Sermig

Il punto d'incontro Dio-uomo

di Giuseppe Pollano – Con un gesto unico e visibile Gesù prende posizione contro l'invasione del tempio da parte del mercato. Cosa ha urtato Gesù? Perché non ha sopportato?

Carl Heinrich Bloch, Cacciata dei venditori dal TempioSi avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: "Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!". I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà.
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo. Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo
. (Giovanni 2,13-25)

Il tempio, in particolare per gli ebrei, è il simbolo dell'incontro con Dio. Simbolo perché non basta entrare nel tempio per incontrarsi con Dio. Nel tempio, nella chiesa, tutto è predisposto per incontrarsi con Dio, però è un simbolo, perché se si è in chiesa e si pensa a tutt'altro non si incontra Dio per nulla. Il simbolo non ha rimandato a Dio.
Gesù vede che nel posto dove si doveva incontrare Dio si era annidata la logica del mercato. Se anche lì si parla di denaro, scompare il posto giusto dove si parla di Dio. Per Gesù che è il Tempio, ossia il punto perfetto di incontro tra Dio e l'uomo, era assolutamente insopportabile questo assurdo, questo sacrilegio profondo.
Paolo ci dice che il tempio siamo noi, lo Spirito è in noi. Se perciò nel nostro profondo stazionano solo pensieri personali e di interesse che non fanno alzare lo sguardo a Dio, allora dove riusciamo a trovare lo spazio per Dio? Se non mettiamo Dio nel cuore lo perdiamo, perché dentro di noi il cuore è diventato la cassaforte per mettere i quattrini.
Non basta andare in chiesa. Se si va ad una eucarestia o ad una liturgia e dall'inizio alla fine si pensa ai propri affari economici e finanziari si fa, senza accorgersene, un sacrilegio, si è lesa la sacralità di se stessi, del luogo, del momento.
La reazione forte di Gesù è per il sacrilegio compiuto. Immaginiamo che in una chiesa avvenga un delitto o uno stupro, tutti ci si rende conto che è un sacrilegio. Ma se in una chiesa avviene un mercato, una contrattazione per guadagnarci un po' sulla vendita di una medaglietta mentre all'altare si celebra l'eucarestia, spesso non ci si rende conto che c'è una stonatura seria e immensa. Ci sono peccati che si insinuano in noi senza che ce ne accorgiamo.

Quando Gesù nel tempio trova i mercanti sa che l'interiorità di Israele è scomparsa, Israele non ha più anima. Nella nostra società non solo c'è assenza di interiorità, ma anche apparenza di interiorità. Infatti molte persone cercano dentro di sé una dimensione psicologica diversa con i training, i riposi interiori, le trascendenze interiori, lo stacco dal visibile, le varie forme di igiene... Questa ricerca è un buon segno, perché significa che il visibile non basta. Però se si cerca solo in se stessi la trascendenza si trova un pozzo vuoto. I cristiani devono dire che il tentativo è positivo, ma la vera trascendenza è un'altra, quando in te ci metti quell'altro che è Dio.
Bisogna perciò iniziare a riformare il proprio cuore, cioè quel che si pensa, chi si è, come si agisce, cosa si vuole, con una preparazione interiore, mettendosi sempre più di fronte a Dio, prendendo una sua parola e lasciando che entri in noi, ci consoli, ci illumini. In se stessi bisogna preparare la riforma di sé, perché dobbiamo andare a cercare quelle incrostazioni di difetto che ci sono in noi. Del peccato ce ne accorgiamo subito, dell'incrostazione difettosa un po' meno: ad esempio non posso sopportare una persona e allora neanche la guardo, facendomi delle ragioni apparenti, e poi, dopo un po', non ci penso neppure più. Preparando il proprio cuore alla riforma, si guarderà quella persona con occhi diversi.

La quaresima è un periodo importante per affrontare temi di fondo. Perché ti obbedisco, mio Dio? sarò mica un cristiano della legalità soltanto? Sono d'accordo con la tua follia, con te Gesù folle d'amore per me? Il mio buon senso quante volte lo metto in questione per la tua follia?
Il mio punto interiore dove ti incontro, o Signore, fa che non sia abitato dai mercanti.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore