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Dio è amore

Ivan Makarov, Discorso della Montagnadi Giuseppe Pollano – Per Gesù il tempo che chiamiamo quaresimale è l’andare verso la croce. È l’avvicinarsi al momento in cui nel cuore stesso di Cristo l’amore per il Padre tocca il culmine maturato in tutta la vita: il mio pane è fare la volontà del Padre.

Il pregare come egli ci ha insegnato con il Padre nostro è in qualche modo tradurre in parole lo stesso atteggiamento di Gesù. Con il Padre nostro Gesù in realtà ci ha regalato lo Spirito stesso con cui diceva Padre, ci ha regalato quel profondo amore tutto suo e ci ha fatto dire in parole ciò che egli avrebbe fatto con la vita: santificare il nome di Dio, portarne il regno, fare la volontà del Padre che è la croce accettata per amore, liberarci dal peccato, vincere il male. Il Padre nostro può davvero diventare per noi il modo di rivolgerci a Dio.
Se in questa quaresima faremo di più nostra questa preghiera, avremo vissuto un tempo quaresimale. Infatti non è immaginabile sulla terra un amore più grande di quello che lega il Padre e il Figlio nel mistero trinitario, ed ecco che l’amore più grande diventa una piccola e modesta preghiera, che in realtà è un immenso dialogo d’amore. Con “Padre nostro che sei nei cieli” entriamo nella logica e nel cuore di Dio impadronendoci dei suoi sentimenti che ci dona. Dio ci ama.

Con l’enciclica Dio è carità Benedetto XVI ci ha ricordato con molta semplicità, ma con molta chiarezza, che la verità di Dio che è amore è al centro della fede cristiana. Partendo da questa verità, il Papa invita l’umanità, e particolarmente Chiesa, a risvegliarsi, a lasciarsi toccare da questo amore di Dio e a impegnarsi a rispondere sempre meglio.
L’enciclica affrontando una sfida culturale precisa il termine amore, ricchissimo di significati. Siamo sinceri, chi pronuncia la parola amore pensa subito a Dio?
L’amore ha subito un collasso, si è lasciato sopraffare dall’istinto. E così a poco a poco è diventato solo più corporeità, un amore che d’istinto prende, afferra, consuma. Noi abbiamo opposto eros e agape, ma non era questo il disegno di Dio. A poco a poco l’eros non cerca più solo se stesso, l’immersione nell’ebbrezza della felicità e basta, ma il bene dell’amato. Sa diventare rinuncia, è pronto al sacrificio, anzi lo cerca. Il Dio della Bibbia si rivela non come un Dio erotico che vuol prendere e consumare, ma come un Dio agapico che si apre a un dono totale.

Che Dio sia amore è una verità tutt’altro che facile da vivere perché tutti noi siamo molto condizionati dalla nostra cultura, tenacemente attaccata a quella che il Papa ha chiamato proprio l’ebbrezza di una felicità in cui ti immergi e che ti basta. Fatichiamo a strapparci da questo profondo incantamento dell’amore per aprirci all’amore che si rivela.
Il volto autentico dell’amore è quello di Dio. La novità della fede biblica non è un Dio metafisico, alto su di noi, straordinario, ma freddo. Non è un Dio qualsiasi, è un Dio a cui la creatura è molto cara, è un Dio che ama l’uomo. Dio ci segue ad uno ad uno, si intenerisce, ci tiene nel cuore, ci guida, ha pazienza, ci vuole, ci aspetta, ha fatto tutto per noi. La vita sarebbe più in pace, più serena e anche più entusiasta di Dio se ricordassimo sempre che Dio ci ama personalmente con profonda tenerezza anche quando non amiamo noi stessi perché non siamo soddisfatti di noi, anche nei momenti più amari. Ci dona la Parola perché impariamo a camminare come piccoli bambini che egli conduce per mano, ma soprattutto non si accontenta di amare, perdona!

Non soltanto dunque tutto viene donato gratuitamente, ma questo instancabile amore ci perdona. Riguardo al perdono il Papa usa un’espressione molto forte, inusitata: “L'amore appassionato di Dio per il suo popolo – per l'uomo – è nello stesso tempo un amore che perdona. Esso è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia. Il cristiano vede, in questo, già profilarsi velatamente il mistero della Croce: Dio ama tanto l'uomo che, facendosi uomo Egli stesso, lo segue fin nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore” (n. 10).
È un’espressione vera. Perché il Padre chiede tutto al Figlio, amore che chiede all’amore, dunque Dio contro Dio: ti chiedo la vita per loro, che siamo noi. Dunque Dio è un’amante con tutta la passione del vero amore. Tu mio Dio sei amante di me con tutta la passione di un vero amore, che vuol dire la croce, non lettere d’amore, sospiri, bei sentimenti.
Nulla è più personale, più geloso, più possessivo, più creativo, più audace nell’amore. Anche umanamente è così, ma Dio lo fa a modo suo. Ed ecco che in Gesù Cristo incarna l’amore, una follia per i pagani, perché era un orrore sentire parlare di un Dio che si fa uomo e muore schiavo per gli uomini. È assurdo questo disegno rispetto all’armonia intellettuale. E invece accade proprio questo in Cristo, che dona la sua carne e il suo sangue per rialzare l’uomo e salvarlo. È una verità che diamo per scontata, ma chiediamoci: ci scende nel cuore, ci strappa qualche lacrima non da sentimentali ma da mistici, ci rinnova lo stupore di un Dio che ci ama davvero adesso? È necessario rivivere questa verità per rinnovare i grandi sentimenti cristiani, soprattutto nella cultura dell’emozione in cui viviamo e che ci tiene sempre chiusi in piccoli sentimenti.

Si comprende in questa luce come si recupera il Padre nostro come piccolo, intenso dialogo d’amore, non come una formula detta con le labbra. Gesù non voleva preghiere di molte parole perché se sono parole senza amore sono un rumore, tant’è vero che più l’amore è amore meno ha bisogno di parole. Gesù trova una mediazione magnifica con la preghiera che ci ha insegnata, poche parole dette a Dio, ma cominciano con la parola Padre. La sfida è lasciare che questo nome porti nel cuore del Padre, cosicché comincia lo stesso dialogo di Cristo.
Questa piccola grande forma di preghiera è molto affettiva e poi diventa effettiva perché fa fare le cose: quando guardi tuo Padre con amore, poi come Gesù gli dici: “quello che vuoi tu, Padre”. In una quaresima dove si impara di più a vivere il Padre nostro, ogni giorno è una vera quaresima, è avvicinarsi un po’ al culmine dell’amore. Il Signore concluse la sua vita con quel: “Tutto è compiuto”, il picco supremo dell’amore vissuto. Questo è quaresima.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore