Sermig

Riflessioni sul credo (9/16)

di Giuseppe Pollano - credo nello Spirito Santo (3/3)

Carole Powell, Come holy spiritCOME AGIRE DUNQUE VERSO LO SPIRITO SANTO?

Desiderandolo e chiedendolo (Lc 11,13);
ascoltandolo nella coscienza (Gal 5,16.25);
ascoltandolo nella Chiesa (At 15,28);
condividendolo nella comunità (At 4,32-35);
vivendone la testimonianza (At 7,55-57);
non rattristandolo o spegnendolo (Ef 4,30; 1Ts 5,19);
non peccando contro di Lui (Mc 3,28)


Poiché sono persona, non posso rimanere passivo come un campo che riceve la pioggia. Dalla Scrittura noi deduciamo alcune regole.
La prima, la più elementare di tutte e forse una delle più trascurate, è semplicemente desiderare lo Spirito e chiederlo. Luca ricorda che se noi, che siamo cattivi, sappiamo dare ai nostri figli cose buone, quanto più il Padre darà a noi lo Spirito Santo se glielo chiediamo. È questo “se” che ci mette in gioco, perché possiamo passare del tempo senza ricordarci che esiste lo Spirito Santo. Tutti i giorni bisogna, con fede e desiderio, chiedere lo Spirito. Noi non siamo oggetti da riempire, ma persone che devono dimostrare di avere capito. Il “Veni creator” non è solo per il tempo della pentecoste, altrimenti diventa una simulazione e un ritualismo, deve essere cantato dal cuore tutti i giorni.

Poi, siccome lui viene subito se noi lo desideriamo, perché è al nostro servizio, bisogna ascoltarlo. Prima di tutto ascoltalo nella tua coscienza. Il maestro interiore principale, prima di qualsiasi direttore spirituale, è lo Spirito dentro di noi. Non dire che la tua coscienza non si fa sentire in te, essa è il testimone profondo, dove lo Spirito parla: ascoltati nel bene e nel male, lasciati guidare dallo Spirito. Se non fai questo, tutto si blocca. E poi ascoltalo anche nella Chiesa. Non basta dire di avere la propria coscienza, perché la propria coscienza non è l’universo, c’è anche la Chiesa.
Agire contro coscienza mai, ma la tua coscienza non è onnisciente; lo Spirito illumina la Chiesa perché, nelle cose essenziali su cosa devi credere e su come devi comportarti, tu sia aiutato.

 Giovani in una veglia di preghieraCoscienza e Chiesa sono i due grandi momenti in cui lo Spirito si fa sentire forte, è impossibile sbagliarsi. In questo senso allora poi condividiamo lo Spirito nella comunità. Le descrizioni degli Atti non raccontano una favola, ma uno stile bello, dolce, generoso che fa dei cristiani qualcosa di diverso, si vogliono così bene che ne scaturiscono magnifiche cose. Senza comunità questo non si prova, molti cristiani non riescono ad andare avanti nella vita cristiana perché hanno dimenticato la comunità, quale essa sia, la parrocchia, un gruppo. Non puoi fare il single con Dio, perché ti manca il respiro.

Quando vivi i doni dello Spirito, allora lo puoi anche testimoniare, come Stefano, primo martire, che, colmo di Spirito, guarda in alto e vede Dio. Poiché ritengono che questo sia impossibile, lo lapidano. Lo Spirito fa fare e dire cose che a freddo non faremmo mai e che penseremmo con molta paura. Al momento buono lo Spirito trasforma, dà il coraggio e la gioia di dire “Gesù Cristo” e poi capiti quello che vuole. Non serve pensare al martirio prima e dire che non si è buoni cristiani perché pensando al martirio viene voglia di scappare. Non pensare al martirio, quando sarà ora lo avrai, pensa alla tua giornata tranquilla, vivi oggi come devi. Al momento buono lo Spirito darà la forza.

E poi ci sono i rimproveri e i richiami dello Spirito. Non rattristare lo Spirito, non spegnerlo ci dice Paolo, perché, senza saperlo, ti uccidi. Quando agisci secondo la carne (la tua natura umana), se non stai attento lo rattristi, ti comporti di nuovo come se lui non fosse mai venuto. Ci sono delle volte che sarà difficile, non aver paura, scegli lo Spirito e troverai nel cuore una grande pace. Non spegnerlo, non dire “ti sento” mentre nello stesso tempo metti il piede sulla scintilla perché non si accenda nessun fuoco. Non dire “non ti voglio”, per non arrivare fino a peccare contro lo Spirito. Questo è un peccato che ha sempre preoccupato i teologi, i moralisti, i cristiani stessi. Non è facile dire di che cosa si tratti, ma quando sono convinto che una cosa è vera e la contrasto per miei interessi, allora è chiaro che do un pugno in faccia allo Spirito. So ma non voglio.

Jim Harris, The holy spiritSe applichi queste indicazioni un po’ per volta, ma in concreto, ti senti preso da questo amore che non ti abbandona e che se anche tu scappi ti riprende. Quante volte lo Spirito può averci preso per i capelli e riconquistato! Tutte le volte che abbiamo peccato e poi abbiamo chiesto perdono al Signore – a lui che risorto aveva detto ricevete lo Spirito e quando rimetterete i peccati saranno rimessi – ci ha ripresi come se niente fosse. È una meraviglia!
Io vi consiglio di coltivare questo tema, troverete sempre un grande amico. Lo Spirito è buonissimo e fa diventare intelligenti in modo spirituale. Tutta la nostra saggezza consiste infatti nel vivere con ogni sapienza e intelligenza spirituale (Col 1,9) e dunque in modo assai diverso dal “mondo”, retto dal quadruplice imperativo: Avere! Sapere! Potere! Godere! No, questa non è la vita, è troppo poco per te.

Siamo chiamati, più che mai oggi, e in massima amicizia con lo Spirito a “continuare i prodigi che l’amore di Dio ha operato agli inizi della predicazione del vangelo”, una bella frase da meditare che è presente nella preghiera dal Rito della Confermazione. Di male al mondo ce n’è a non finire, viviamo certamente un’epoca tale per cui tutti gli osservatori, religiosi e non, dicono che siamo in agonia. Noi non ci spaventiamo, dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia, però bisogna darsi da fare, chiedere a Dio che continui i prodigi del suo amore, quelli che ha operato agli inizi della predicazione del vangelo. Duemila anni ci hanno arricchiti ma anche un po’ logorati, non siamo brillanti come agli inizi. Ma lui può tutto. Noi ci dobbiamo impegnare a pregare di più, a chiedere una specie di rinnovata pentecoste. È questo ricominciamento che vi consiglio e siccome il dono di Dio non è mai automatico, ma è sempre in proporzione della richiesta, e questo perché siamo liberi, ogni pentecoste non è mai uguale ad un’altra. Allora se potessimo provocare una grande pentecoste, anche grazie a Maria, sapendo e volendo queste cose, sarebbe molto bello e generoso.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore