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Maria, il rosario e la missione

Amadeo Albini, Annunciazionedi Giuseppe Pollano – La devozione alla Madonna del rosario è molto antica. Il rosario anche oggi ci permette di riflettere sulla vita e sulla missione.

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio". Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei. (Lc 1,26-38)

Rallegra veramente il cuore leggere una pagina come questa, perché ci narra il grande momento in cui Dio ha fatto fisicamente irruzione dentro la tragicità della storia umana. È venuto a rifare tutto. Gesù nasce concepito da Maria, poi a Pentecoste nasce la Chiesa. La ricorrenza della Madonna del rosario è occasione per renderci una volta di più conto di questo grande movimento di Dio e a chiederci quale responsabilità siamo disposti a prenderci nella storia.


La storia dell’uomo e la storia di Dio

Abitualmente chiamiamo storia la vicenda umana. Di fronte a quello che viviamo, ci rendiamo conto che la storia è più che mai enigmatica, è tragedia, è sbagli, è tentativi, è rifiuto della razionalità in nome delle passioni più scatenate a qualsiasi livello ed altro ancora. Constatiamo che è soltanto un tentativo di storia che non giunge mai all’esito desiderato.
Ma la storia la compie il creatore dell’uomo stesso: viene, traccia un suo cammino con Gesù. La nostra vicenda umana finalmente trova il suo senso. La storia è la storia di Dio nel mondo. Ecco perché la ricorrenza della Madonna del rosario ci stimola. Il rosario riassume tutta la storia di Dio, dalla nascita alla gloria, un ripasso molto semplice della storia vera che ci salva. Con il rosario si ripercorre la storia del Signore e il disegno del Padre nella maniera migliore, perché non da soli: ci accompagna Maria, colei che ha conosciuta, ha resa possibile la storia (sia fatto di me secondo la tua Parola) e ha oggi da parte di Dio l’incarico profondo di realizzarla: tutto passa attraverso le mani di Maria. A buon diritto la chiamiamo la regina della storia.

Ma non basta ancora. È bello poter dire che Maria è madre della nostra storia. Innanzi tutto significa che la storia umana non è affidata alla follia ma ad una madre, a colei che continua a dire a suo Figlio non hanno più vino, non hanno più niente. Maria è madre di questa storia fratturata, incidentata, insanguinata che delude sempre, che è grande malata, sa di agonia, è piena di morti. Sulla storia si china la madre e le infonde la storia di Dio, che è luce, che è parola, che è misericordia, che è il pane vivo.
Il rosario è probabilmente l'oggetto più diffuso in tutta la Chiesa cattolica, il che vuol dire che per un segreto istinto dello Spirito noi queste cose le intuiamo e, quando nella nostra stessa storia siamo tribolati dai mali fisici, psichici o morali, sappiamo che lei c’è e possiamo andare da lei che non si scandalizza mai.

Affidiamoci dunque a lei. Noi siamo un po’ di storia di Gesù già in atto e ancora un po’ di storia vecchia che deve essere risanata, nessuno è perfetto. Ebbene riconsegniamoci a lei. Vogliamo che la storia di Cristo, dalla nascita alla gloria, sia semplicemente la nostra storia. Vogliamo poter dire, come Maria ha sempre detto, che la nostra vita è Cristo. Neppure la madre della storia può fare da sola tutta la storia, e noi siamo qui per lei e con lei.
Se noi non ci siamo in ogni momento, un grande bene non sarà fatto, se non ci presentiamo entusiasti di Gesù e se Maria non ci aiuta, tanto male ancora sarà fatto. Siamo continuamente in missione ad annunciare Gesù, e con lui subito Maria.


Maria e la missione

Non c’è missione senza Maria, perché la missione stessa è la spinta a dire Gesù, ma come lei stessa l’ha detto. Maria ci dice che il suo Gesù non è suo, è del Padre ed è per tutti. E ce lo offre. Per Maria Gesù è uno da dare. La devozione a Maria si traduce nell’aiutarla a fare il suo lavoro, dare Gesù. Allora ha molto senso chiederle di somigliarle.
E insieme a Gesù la missione chiede di dare anche Maria, perché tutti possano cogliere la ricchezza di avere l’avvocata, colei che ci sta sempre vicino per parlare a nostro favore; l’ausiliatrice, la soccorritrice e la mediatrice, i quattro titoli scelti dal Concilio Vaticano II dei tanti che la Madonna ha.
La sua cura materna, la fortezza – perché per essere cristiani ce ne vuole di fortezza! – che ci insegna a vivere, la sua intercessione diventano necessarie alla nostra missione

Le icone di Maria che visita Elisabetta (Lc 1,39-56), che ottiene il miracolo di Cana (Gv 2,1-12), che è fatta nostra Madre da Gesù in croce (Gv 19,25-27), sono nella pratica missionaria l'insegnamento memorabile che si va a Gesù in, con, per Maria, donna eucaristica, come l’ha definita Giovanni Paolo II.
Quando Maria visita Elisabetta, porta Cristo e va a servire. Noi tutti i giorni possiamo fare la stessa cosa, perché quando accostiamo un altro, chiunque esso sia, portiamo Cristo in noi che ci usa, se siamo docili. D’altronde Maria non si immaginava quel dialogo con Elisabetta, ma Cristo si è fatto vivo, e le è sgorgato il Magnificat dal cuore. Cristo si fida di noi, non ci chiede gesti speciali, ci chiede la nostra bontà, la nostra affabilità, la nostra umiltà di cuore, tutte cose che possiamo vivere, tanto che se non siamo così, Cristo lì non compare, non c’è, ci siamo soltanto noi e il nostro rapporto con gli altri diventa ordinario, banale. Portate dunque Cristo nel visitare, dove visitare vuol dire rapporto umano continuo, atteggiamento di apertura, di cuore: non sei vicino all’altro e basta, sei vicino col cuore.

E poi è da contemplare l’icona di Cana, dove i discepoli cominciarono a credere in Gesù. È magnifico che il primo miracolo di Gesù sia stato ottenuto dall’intraprendenza di Maria, è bellissimo quel dialogo di Gesù con lei che si fida, che sa, che non risponde neppure a lui, che dice direttamente ai servi di fare quello che lui vi dice. Chi ha cominciato? Lei. Chi ha aperto la bocca per dire che non hanno più vino? Lei. Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che la gente non ha quasi più niente, non ha più fede, non sa più volersi bene, non sa più perdonarsi, non ha più speranza. Cosa facciamo, Signore? È sempre la voce di lei che risuona in noi e c’è da essere convinti che Maria aspetti da noi cristiani che ripetiamo le sue parole: Gesù, abbi pazienza, non hanno più niente. Dicendolo sovente nel pregare, si prega così per tutti. Lasciamo pure che la tragedia umana ci entri nel cuore e si trasformi in: “Signore, non hanno più niente, aiutali”. Questa è l’intercessione.
Quando Gesù sulla croce, a questa madre sommersa dal dolore, dice che Giovanni è suo figlio e lei è sua madre, affida noi tutti a questo cuore che si direbbe tutto chiuso ma che invece è capace di aprirsi e di accettare noi. Attraverso Maria è nata lì la Chiesa.

Sono icone molto forti che ci dicono: parla un po’ di Gesù, dona un po’ Gesù, testimonia un po’ Gesù, fa come me, sii mio discepolo. Questo è un po’ il senso di una missione mai senza Maria nella vita di tutti i giorni. “In Maria, con Maria, per Maria veniamo a te, Signore.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore