Sermig

Riflessioni sul credo (13/16)

di Giuseppe Pollano - credo la remissione dei peccati (2/2)

Eva Maria Friese, Hecce homoLA “REMISSIONE DEI PECCATI” NON È UN GESTO DI INDULGENZA BONARIA, COME SE IL PECCATO FOSSE POCA COSA

Dio ripara da sé la posizione distruttiva del peccato rimediando con obbedienza crocifissa

La remissione dei peccati è un gesto che Dio ha reso possibile a se stesso pagando per noi. Tra noi e il perdono continuo di Dio ci sta il Figlio di Dio crocifisso. Lavati nel sangue, dice la Scrittura (cfr Rom 3,25; 1 Cor 6,11; 1 Cor 11,25; Ef 1,7). È un gesto unicamente di amore, Dio non ha voluto impressionarci, ci ha amati fino a questo punto, perché se non metteva fra noi e lui questa riparazione, non poteva richiamarci a lui.
Il peccato, proprio perché sul piano della realtà oggettiva viola e rompe l’ordine fondamentale e costitutivo di tutta la creazione è la frattura fondamentale. Paolo scrive che tutto il peccato patisce di questa rottura (cfr Rm 8,20-23), è sottoposto alla vanità, al disordine, alla confusione. C’è infatti un disordine di fondo che non è stato creato da molecole impazzite, ma dall’uomo con le sue scelte, e Dio aspetta la rivelazione dei santi, che i figli di Dio ricuciscano questa nuova frattura, che rifacciano ordine nel mondo. Checché se ne dica, o scegli il peccato o scegli Dio, una terza possibilità non esiste. Ti impegni per il bene o per il male.

La scelta da parte dell’uomo del peccato è quella più grave in assoluto, quindi Dio ripara da sé questa situazione distruttiva: “Cristo morì per i nostri peccati” (1Cor 15,3): questa verità va sottolineata in un tempo come il nostro in cui noi guardiamo al crocifisso, ma con l’inclinazione a considerarlo l’icona di tutta la sofferenza umana. Il che è verissimo, perché Cristo soffre per tutti e tutti soffrono in lui, riscatta il dolore universale. Ma questo non basta. Cristo non è venuto sulla croce soltanto per raccogliere e simboleggiare tutto il dolore umano. Cristo è stato in croce come “sacrificio per i peccati” (Eb 10,12), non dimentichiamolo! È una verità di quelle che vanno contemplate con calma e attenzione. Nella pastorale dobbiamo guardarci dal pericolo di parlarne non come chi ha studiato e sa, ma come chi ha contemplato e cercato di capire meglio, come chi è di nuovo stato capace di commuoversi di fronte a questi doni. Il cristiano deve essere sempre un po’ commosso di fronte a Dio, perché Dio lo merita! E così il cuore non si inaridisce.


LA FEDE NELLA “REMISSIONE DEI PECCATI” È DA RITROVARE E PREDICARE SENZA PAURA DI ESSERE DERISI E MARTIRIZZATI

Mai minimizzare il peccato con interpretazioni culturali o psicologiche!

Giuseppe Moltieni, La confessioneLa verità della remissione dei peccati corre il rischio di essere sottovalutata e, allora, ha bisogno di testimoni. Non è facile annunziare alle donne e agli uomini del nostro tempo che Dio rimette loro i peccati, perché non interessa un granché. Ci muoviamo in molta indifferenza, in molto cristianesimo vissuto in maniera formale e rituale, fatto di piccole cose e con molta accondiscendenza a tutte le aspirazioni di questo mondo.
La Chiesa, noi cristiani, dobbiamo ritrovare il coraggio di annunciare il bisogno della remissione dei peccati, senza paura di essere derisi e di subire il martirio dell’ironia, perché quando si insiste con i peccatori nel ricordare loro che devono essere perdonati da Dio, si arrabbiano assai. Infatti il peccato rode dentro anche se lo si rimuove, crea una scontentezza di fondo che non si riesce a collegare all’idea di Dio. Ma il peccato è proprio questo, è Adamo che si nasconde, che volta le spalle, che poi perde la pace, diventa inquieto, rabbioso, cerca mille maniere di non pensarci.

Non parlare più di questo mistero di salvezza è vanificare il disegno di Dio a favore dell’uomo. Non si può parlare di Gesù Cristo e relativizzare la remissione dei peccati. È anzi togliere a Gesù la sua storicità. Se Gesù ha continuamente ricordato che il messaggio più importante da comunicarci era la remissione dei peccati, ci troviamo davanti a un Gesù molto concreto, perché sapeva benissimo che entrare nella storia umana era entrare nei cuori umani che producono il male e guarirli, cioè entrare nel peccato e toglierlo. Infatti il peccato non è un qualcosa di astratto, come dice la Bibbia il peccato genera la morte, perché tutto il male esce dal cuore dell’uomo. Gesù va all’essenziale. Non trascurando di guarire e togliere le sofferenze, vuole però guarirci dentro. Quindi nessuno è storico come Gesù, perché toglie il male profondo della storia.
Che errore allora pensare che parlare di peccato non sia storico! È un equivoco da correggere. Spesso sentiamo dire che quello che conta è sfamare gli affamati, accogliere lo straniero…, come troviamo in Matteo nel racconto del giudizio finale (Mt 25,31-46). Ma Gesù non ha detto solo questo. Allora tu parla onestamente di tutto quello che Gesù ha detto e fatto! E anche a te che non hai fame, non hai sete, non sei ignudo, non sei malato e non ti sembra di avere bisogno di Gesù, ricordati che Gesù ti ha detto che hai un male dentro di te, il tuo peccato, e anche tu sei malato.

Mai dunque minimizzare il peccato, neanche attraverso interpretazioni culturali o psicologiche.
Interpretazione culturale: si dice che certe culture, ossessionate e dominate dall’idea del peccato, sono ormai passate, ci siamo emancipati, abbiamo visto la realtà con più chiarezza, abbiamo demitizzato il peccato. Non c’è dubbio che certe culture hanno appesantito il concetto di peccato in maniera eccessiva e lo hanno fatto diventare una specie di paura. Ma da questo a dire che il peccato è un concetto ormai sorpassato e quindi non è più il caso di parlarne, ce ne passa!
Interpretazione psicologica: il peccato è stato risolto solo come una questione di disagio interiore, di senso di colpa, di conflitti interiori. Sono spiegazioni di carattere naturale, umano. Che tutte queste cose siano scientificamente accessibili è ovvio, ma che la dimensione psicologica e scientifica faccia propria o limini quella teologica è una ingiustizia che non si deve commettere.

Autore sconosciuto, ConfessioneQuando diciamo di odiare il peccato o lo diciamo col cuore o non diciamolo: il peccato è ciò che ha messo Gesù in croce. L’incontro assiduo e umile con la Parola è ciò che ci tiene vivi, il confronto con essa ci conserva la memoria del peccato come “mistero della iniquità che è in atto” (2Ts 2,7). La Parola ci esorta, ci porta a vincere questo mistero con preghiera e penitenza ispirate dall’amore di Dio. Non c’è altra strada se vogliamo essere giusti con Dio e capire che la sofferenza non è soltanto umana, ma “completa ciò che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1,24). Il volersi bene, essere amore che si vede e che si può offrire a Dio, non è solo una ricchezza per chi offre, è una profonda riparazione. I fratelli si odiano e si uccidono, noi ti offriamo la nostra carità e la nostra sofferenza.

Quando preghiamo con la preghiera eucaristica II, diciamo una frase molto significativa quando c’è già Gesù sull’altare: “Accetta anche noi, Padre santo, insieme con l’offerta del tuo Cristo”. Accettaci come gente che crede nella riconciliazione, facci entrare in questa nuova alleanza. Guardando a noi che siamo tuoi figli fedeli, perdona quelli che non sono fedeli.
Essere fedeli costa sacrificio, vivere cercando di evitare il peccato è sempre stato costoso. Oggi è facile comportarci come per i lapsi, tradire e negare Dio per salvare tanti piccoli pezzi di vita, peccare e non morire. Quante cose uno non ha voglia di fare perché costano, malgrado Gesù abbia detto con molta chiarezza che bisogna mortificare se stessi, farsi morti nelle cose che non sono degne di noi. Ci sono cose belle in noi, viviamole pure gioiosamente, ma ci sono cose che è meglio far morire, altrimenti ne viene un male a me e agli altri. Se scelgo un egoismo, non dono quello che avrei potuto donare.
Il mortificarsi non è triste, è generoso, perché nasce dall’amore. Nell’amore umano, quanta generosità, quanto morire perché l’altro sia contento! È normale nella vita di famiglia, nell’amicizia. Così deve essere anche verso Dio. Ma bisogna credere.
Credere la remissione dei peccati è impegnativo, ma anche molto bello. Dobbiamo capire in profondità e approfittare di questa stupenda ricchezza che Dio ci dona.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore