Sermig

Riflessioni sul credo (6/16)

di Giuseppe Pollano - e in Cristo, suo unico figlio, nostro signore (3/3)

Todor Mitrovic, Cristo PantocratoreQUAL È STATO IL VERO COMPORTAMENTO DI GESÙ?

Gesù di Nazaret ha rivelato di sé la straordinaria verità che egli era già vivo da sempre come Dio, Figlio di Dio, e che rimanendo tale è divenuto anche uomo.

Se i cristiani sono spesso tiepidi, è perché si sono fermati a una pratica di cristianesimo senza profondità, non sono motivati dalla Bibbia ma dalle buone abitudini. Per il cristiano, oggi più che mai, è importante interrogarsi sul comportamento di Gesù.

Il comportamento di Gesù è quello dettato e sostenuto dalla sua natura divina, quindi dalla carità, perché Dio è carità. In altri termini, ha vissuto in mezzo a noi – che non amavamo Dio e non ci amavamo – una struggente e completa storia di amore fedele. Noi abbiamo molte spiegazioni per le nostre azioni, Gesù non aveva obiettivi umani, non ha mai fatto un miracolo per moltiplicare i quattrini, non ha cercato la gloria. Leggendo il vangelo si capisce che Gesù, qualsiasi cosa faccia, vuole bene a qualcuno oltre a voler sempre bene al Padre: si muove per puro amore.
Partendo dalla sua unione vitale con il Padre (Gv 10,10) e continuamente animato da profondo amore (Gv 14,31), ci dà l’esempio di come si vive, a qualunque costo (Lc 22,42), la volontà di Dio, che è sempre buona. Dio vuole sempre il nostro bene anche quando, come per Gesù stesso, ci chiede un’obbedienza difficile e noi, che abbiamo imparato dalla sofferenza di Gesù che cosa significhi obbedire a Dio, ci fidiamo di lui e obbediamo lo stesso.

Altri tratti del comportamento di Gesù evidenziano la differenza tra noi e lui. In confronto alla nostra vita spesso orgogliosa e indipendente, quella di Gesù è perfettamente umile (Fil 2,8) e obbediente (Rm 5,9) fino alla morte di croce, perché il Padre glielo chiedeva per noi.
Gesù ci stupisce, ci inquieta, ma soprattutto ci convince, perché lui umile e obbediente è anche onnipotente. Prende la natura di schiavo ma non è uno schiavo, obbedisce perché ama, può tutto e obbedisce in tutto. Sicuramente è questo uno dei paradossi di Gesù. Questo Gesù è da contemplare, perché ha vissuto in tal modo non per sé, ma perché c’eravamo noi di mezzo e sapeva che ci trascinava tutti dietro.

Gesù ci vuole talmente bene che si fida di noi, e si fida al punto che ci vivifica con se stesso fino a produrre attraverso di noi i frutti del suo amore (Gv 15). Pensiamo il bene che noi suoi tralci possiamo fare, che la Chiesa ha fatto. La fiducia di Dio per noi, il suo corpo, è veramente straordinaria.


Alessandro Bruschetti, Cristo risortoQUAL È LA VERA GLORIA STORICA DI GESÙ?

La storia è serva di Dio, non Dio servo della storia, e quindi anche la storia si inchina, il tempo, creato da Dio, lo accoglie ma non lo annulla.

La gloria storica di Gesù, quella per cui il cristianesimo esiste, si collega a quello che lui è: “Io sono”. La storia non potrà mai liquidarlo, la morte non è la sua padrona. La gloria storica è che lui vince la storia, è la sua uscita vittoriosa dal sepolcro. Se non ci fosse stata la resurrezione, noi avremmo ancora da risolvere il problema della morte. Lui invece è entrato nel sepolcro e ne è uscito trascinandoci dietro nella sua gloria. Gesù ha realizzato il sogno dell’uomo: la vita per sempre (2 Tm 1,10; Gv 5,21). Noi siamo già vivi in eterno: il sempre noi non lo possediamo, lo possiede Dio e ce lo regala.

Gesù allora non è schiavo della storia. In apparenza lo è, perché quando lo hanno ucciso e messo nel sepolcro. I suoi nemici erano finalmente sollevati: il Maestro non c’è più, la morte conclude tutto, i defunti non ti danno più fastidio. Ma poi la sorpresa incredibile: c’è ancora! La storia è serva di Dio, non Dio servo della storia, e quindi anche la storia si inchina, il tempo, creato da Dio, lo accoglie ma non lo annulla. Il mio tempo personale scorre, ma lui c’è ogni giorno nell’eucaristia, in noi e nei fratelli, nella preghiera… Siamo immersi in Dio presente, l’eterno mi è contemporaneo. Questo ci dà coraggio, perché spesso si ha la tentazione di isolarci in noi stessi, e qui satana lavora con grande maestria. Quando soffriamo la prima reazione è isolarci, ma l’isolamento, cioè essere soli, è morte. Ma noi non siamo soli, il Signore veglia con noi. Siamo davvero noi il suo tabernacolo. Gesù ci accompagna giorno per giorno (Mt 28,20), ci trascina nell’eternità gioiosa come suoi fratelli (Col 1,18), regna nei secoli dei secoli (Ap 11,15).

Ecco perché noi riconosciamo in Gesù l’unico Salvatore del mondo, perché è l’unico uomo che ha potuto dire cose simili e l’umanità non ha osato farlo passare per visionario o paranoico. La Chiesa è una prova chiarissima di come Gesù ama, serve, opera, è buono; siamo noi che oggi diamo la prova che Gesù è così. Dobbiamo far notare, perché anche oggi l’uomo tenta di salvarsi da sé e fallisce, che il Salvatore c’è, non bisogna averne paura, bisogna fidarsi. Impariamo insieme continuamente e dal profondo del cuore a pregare, come dice con la sua parola finale la Bibbia (Ap 22,17-20), “Signore, vieni”. Vieni adesso tra noi, nei nostro problemi, nel nostro razzismo, nei nostri odi, nell’economia che traballa. Vieni ad aiutarci. E questo “vieni” è la potenza dei poveri, che Dio ascolta sempre.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore