Sermig

Il livello dell’amore

Elio Poggiali, Fratellanzadi Giuseppe Pollano – Il vangelo della XXX domenica del tempo ordinario anno A è una pagina di Matteo che racchiude una delle affermazioni più celebri di Gesù il quale, alla domanda dello scriba su quale sia il più grande comandamento, risponde citando il Deuteronomio: amare Dio e amare il prossimo.

Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: "Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?". Gli rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. (Mt 22,34-40)

Gesù chiede di amare non in qualche modo generico, ma nella massima misura possibile, con la totalità del proprio essere. Una risposta sull’amore che poi Gesù ha ancora perfezionata. Riprendendo questa formula ci dirà anche che in realtà questo amore ama donando la vita (cfr Gv 15,12).


Il cuore della legge è la legge del cuore

Con “amerai” ripetuto due volte Gesù ci tiene a precisare che l’amore è il fondamento di “tutta la Legge e i Profeti”. Dobbiamo notare che la Legge, la Torà, per gli ebrei comprendeva tutto: il rapporto con Dio, il modo di vivere, la santità, la sapienza. Questo universo cosmo-etico-religioso, sparso in 613 precetti, viene raccolto da Gesù nell'amare Dio e il prossimo senza mettere limiti.
Gesù afferma che il cuore della legge e dei profeti è la legge del cuore, dove cuore è inteso in senso biblico: il profondo di te, il tuo io da dove partono la coscienza e l’intelligenza, ma soprattutto la volontà, l’intenzione. Perché questo primato assoluto dell’amore? Tutti abbiamo fatto l'esperienza di come cambia la vita quando si ama. L’amore è la condizione della vita, non un di più, è non amare che è un di meno.
Nella vita umana capita a volte che non si ama, e le persone più infelici sono proprio quelle che non sono riuscite ad amare oppure che sono convinte di non essere amabili. Dobbiamo aiutare molto queste persone, perché questa è la tristezza peggiore e, in ogni caso, ogni persona porta con sé qualcosa di amabile. Quando Giovanni della Croce diceva che alla sera della vita saremo misurati sull’amore, affermava una cosa profondamente vera, da prendere come norma quotidiana che rende concreto l'amore: stasera io sarò giudicato nell’amore con cui ho vissuto oggi.
Di conseguenza per Gesù non ci sono molte alternative: l’amore non è una delle maniere di vivere la vita, è la vita. Gesù viene dall’amore, è l’amore fatto carne e ossa, è l’amore che ha un volto: si comporta continuamente secondo l'amore, non smette di volere bene agli altri, guarisce la gente, benefica tutti e tutto a fondo perduto, nessuno gli chiede niente e lui invade tutta quanta la Palestina di benevolenza. È un amore in atto, è un innamorato di tutti in atto.
È una cosa straordinaria leggere Gesù come un amore in atto, in formula umana, su nostra misura; ma poi Gesù va oltre, non gli basta farci guarire e sfamarci, ci vuol dare la vita eterna. E allora entra nella nostra coscienza, nei nostri peccati, nei nostri guai fino a morire per noi: un amico che non si ferma, un amore che non può far altro che amarci.
Anche noi possiamo amare come Gesù perché abbiamo in noi una grande risorsa: il suo Spirito.


Vivere il cristianesimo con amore

Allora, per essere cristiani basta amare Dio e il prossimo? Pensare e studiare Dio, per esempio studiare la teologia, è un di più? È giusto amare, ma si corre il rischio di diventare un po’ superficiali perché la parola amore è analogica: la diciamo di Dio nel modo perfetto e poi la diciamo di noi nella maniera nostra e allora si diventa un po’ faciloni. Invece ci vuole il capire Dio: quando leggo nella Bibbia “Dio è Amore” devo riflettere e poi esaminare come mi comporto io, quanto mi è costato, come ho costruito le cose per fare in modo che la teologia si impregni di contemplazione. Dobbiamo allora chiedere che la teologia e i teologi si riempiano di contemplazione. La teologia non deve divenire senza cuore perché rimarrebbe solo più una scienza, precisa, verissima, ma come l’algoritmo di un ingegnere.

Secondo Gesù questa spaccatura non è possibile perché se hai l’amore hai l’anima, altrimenti non vivi, ma dobbiamo riconoscere con una certa tristezza che ci possono essere dei “cristianesimi” senza amore evangelico. La storia ci ha dato tremende lezioni su questo punto. Ma senza andare alle guerre di religione, nel piccolo ci può essere un cristiano che vede un po’ freddamente un altro cristiano soltanto perché fa un altro servizio, un altro apostolato. Purtroppo è talmente comune questo tristissimo fenomeno che noi diamo per scontato che sia così.

Il Signore ha detto che i cristiani si riconoscono perché si vogliono bene, dunque attenzione ai possibili cristianesimi senza amore. Capita anche nel nucleo vitale dell’uomo, la famiglia, dove ci possono essere cristianesimi senza amore o con poco amore; ci può essere una famiglia dove magari un coniuge è un ottimo cristiano tranquillo, l'altro è impegnato in un gruppo ecclesiale e vuole trascinarvi il coniuge perché ritiene che lì ci sia il vero cristianesimo; ma se il coniuge non vuole, invece di essere uniti in Gesù Cristo nello Spirito Santo che è prima di tutto e più di tutto, litigano e si guardano in cagnesco. Ecco come si disfa un cristianesimo pur con tutte le belle e buone premesse. Stiamo con i piedi per terra, un cristianesimo che non abbia la carità, che non parta dalla carità, deve guardarsi in uno specchio con molto sospetto e deve ricominciare dalla purezza del vangelo: ama il tuo prossimo come te stesso.


In cammino verso il regno

Il nostro contesto culturale riguardo il porre attenzione ai poveri è difficile; il debole scompare facilmente. È un pagano, il commediografo latino Plauto, che ha detto la famosa frase “homo homini lupus”, cioè un uomo mangia l’altro come un lupo, ma è un cristiano, Hobbes, che l’ha riutilizzata. Oggi è abbastanza vero sul piano economico e su quello politico che se tu sei un agnello io ti mangio; ci sono moltissimi oppressi e moltissimi soppressi, la storia di oggi la conosciamo. Ci sono degli squilibri di fondo contro cui dobbiamo batterci con la nostra appassionata maniera di parlare e di fare.
Oggi nel mondo muoiono di fame ancora tantissime persone. Ma nel frattempo gli uomini per progettare, costruire, commercializzare armi spendono miliardi e miliardi che potrebbero essere spesi per sfamare, guarire, dare dignità e opportunità. Sono squilibri che esistono, è la nostra cultura. Ma se un domani qualcuno di noi viene a trovarsi proprio in uno di quei posti dove si decidono spese assurde, è importante che si esponga per ricordare le tragedie che vive l'uomo e il dovere di risolverle. Noi non ci arrendiamo; la profezia potrà farci anche molti nemici, ma cosa importa? “Hanno odiato me, odieranno voi”, poi c’è il regno.


Il contagio dell’agape

Noi partiamo da un contesto culturale molto isolazionistico, molto individualizzato, senza solidarietà e condivisione, che non ha più neanche voglia di stringere la mano a nessuno e tira avanti per i fatti suoi. In culture di questo genere si dice moltissimo la parola amore, ma è quello che i greci hanno individuato con il termine eros, l’eros dell’incontro, della passione, della sessualità, anche dell'affetto, però connotato da una forte pulsione sessuale. Questo termine però non compare nel Nuovo Testamento, dove viene usata la parola agape, allora poco corrente perché i greci usavano di più eros e philia, per dare significati diversi. Oggi l’uomo comune quando pensa all’amore pensa alla dimensione erotica, e non riesce a sollevarsi molto anche se desidera l'amicizia e se apprezza l'essere amato in maniera totale.
Questi sono i livelli in cui viviamo, ma è bello vivere in modo tale che si veda la diversità di Gesù Cristo, l’amore vissuto da Gesù. Il buio fa sempre capire meglio quanto è luminosa una lampada, e più le cose sembrano negative è più si esulta perché il positivo emerge. Come ricorda Paolo “dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia”, dove il “sovra” è la misura di Dio, il suo intervento creativo e fantasioso (cfr Rm 5,20).

Una rilettura, una meditazione, soprattutto una preghiera lieta ed ottimistica della Parola di Dio possono aiutare a prendere sempre più coscienza di quelli che si è. E bisogna proprio dire un bel grazie a Dio se siamo già capaci di amare e avere la carità di chiedere che altri – il contagio buono, l'ammirazione – vedano, vengano. Allarghiamo molto questo contagio, portando un cuore che sia quello di Dio.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore