare o desiderare una specie di vittoria quando si propone il vangelo. Vittoria nel senso che abbiamo avuto ragione, ce l’abbiamo fatta, l’altro forse ora crede. E neanche quella vittoria molto gradevole che è il consenso degli altri, la gratitudine, come ad esempio: “Nessuno ha mai parlato bene come te, nessuno ci ha mai detto le cose che hai dette tu…”. Non è questo l’atteggiamento del missionario che è, come Giovanni il Battista, una voce, ed inoltre – in modo particolare – un cuore. Al missionario importa che tramite lui arrivi da Dio un annuncio (la voce) attraverso il cuore. È questo il metodo missionario, che fa rimanere sinceramente amici anche di coloro che non ci accettano come missionari.


Ogni risentimento e rifiuto verso chi trascura o respinge l'annuncio di Gesù

Dobbiamo interrogarci su come noi istintivamente reagiamo in una situazione di non accoglienza. Esempi pratici. Se un ateo fa una conferenza contro Dio e vado ad ascoltarlo perché mi interessa cosa dice, devo stare molto attento a non rimanere arrabbiato, perché, qualsiasi cosa lui dica, è una creatura amata da Dio e se io sono cristiano lo amo lo stesso, poi mi farà pietà, lo compatirò in senso fraterno, pregherò per lui, ma non me ne vado alla fine della conferenza dicendo che quell’ateo è un disgraziato. Certo mi dispiace, mi addolora, ma è Dio che giudica, non io, e pregherò per lui perché torni ai sacramenti, perché capisca ciò che non ha capito poiché può avere molte attenuanti sul perché non ha capito. E quando un amico non va più a messa, è importante che non lo tratti freddamente, che non gli sia meno vicino. Se noi ci diamo da fare con tutto il nostro buon volere e siamo respinti, non accettati, può rimanere in cuore un po’ di risentimento umano. Se facciamo del rifiuto dell’altro una questione personale: “Abbiamo parlato per ore, non capisce nulla, è un testone, adesso si arrangi!” è chiaramente un ragionamento umano, non missionario!

Quando con tutta la buona volontà, con il cuore aperto, con tanta bontà cerchiamo di far passare la verità e non ci riusciamo, è un’occasione per verificare se ne soffriamo o se intendiamo restituire male per male. È così che si matura nella pietà, nella pazienza, nel capire l’altro come è.


Ogni ricerca di vantaggio terreno nell'essere Popolo di Dio nella Chiesa visibile

Nel nostro cuore deve essere evidente che non si fa mai missione, non si parla mai di Gesù per avere vantaggi terreni. Avere il distintivo della croce per avere vantaggi non è prerogativa della politica, riguarda un po’ tutta la vita. In tante situazioni verrebbe da arrabbiarsi, ma bisogna compatire lo stesso, far capire con amorevolezza che sta comportandosi in modo errato. C’è gente che cerca amicizia di persone importanti delle curie perché passino certe pretese. E così via. Questo è triste, inevitabile nella storia umana. Per non parlare di chi esercita un ministero con dei fini di interesse, che possono essere di ambizione, economica...
San Pietro, d’altronde, ai presbiteri diceva di esercitare il ministero “non per vergognoso interesse, ma con animo generoso” (1Pt 5,2), perché se si esercita il ministero per un guadagno questo guadagno è turpe. Non si dà Dio per dei soldi. Nella Chiesa c’è stato ampiamente un peccato che, grazie a Dio, oggi sembra scomparso, quello della simonia, che nasce da Simone mago (At 8,18-24) il quale offri a Pietro del denaro perché anche a lui fosse data la capacità di fare miracoli.

Questi atteggiamenti sono vizi che abbiamo dentro di noi e non sono sempre facili da vincere. Bisogna quindi sempre annunciare Gesù, in modo esplicito o con la maniera di vivere, senza la speranza di ricevere degli immediati risultati. Il seme va gettato dappertutto, dice Gesù, qualcosa si perde, qualcosa resta. Bisogna essere generosi, come Gesù che dà a fondo perduto, senza mai aspettarsi un risultato, senza mai rimproverare all’altro che non ha ascoltato, che non si è convertito. C’è chi giudica, ma non siamo noi, non tocca a noi.


Quali sono i criteri perché la missione sia come quella di Gesù?

Quando viviamo gli atteggiamenti dello spirito di amore la missione diventa una realtà molto bella, alla portata di tutti perché sono atteggiamenti propri dei cristiani, anche se molto alti. Quali le caratteristiche di una testimonianza che si rifa a Gesù?


Testimonianza di amore sincero e sollecito per l'altro,
che prima di tutto si sentirà amato

Se non fai capire all’altro che è amato da te attraverso i tuoi occhi, il tuo cuore, la tua parola, non gli arriverà mai l’annuncio del regno. Non arriva un angelo dal Cielo, sei tu l’angelo, il mandato da Dio in quel momento.
Far sentire agli altri che sono amati è la regola di Dio, che ci ha fatto sentire che siamo amati da lui, ha mandato suo Figlio a morire per noi.
Questo è il primo incarico di missione e tutti siamo sotto questo incarico. Anche se non siamo perfetti, dobbiamo tener ben presente questo primo criterio.


Testimonianza di affermazione schietta e coraggiosa della fede,
che provoca negli altri riflessione

Essere buoni è la condizione di base, ma poi bisogna anche parlare di Gesù Cristo e annunciare la fede in modo chiaro, cioè senza accontentarsi del modo implicito alla “sono buono e questo è sufficiente per annunciare”.
C’è stato un periodo in cui qualcuno si nascondeva dietro alla cosiddetta pre-evangelizzazione, che significava: di Gesù parleremo poi, adesso cominciamo con la libertà, la giustizia, la bontà. Tutte cose positive, ma Gesù e i santi non hanno mai usato questo metodo.
Sii buono e parla chiaro di Gesù. Se sei così la tua parola che arriva spontanea cade nel cuore e provoca riflessione. Il missionario pone una parola che fa pensare. È ingenuo pensare che la conversione avvenga subito, perché la parola entra in un sistema di pre-comprensione che c’è già, però è un seme. Tutti ricordiamo frasi che ci sono state dette e su cui siamo ritornati, ci abbiamo pensato, anche molto tempo dopo.


Testimonianza di umiltà serena e disarmante,
che causa attorno a sé pace

Quando uno è umile, gli altri si accorgono che non ha pretese, che non vuole primeggiare. All’umile non interessa altro che il bene dell’altro. Le persone umili sono affascinanti, anche se magari non dicono nulla di particolarmente affascinante. Si capisce subito che l’umile non sarà mai un nemico, un avversario, un concorrente, un invidioso, non farà mai del male agli altri. Incontrare una persona di cui si capisce subito che non ti farà del male è molto rassicurante, garantisce la missione.
Il missionario nella sua semplicità fa capire agli altri che vuole loro bene, che li ama, e parla di Gesù, ma come uno che ne è veramente convinto, rimanendo umile. È così che provoca uno di quegli incontri che non si dimenticano.


Missione vissuta con l’umiltà e la mitezza di Gesù

Il missionario è disposto a qualunque cosa. Bisogna sempre ricordare l’avvertimento di Gesù agli amici che sta mandando alla prima missione: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi (cfr. Lc 10,3). Umanamente non è una frase incoraggiante, però teniamo presente che Gesù è stato un agnello in mezzo ai lupi che lo hanno sbranato. Dio è con noi, quindi non dobbiamo farci condizionare dalla paura. Ci proteggerà da tutti i lupi.
Non diventare lupo anche tu, rimani agnello. Quando ci furono i grandi strappi ecclesiali ai tempi di Lutero nacque tutta una categoria di teologi chiamati controversisti per chiarire alla gente quale fosse la verità. E spesso arrivavano a delle discussioni molto accese. Chi si distingueva tra i controversisti per essere molto preparato fu san Francesco di Sales. Convertì moltissimo non per la sua sapienza ma per la sua dolcezza. Lui stesso confessava che, avendo un carattere piuttosto irruente di natura, piuttosto che scagliarsi contro qualcuno avrebbe preferito morire, perché il Signore ci ha regalato la mitezza come arma.

La missione è molto bella, molto fine, però anche molto alta, da curare mettendoci continuamente in questione. Il mondo oggi accetta molto questo stile capace di penetrare i cuori.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore