Sermig

Riflessioni sul credo (4/16)

di Giuseppe Pollano - e in Cristo, suo unico figlio, nostro signore (1/3)

Icona di Gesù tra la follaCOME È COMINCIATO?

Al tempo di Tiberio imperatore (14-37 d.C.) compare in Palestina un ebreo che si dichiara non solo l’attesissimo Messia ma addirittura Dio, il Figlio di Dio: Gesù

Siamo al tempo dell’impero romano, in Palestina, una provincia considerata secondaria perché piccola, poco produttiva, ed anche inquietante per i Romani, perché i Giudei sono attaccatissimi alla loro religione. Roma, che è politicamente saggia, non impone alcuna religione, ma con gli Ebrei non basta: hanno una legge minuziosa, un grande tempio. In quel tempo i Giudei sono tutto un fremito, vivono una vivissima e spasmodica attesa del misterioso personaggio che si chiama il Messia, l’Unto del Signore, aspettano una liberazione politica, militare e religiosa. Ogni tanto appare un personaggio che si proclama come Messia che attira un po’ di speranza, ma poi tutto finisce, spesso soffocato nel sangue tramite la spada dei romani.

Appare un personaggio che non solo si dichiara il Messia, ma addirittura si dichiara Figlio di Dio, chiama Dio suo Padre. Se entriamo nella situazione di un popolo che è inquieto e in attesa, ci si rende conto che non è stato facile per i Giudei accettare Gesù. Si presenta come un personaggio certamente straordinario perché subito mostra di avere un sovrumano potere attraverso un profluvio di segni miracolosi ed anche una sovrumana benevolenza (Mt 8,1-34). Non è l’uomo che fa prodigi per attirarsi ammirazione, consensi e gregari; è un uomo che usa la sua sovrumana potenza in maniera misteriosamente gratuita affinché la gente stia meglio, il che costituisce già un problema perché non c’è l’abitudine a questo stile. Inoltre dietro queste sovrumane potenza e benevolenza svela anche una sovrumana sapienza, una penetrazione misteriosa nel cuore dell’uomo, tanto è vero che osa non essere semplicemente uno che proclama e vive la Legge, ma che si mette di fronte alla Legge stessa e pretende di approfondirne il senso, di arrivare più nel profondo dell’uomo, proponendo infatti una morale assai più esigente: “Avete inteso che fu detto … Ma io vi dico ….” (Mt cc. 5-7; Gv 12,25-26; etc). Questa riforma della Legge lo eleva, non è un agitatore del popolo, è molto di più. A questo punto infatti i responsabili del popolo, maestri della Legge, cominciano a preoccuparsi. Ma non solo. Al di là della morale penetrante, esigente ed anche sconvolgente, Gesù si comporta come se fosse Dio, superando così il limite della tollerabilità dal punto di vista dei Giudei (Mt 9,1-8; Gv 10,30-33). È cominciato perciò tutto in un piccolo ambiente chiuso e vivacissimo.


Ivo Batocco, AnnunciazioneCHI È VERAMENTE QUESTO GESÙ DI NAZARET?

Gesù di Nazaret è il figlio che Maria di Nazaret ha miracolosamente concepito per azione diretta dello Spirito creatore: Egli realizza con ciò l’atto finale della crea¬zione dell’uomo da parte di Dio, che è la personale Incarnazione di Dio stesso

Il vangelo ci ricorda che si discute su chi sia questo personaggio. Noi possediamo la risposta, è il figlio di Maria che, ci narra Luca, ha concepito la sua creatura in modo miracoloso per azione diretta e unica dello Spirito Santo. La Chiesa sigillerà poi questo fatto con le sue proposizioni dogmatiche. Gesù entra nella storia umana, ma proviene da altrove.
Gesù, nascendo uomo come noi, realizza l’atto conclusivo della creazione dell’uomo da parte di Dio. “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo nostra somiglianza” è soltanto l’inizio; l’atto finale è quando Dio non solo dirà “Facciamo l’uomo” ma “Mi faccio uomo”, dando inizio ad un altro modo di essere uomini. L’antropologia ci indica infiniti modi di vivere l’umanità, basta passare un confine e si trovano altre interpretazioni di come si è uomo, si mangia, si pensa, etc. Questo è il logico variare umano ed è un bene che ci sia, nessun uomo condensa tutta l’umanità. Con Gesù è diverso, qui è il Creatore che viene ad interpretare l’umano. È una sorpresa straordinaria, ma soprattutto è la conclusione dell’esperienza umana.

L’uomo conosce il mondo, lo adopera, ma è continuamente alla ricerca di se stesso: chi sono? Anche le scienze che guardano dentro l’uomo – basti pensare a tutto l’ambito delle psicologie o delle psicoanalisi – si fermano dinanzi alle stesse domande. Infatti l’uomo da queste scienze è definito l’incompiuto, c’è qualcosa che può ancora accadere. Le civiltà umane più raffinate, più pensose, hanno percepito il bisogno del compimento, ed hanno percepito con angoscia di non possedere il segreto di questo compimento. Noi siamo figli di una cultura molto disorientata rispetto alle domande fondamentali.

Icona l'EmmanueleDunque il popolo di Dio ignorava fino ad allora che il Messia è Dio in persona con noi, L’Emmanuele (Mt 1,23; Lc 1,26-34; Mt 1,25). Il progetto pensato da Dio già prima della fondazione del mondo (Col 1,16) di umanizzare suo Figlio (Gv 1,14) raccogliendo in lui tutto il creato (Ef 1,10) adesso finalmente è in atto.
Questo uomo (persona) è come noi, in mezzo a noi, mangia lo stesso nostro cibo, ha i nostri stessi bisogni (natura umana), ma nello stesso tempo è Dio (natura divina) e nella sua grandezza onnipotente raccoglie in lui stesso tutto quello che ha creato, perché tutto è stato fatto per mezzo di lui, che ora viene e rimane il Signore di tutto e, tenendo insieme tutto, attira tutto a sé. È un mistero, quasi un paradosso, l’attrazione di tutto verso di lui con una azione che si può paragonare a quella di una calamita.

Gesù pertanto è il centro della storia umana, l’imperatore Tiberio non lo sa e i Giudei, a cui è stato detto con chiarezza, non lo accettano.
Noi siamo cristiani, e questo è esaltante se ci confrontiamo con gli innumerevoli tentativi umani di risolvere la questione umana, perché, se è vero che l’uomo si ritiene incompiuto, non si rassegna. Ed è giusto. Vuole diventare quello che è, lo fa in svariate maniere, dall’avventura scientifica a quella pratica, tutto tenta. Umanamente dobbiamo concludere che l’uomo è una creatura tragica, nel senso che è vinto continuamente. L’uomo può diventare eroico in questo tentativo, ma poi ricade. Non solo. Questo tentativo umano è molto costoso: quando un uomo decide che sarà se stesso in modo supremo (pensiamo ai dittatori del secolo scorso) fiumi di sangue scorrono, milioni di uomini pagano il prezzo di questo sogno che poi sprofonda. Noi cristiani siamo felici di appartenere a colui che invece ha risolto una vola per tutte il problema dell’uomo.

 
Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore