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PADRE NOSTRO/4: Somiglianza e dissomiglianza con Dio

Il Signore ci ha fatti somiglianti a Lui, ma noi possiamo anche essere molto diversi da Lui. Con umiltà portiamo al Padre la nostra debolezza.

di Giuseppe Pollano
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Nel Padre Nostro all’unica domanda del pane seguono tre domande che toccano la condizione umana di tutti in quell’aspetto che si può chiamare la negatività. Infatti la nostra condizione umana, ricca di molti valori, porta anche in sé quella negatività che ci crea tutti i problemi dell’esistenza, piccoli e grandi. Per cui il pregare, dopo aver guardato il Padre, aver preso contatto con lui, aver assaporata la sua presenza, essersi consegnati alla sua provvidenza, deve anche fare i conti con la condizione umana.

L’interpretazione dell’uomo nell’Antico Testamento è un uomo a immagine e somiglianza di Dio. Questa antropologia biblica porta a mettere in rilievo la positività di questa meravigliosa condizione, perché somigliare a Dio è tutto per l’uomo. Noi siamo somiglianti ma anche dissomiglianti, ed è logico che sia così, perché non siamo Dio. Questa creatura splendida che è l’uomo, capace di diventare un capolavoro nel piano di Dio, addirittura di diventare in Gesù Cristo l’icona di Dio, che cosa può essere se mette in evidenza non ciò che somiglia, ma ciò che dissomiglia da Dio?

Dio è verità. Io gli somiglio perché sono capace di verità, ma posso anche dissomigliargli, posso restare nell’ignoranza; posso diventare errore. Dio non inganna e non si inganna, ma io posso essere molto diverso, ingannarmi e ingannare, mentire e dunque mettermi sul piano di una economia di menzogna, inaugurare una storia di inganno nella vita privata, nei rapporti con un’altra persona, nell’appartenenza alla vita sociale. Dio è bontà senza ombre. Io gli somiglio e anch’io sento che posso essere buono, ma so benissimo che posso anche essere molto cattivo e organizzare la mia vita e quella di molti altri non secondo la mia bontà, ma secondo il contrario, secondo l’odio. L’odio è una forza che distrugge. Tu, Dio, ami e io sono capace di amore; se ti somiglio amo, ma se dissomiglio da te divento una sventura.

In sostanza, ogni aspetto di Dio può conoscere in noi il suo contrario. Così, siamo minacciati, dobbiamo stare attenti a non fare entrare nella costruzione della nostra personalità qualche elemento che ci rende diversissimi da Dio. Tanto più uno si lascia guidare in modo patologico dall’invidia, dall’avidità, dall’odio verso gli altri, da tutti quei sentimenti negativi che ci sono e si intrecciano nel piccolo e nel grande, tanto più si costruisce diverso da Dio.

L’uomo ha incominciato a conoscere il male quando ha deciso di vivere secondo la propria dissomiglianza da Dio e tutti abbiamo conosciuto e conosciamo il male, nessuno escluso. È da questa dissomiglianza che nasce il tempo del peccato. Quando si dice che tutti si è conosciuto il male, non si intende una conoscenza a livello metafisico, ottenuta ragionandoci sopra, ma che noi lo abbiamo provato, assaporato, ci è piaciuto al punto che abbiamo costruito sul male dei sistemi. La quantità incalcolabile di ingiustizie e atrocità sono la costruzione di una società che conosce profondamente il male. Convincerci di questa verità presuppone molta umiltà: è difficile ammetterlo perché, in tutti i modi, noi cerchiamo di dire che siamo giusti.

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