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Non “anche”, ma “solo” credere

Sieger Koder, Abramodi Giuseppe Pollano – Le beatitudini sono la chiave per vivere l'amore, rendere concreto il al Signore, entrare nel Regno di Dio.

Nella storia della salvezza Abramo è il primo uomo la cui vita diventa tutta una fede vissuta, un capovolgimento in quest’uomo, una nuova nascita. Abramo certamente per l’epoca in cui vive ha una fede. Ma ecco Dio viene, Dio lo chiama, lo pone dinnanzi a sé, lo investe con la propria presenza e con i propri progetti e Abramo diventa colui che vive non avendo anche fede, ma perché la fede gli fa vivere, in maniera tutta nuova, una fiducia perdutamente data a Dio.
Conosciamo bene la storia di Abramo: “Come è stata la tua vita Abramo?”. “Ho creduto”. “Hai anche creduto?” (come forse possiamo fare noi). “Ho soltanto creduto”.
La storia di Abramo è questo sradicamento dall’Abramo di prima per diventare l’incarnazione di una fede. Questo perché i progetti di Dio sono molto più grandi dei nostri. Non basta una piccola fede per comprendere Dio: per lasciarsi coinvolgere nei suoi disegni, dal suo amore per l’umanità occorre far diventare tutta la vita una fede.

Là dove la vita di una creatura diventa un affidamento a Dio, si è sempre pronti a rispondere a cosa Dio chiederà, anche se non si conosce cosa succederà.
Abramo ha creduto e ha sperato aldilà di ogni speranza, ci insegna la Scrittura, per riuscire a realizzare veramente i trascendenti, supremi disegni di Dio, per diventare piccolo tramite di un’immensa benedizione. Anche per noi è così, il permette che il nostro bene, il nostro cuore, il nostro servizio, la nostra carità giunga ad altri. A quanti non sappiamo, ma Dio lo sa, e quando lo vedremo faccia a faccia anche noi lo sapremo e raccoglieremo, secondo la promessa del vangelo, quella gratitudine di Dio, quel bacio e abbraccio profondo di Dio che si stabiliscono per sempre nella beatitudine.
Credere, fidarsi di Dio, dire sì ai suoi disegni previsti o imprevisti è la risposta alla chiamata ad essere totalmente di Dio, ad entrare nel mistero dell’amore, ad entrare nella logica delle beatitudini. Non siamo beati perché siamo poveri o tristi, ma perché avremo il Regno. Ma, attenti! Se domandassimo a un vero credente se è povero per avere il Regno di Dio, ci risponderebbe: “Spero sì nel Regno di Dio, ma sono povero perché amo”. Il segreto delle beatitudini è la storia di un amore variegato che di fronte a tutte le situazioni umane ama e amando si arriverà al Regno. E quando arriveremo al Regno potremo dare risposte concrete.

“Perché sei vissuto povero?”. “Amavo Dio e mi bastava, Dio ha colmato i miei desideri e il mio cuore, non avevo bisogno d’altro bene e perciò eccomi nel Regno”.
“Perché eri afflitto?”. “Perché prima di tutto vedevo un Dio poco amato, vedevo un Dio sofferente nei fratelli e nelle sorelle e per questo ho pianto molte lacrime. Ma non ero afflitto come quelli che si disperano: amavo, e l’amore mi rendeva sensibile al bene di tutti”.
“Perché eri mite?” “Anch’io avevo carattere e forza, ma ero mite perché amavo”.
L’amore torna infallibilmente a forgiare la personalità del credente; l’amore ti rende affamato e assetato di giustizia e di santità. “Perché avevi fame e sete di giustizia e di santità?”. “Perché dentro mi ardeva il cuore”. Fame e sete di Dio gustato e assaporato e di Dio che risana la storia umana.
“Sei stato misericordioso?”. “Ho sempre cercato di vedere la miseria senza mai imputare nulla a nessuno. Non la vedevo per giudicare, per dire: peggio per te, è così che ti sei voluto ridurre. La vedevo perché amando il mio cuore si sentiva misericordioso”.
“Sei stato puro di cuore?”. Arte difficile nella nostra epoca. “Sono stato puro di cuore perché amando mi specchiavo nel mio amato, e quando ti specchi in Gesù il tuo cuore diventa puro come il suo”. Un cuore semplice e puro perché amava.
“Hai operato la pace?”. “E che cosa altro mai avrei potuto fare? Chi ama non sa più far altro”.

L’Apocalisse ci indica questo straordinario viaggio. Noi viviamo in città effimere, provvisorie, che diventeranno ruderi e macerie. Come dimenticare che la Città esiste ed è la Città di Dio? Questa splendida città, piena di luce e piena di vita, dove scorre l’acqua viva dello Spirito, dove tutti i frutti del bene continuamente ci sono offerti: l’eternità, il paradiso di Dio. Lì non c’è più maledizione, mentre questo mondo ne è pieno. Chi ha sentito nel cuore e nella vita il peso di questo male del mondo, nella Città di Dio è libero e felice e ci guarda con uno sguardo colmo di gioia e incoraggiante per noi, perché chi vede Dio diventa subito un riflesso di Dio per noi.
Il credente vive di futuro, non solo di passato o, meglio, vive di quel presente che ormai è là, dove regnerem

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore