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Riflessioni sul credo (7/16)

di Giuseppe Pollano - credo nello Spirito Santo (1/3)

Yvonne Bell, Vieni Santo SpiritoRiflettiamo sul terzo articolo del credo cattolico: credo nello Spirito Santo.
Un teologo cattolico del secolo scorso, Von Balthasar, chiamava lo Spirito Santo lo sconosciuto che c’è dietro il Verbo di Dio, volendo esprimere una strana condizione di noi cattolici: lo Spirito Santo è colui che fa tutto nella Chiesa e, chissà perché, lo pensiamo poco, lo interpelliamo poco, come se fosse di mediocre importanza. Invece è un grandissimo amico sul quale dobbiamo fare molto affidamento, perciò è molto importante. Se lo Spirito Santo rischia di passare come sconosciuto, allora la prima domanda che dobbiamo porci è chi è questo personaggio.


Sconosciuto, Who is the Holy SpiritCHI È QUESTO PERSONAGGIO?

In Dio è il completamento di Dio stesso, l’Amore che c’è fra loro (il Padre e il Figlio, cfr Gv 17,12.21) e perciò tutta la Vitalità, la Verità, la Gioia di Dio stesso


Uno dei modi semplici per rispondere alla domanda è rileggere con calma il cap. 17 di Giovanni, laddove, nella parte centrale, Gesù chiede al Padre che noi diventiamo come loro due, che sono un noi: “che siano uno come noi siamo uno” (Gv 17,11). Cercando di penetrare il senso di questa espressione, riusciamo a capire che questo essere uno anche se non si è soli nasconde un mistero di amore straordinario, affascinante. Infatti lo Spirito Santo è proprio l’amore che c’è tra il Padre e il Figlio.
Anche noi sperimentiamo che quando l’innamoramento profondo diventa esperienza, umanamente possiamo cogliere cosa è vivere.
L’amore è mistero che per svelare tutta la sua meravigliosa gioia, verità, potenza e dolcezza esige l’altro. L’amore è quindi rivelativo della vita, tanto che quando due persone si amano capiscono che c’è tra loro un qualcosa che è un valore più grande di loro due capace di tenerli insieme. È una somiglianza autentica della vita trinitaria di Dio.

A differenza di noi, l’amore tra Padre e Figlio non è un valore, ma è una persona. Tutta la vitalità di Dio, tutta la verità profonda su chi è e come vive Dio, tutta la straordinaria gioia di Dio a essere Dio, è vissuta nella persona dello Spirito. È dunque una persona decisamente meravigliosa, è un dono decisamente insuperabile. Avendoci donato lo Spirito ci ha dato quanto di più non poteva darci: il segreto della loro vita.
Lo Spirito, etimologicamente parlando, ha questo rilievo di carattere molto vitale. Sia nella lingua ebraica che in quella greca c’è un progresso di significato: in Dio l’Amore è Persona viva, intimo respiro (in ebraio “ruah”) e in greco πνευμα (neuma = vento → respiro → vita) di Padre e Figlio (Gv 10,30.38; 16,14.15). Quindi dal concetto più fisico del vento, si passa a uno più fisiologico di vento che è anche il mio respiro, una brezza vitale che ho in me, fino a diventare il significato di vera e propria vita: chi respira è vivo. Anche Dio ha questo respiro totale di se stesso, dove si assapora, si conosce.

Contemplando e pregando con un po’ di tranquillità Dio, si intuisce questa meraviglia e capiamo perché c’è stata la Pentecoste. Leggendo Gv 10,30.38, dove Gesù dichiara di essere uno con il Padre e tutto ciò che è del Padre è condiviso da lui, ci si rende conto che voler essere uno non è numerico, ma di amanti uniti.
Noi qualifichiamo lo Spirito come Santo, perché non è amore umano, è Dio, e Dio da tutta la Bibbia è continuamente proclamato e dichiarato Santo. Dal primo sorgere della parola di Dio, in Levitico, Dio si proclama Santo fino al Santo, Santo, Santo dell’Apocalisse, noi continuiamo a guardare in alto (Lv 19,2; Ap 4,8).
Lo Spirito Santo è dunque vivo, vitale, vero, gioioso, è il compimento stesso di Dio, che non sarebbe pensabile senza lo Spirito. Non basta perciò dire che Dio è creatore, che è Padre, e neppure che è Padre e Figlio. C’è, allora cosa ha a che fare con noi?


Deborah Brown, Holy SpiritCHE HA A CHE FARE CON NOI?

Nel progetto completo di Dio, lo Spirito è colui che, dopo l’azione del Padre datore di essere (creazione) e il Figlio datore di salvezza (redenzione), interviene come datore di divinità (santificazione)

Ricordiamo brevemente il progetto completo di Dio. Le tre Persone si impegnano su di noi in un unico progetto nel quale, però, ciascuna di loro ha un suo rilievo, perché sono Persone distinte e perché ciascuna ha un suo ruolo. Il totale progetto di Dio non è affatto soltanto crearci. Non basta. La creazione è soltanto il primo modo di manifestarsi di Dio, ma del tutto incompleto. Il grande gesto creatore di Dio non contiene ancora la felicità che Dio ha inteso darci creandoci. Siccome la creazione è piena di limiti, allora deve essere ripresa da Dio e vissuta da lui – l’incarnazione – per togliere da questa umanità - che siamo noi - tutto ciò che si è creato di disordine, di scoria, di male. Con l’incarnazione Dio ci redime, ci salva, ci fa diventare figli nel Figlio pronti, finalmente, ad essere invasi dallo Spirito di Dio per la divinizzazione della nostra vita: ecco la felicità per cui eravamo fatti!
Noi siamo in questo progetto, in esso c’è tutta la storia della nostra vita, a meno che noi spezziamo il progetto di Dio e ne prendiamo solo una parte.

L’argilla plasmata in uomo e l’uomo reso vivente dall’alito divino (Gen 2,7) sono immagine, anche se larvata, del piano di Dio: prima c’è solo terra, poi viene fuori una creatura simile che è intelligente e libera, ma che è ancora soltanto se stessa, non è ancora come Dio con Dio, e poi viene lo Spirito di Dio.
Dio si muove solo e sempre perché ci ama. I santi sanno comprendere il perché amano Dio anche mentre soffrono, così convinti di Dio che non abbandonerebbero la loro situazione sofferta perché hanno compreso nello Spirito che quello è un Amore che sarà una gloria senza misura, e allora stanno al disegno di Dio. Tutto il progetto di Dio ha una risposta semplicissima: perché ti amo. È molto interessante rendersi conto che Dio fa esattamente quello che facciamo noi quando amiamo qualcuno sul serio: certamente non si trascura la persona che si ama, la si valorizza fino in fondo, appunto perché la si ama. Se ami fai tutto quello che puoi per l’altro.

Applicando questa formula a Dio, siccome è onnipotente e può far tutto, il suo far tutto per chi ama diventa una esplosione di amore. Finché non ci conduce a vivere, sapere, gioire come lui (2Pt 1,4) Dio non si ferma. Lui si cura di me, mi abbellisce, non gli basta avermi creato e dato le cose che ho; suo Figlio è il più bello tra i figli dell’uomo e vuole farmi come suo Figlio, regalarmi la sua bellezza. Il Padre mi abbellisce nel Cristo e mi valorizza immensamente: vali tanto per me, tu che sei nulla, che io ho messo in gioco mio Figlio, e poi ti regalo il mio Spirito, ti faccio diventare divino in me.
La Pentecoste (At 2, 1-4) è l’attuazione esplosiva di questa volontà di Dio fino alla fine dei tempi. Lo Spirito Santo è sempre stato presente in tutta la creazione, ma con Cristo e la sua pasqua si è aperta finalmente la porta e lo Spirito irrompe prepotentemente dentro l’umanità. Dobbiamo valorizzare quello che siamo davvero.

Con la Pentecoste lo Spirito Santo inizia la Chiesa, destinata, se rimane fedele, a compiere nel mondo “le grandi opere di Dio” (At 2,11) per l’intera umanità. Noi siamo dopo la Pentecoste. Lo Spirito quindi ci fa strumenti vivi, ci divinizza affinché chi non lo conosce ancora e non lo ha ancora ricevuto, riesca a farlo. La Chiesa o è missione o è niente, perché lo Spirito non è nostro, siamo stati privilegiati da Dio, abbiamo ricevuto lo Spirito, ma si tratta di lasciare che si espanda a rendere divina tutta l’umanità.
Poiché lo Spirito si mette concretamente in un rapporto personale con ognuno, resta necessaria una terza domanda: come agisce concretamente in noi. La prossima riflessione inizierà con questo tema.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore