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I doni dello Spirito Santo: Sapienza

Lo Spirito abita in noi come persona viva, energica, creativa, che trasforma a poco a poco la nostra personalità da come sarebbe umanamente con i Suoi doni, che da sempre la Chiesa conosce e che elenca in ordine di eccellenza: Sapienza - Intelletto - Consiglio - Fortezza - Scienza - Pietà - Timor di Dio. Cercheremo di capirli meglio e renderli utili per la nostra vita. Li tratteremo molto in pratica scoprendo come vive il cristiano sotto l’influsso di Dio, quale può essere l’azione di Dio dentro di noi. Il primo dono che affrontiamo è la sapienza, il più importante e il più forte per vivere da credenti.

di Giuseppe Pollano

IL SIGNIFICATO DI SAPIENZA
Il termine sapienza non vuol dire propriamente sapere, e tanto meno solo scienza o intelligenza; rifacendosi al verbo latino sapere allude al gusto delle cose, sapio = io gusto, ossia “sapienza” è sinonimo di sapore, il sapore di Dio. Tutti istintivamente cerchiamo il sapore della vita, e tanti più sapori la vita ci dà, più ci piace. Lo Spirito Santo con il dono della sapienza a poco a poco ci comunica il gusto di Dio.
Questo è importantissimo, perché un Dio che non si gusta mai, diventa un Dio insipido e si fa presto a lasciarlo stare. È dunque fondamentale che noi credenti, che con Dio vogliamo avere un rapporto autentico, sappiamo che gustiamo Dio se gli siamo vicini, e quanto più gli siamo vicini, tanto più questa esperienza diventa comunicativa; infatti è capace di parlare convincentemente di Dio non tanto il teologo quanto colui che conosce il gusto di Dio. I santi erano esperti del gusto di Dio. La sapienza è dunque il dono ottimo: Gustate e vedete quant’è buono il Signore! (Sal 33,9). Qui si intende buono non in senso morale, ma proprio come una cosa buona che si mangia. Sarebbe bello se tutti noi fossimo capaci di dire molto convinti, come qualcosa che scaturisce dal cuore, questa frase del salmo. È come dire che si sta veramente bene con lui, con tutto quello che ne consegue.

LA SAPIENZA ACCOMPAGNA ALLA PERFETTA INTERPRETAZIONE DELLA VITA
I momenti forti della vita sono i più saporosi: pensiamo all’incontro con una persona che ci rende felice; non lo dimentichiamo! Perciò gustare il Signore è un’esperienza ottima, perché qui è Dio che ci fa assaporare la vita e noi siamo fatti per lui, cioè per il sapore che sa darci lui. È diverso assaporare la vita attraverso i doni di Dio dall’assaporarla direttamente con lui. La natura, le persone amabili, sono dono di Dio, ma Dio è di più. Nel libro della Sapienza (Sap 13,1-9) c’è un rimprovero a quelli che avendo visto le bellezze del creato le hanno fatte diventare ciò per cui vivono e si sono fermati nella ricerca: sono rimasti entusiasti e incantati, come mai non sono riusciti a risalire all’autore di questa bellezza e di questa bontà che è ancora più bello e ancora più buono? È giusto entusiasmarsi di una cosa o di una persona, ma non fermiamoci lì; dai sapori della vita molti e buoni saliamo al sapore di Dio, di colui che li ha creati. La vita cristiana in Gesù Cristo, permette questo passaggio per noi e per gli altri.
Questa interpretazione perfetta della vita – so cosa è la vita perché so prima di tutto gustare Dio – sembra particolarmente adatta alla nostra cultura perché noi siamo ormai molto portati a non considerare Dio come un oggetto di sapore, di gusto, di gioia. Siamo molto ripiegati, per una serie di ragioni, sui sapori di quaggiù. Quante volte abbiamo detto di piccole o grandi cose: questo sì che è vivere! È importante sapere quali sono i punti forti della vita, perché possono condurci a Dio ma possono anche distogliere da Dio. Se il peccato non avesse un sapore, non lo faremmo mai. Dunque il discorso è serio.
Inoltre molto spesso la vita ci obbliga a separare – anche se non lo vogliamo – quel sapore sognato dalle cose come stanno, il sapore di vivere dal dovere di vivere. Pensiamo alle delusioni di amore: al principio sembrava di aver trovato tutto, poi pian piano le cose cambiano, si atterra, sempre meno quel sapore che avevamo provato riusciamo ad afferrarlo e tenerlo, e si soffre: sapore del sogno ed esperienza della vita si dissociano sempre di più, la vita diventa un dovere, una fatica. Spesso capita che quanto più si è avanti nella vita tanto più si diventa un po’ disincantati. Quando la vita si stacca troppo dal sapore che dovrebbe avere spesso diventa insopportabile.
Per di più noi viviamo in un tipo di cultura – il postmoderno - che ha lasciato indietro le grandi idee. Viviamo nella ostinata ricerca di tutti i sapori che l’esistenza può dare, senza regole né limiti. Il nostro modo di vivere è caratterizzato dall’immediatezza, dal subito adesso, dal tocca e gusta. Non basta neanche più vedere il mondo, quello che conta è il lecca e gusta. Ci troviamo in quella che si definisce sensual society, caratterizzata dalla sensualità. Cerchiamo continuamente il sapore delle cose, il sapore più a portata di mano, che è quello fisico. Noi siamo dentro questa sensual society e in nome di piccoli sapori possiamo lasciare il sapore. Siamo sempre di fronte a mini scelte che possano diventare, sommandone una all’altra, una maxi scelta di tiepidezza. Però è molto bello sapere che Dio – se vogliamo – anche da questa condizione ci salva, ci dà più che mai il sapore di sé.
Il nostro pericolo più reale è cadere in un cristianesimo che ci diventa un po’ insipido. Il cristianesimo insipido non resiste all’assalto dei piccoli o grandi sapori esistenziali, quando questi, per essere gustati, chiedono la trasgressione, l’allontanarsi da Dio, lo stacco dalla volontà di Dio. Non sarà mai un cristianesimo insipido a difenderci dal peccato. Anche perché il senso del dovere tiene fin che tiene ed oggi è debolissimo: Chi te lo fa fare? è una espressione ricorrente. Ad esempio: chi te lo fa fare di essere prete? Se non mi giustifico oggi il mio essere prete, la scelta di ieri non mi serve più, soprattutto in quest’epoca dove tutto è sempre diverso, dove la durata è in crisi, dove viviamo l’attimo, la situazione presente. Di abitudini non si vive più: io voglio che il mio cristianesimo abbia il sapore di Dio, se no ho il dovere di dubitare di me stesso, non garantirei la mia fedeltà di prete a nessuno e neanche a me stesso, se Dio non mi sostenesse col suo profondo sapore. Dio dà una gioia, una serenità, una pace, un senso di libertà e di amore che nessuno dà.

IL “MECCANISMO” PER CRESCERE NELLA SAPIENZA
Ora potremmo dire: la sapienza è bella davvero, vorrei averne di più. Come si fa a crescere in questo dono? Gesù nel vangelo usa una bella parabola per insegnarci come fare. È sufficiente chiedere a Dio: il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! (Lc 11,13).
Vuoi la sapienza? Chiedila! Padre dammi la sapienza: se dette con sincerità, Dio prende molto sul serio queste parole e ti accorgerai che qualcosa cambia, le stesse cose di prima le vivi in modo diverso. Per prima cosa chiedi, e poi prega. Se preghi bene percepisci Dio, e se percepisci Dio lui ti dà la sua gioia. Con prega non intendo recitare delle preghiere, ma trovare un momento tutto tuo dove incontri Dio, stai un po’ con lui. Lui c’è, ti ama, ti accoglie. Sei sicuro che sei con un amico che ti sta volendo bene. Poi prendi la Parola e incontra Gesù nel vangelo, colloquia con lui. Essenzialmente la preghiera, prima di qualsiasi altra cosa, è incontro. Vedrai che questa piccola abitudine ti renderà a poco a poco felice, saprai sempre dove andare per trovare un po’ di pace. Spesso noi non facciamo così, ci limitiamo a preghiere scorrevoli, chiediamo molto, parliamo molto, e questa lacuna impedisce di incontrare colui che ti ama. Lui non chiede altro che incontrarti . La disgrazia della vita è l’incontro mancato con chi ti dà la gioia; guai se l’incontro mancato è quello con Dio. E poi insisti fin che tu possa dire di tuo, proprio con il tuo cuore, che con Dio si sta bene. Questo sì che comincia ad essere un cristianesimo che ti chiama, che ti giustifica, che ti dà senso soprattutto quando la vita ti ha trattato male.
Se quando soffriamo non facessimo l’errore di chiuderci in noi stessi, di isolarci come se fossimo solissimi, se ricordassimo quel Signore che dice Vieni, io ti darò pace, tutto sarebbe diverso, conosceremmo il sapore della consolazione di Dio. Non priviamoci di questo. Allora lo Spirito a poco a poco non è solo più quello che si incontra nella preghiera. Nella 2 Cor 3,18 sta scritto che noi siamo davanti a Cristo come in uno specchio, ci trasformiamo a poco a poco in lui di gloria in gloria mediante l’azione dello Spirito. Lo Spirito perciò ha un programma molto concreto. In altre parole non basta e non ci basta avere il momento della preghiera per essere sereno con Dio, lui deve piano piano trasformarci in modo che noi somigliamo di più a Gesù.
E stato scritto anche: abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo. Il gusto di essere umili: l’umiltà è una parola scomparsa nella nostra cultura e percepiamo l’umiltà come una umiliazione che ci fa stare male, ma non è vero, se sei umile sei molto sereno, sei libero da tante cose, anzi Cristo stesso dice: Impara da me che sono mite e umile di cuore. Il sapore di essere puri di cuore, altra parola quasi tramontata: la castità ti dà una gioia, una libertà, una grandezza di cuore, una trasparenza di vita. Il sapore di essere poveri, distaccati e non affannati dal denaro, dall’avere o non avere: ti rendi conto che sei in pace, uno che dona. Quindi chiediamo di somigliarti, Gesù, capiamo che proprio tu sei la sapienza in carne e ossa e noi vogliamo somigliare a te.
Se gusti Dio incominci a fare cose buone. Fare il bene vuol dire farlo essere: se non c’eri tu quel bene, quella gioia non si faceva. Come ci sono i facitori del male ci devono essere i facitori del bene. Hai pregato, lo Spirito ti ha dato il gusto di Dio, hai desiderato di somigliare di più a lui e ti butti, cominci ad agire un po’ come lui.
Ogni volta che fai qualcosa di bello e di buono per amore stai certo che ti rimarrà nel cuore un gioiello di gioia, una luce buona, sarai contento perché hai fatto essere il bene, proprio come Dio, con una parola, un gesto, un sorriso, una cordialità, fino a dare la vita. Chi non fa mai essere il bene perché è egoista, non solo non conosce il sapore di Dio, ma indietreggia molto rapidamente e sicuramente cade nel peccato. Persone già arrivate ad un certo livello di vita cristiana e coscienti della bellezza del donare, se per certe ragioni o tentazioni subite si chiudono, cominciano a dare di meno e ricadono in se stesse: egoismo, sensualità, amor proprio, … Se vuoi andare avanti nello Spirito impara a donare, perché lo Spirito è un dono.

IL SAPORE DI ESSERE NELLO SPIRITO È COMUNITARIO
Contrariamente a queste indicazioni, troppo spesso la vita cristiana è tributaria ai sapori della esistenza terrena, molto meno a quelli del cielo, ciò perché si trascura una parte costitutiva della Sapienza, che è la gioia di essere insieme. Avanza nello Spirito per la tua gioia, ma anche per la gioia di molti altri che, incontrando te, scopriranno un Dio diverso. Fatti domandare: come mai sei sempre così tranquillo, non ti disperi? Dai ragione della tua speranza. Vedere una persona che per questo gusto interiore di Dio ha un’altra pace interroga: ma perché ha pace? I giovani sono pochissimo aiutati a questi orizzonti, la nostra stessa catechesi è un po’ povera, invece ha bisogno di ampiezza. I giovani devono trovare orizzonti degni di loro, non si fiorisce dentro un bugigattolo, bisogna avere orizzonti grandi, capire Dio davvero. Allora si può pensare alla civiltà dell’amore, ma bisogna respirare ampio.
L’ultimo segreto è che il sapore di Dio non è mai un sapore privato. Ho detto prima: prega e Dio ti darà il suo gusto interiore. Ma questa non è privatezza; tu cerchi il tuo rapporto con Dio, però poi, per assaporare Dio ricordati che devi immergerti nel prossimo. Il cristianesimo o è comunità o non è. È l’essere insieme – Vi riconosceranno perché vi volete bene – che dà un forte sapore di Dio; lo Spirito in noi fa sentire che siamo uno.
Il cristianesimo è quando si vive in liturgia. Una bella liturgia allarga il cuore, fa sentire più fratelli di prima, lo Spirito qui è molto forte, una piccola pentecoste. Mai individualismo: ricordiamo il salmo 132,1: Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme! Naturalmente il primo nucleo dove dovrebbe realizzarsi questo è la famiglia. Allora c’è da chiedere che lo Spirito venga in mezzo a noi, che le nostre diversità e i nostri limiti inevitabili non diventino muri, divisioni, conflittualità. La carenza di Spirito spezza tutto. Signore, aiutaci a dire che è buono e soave che noi viviamo insieme.
Ecco perché la sapienza è davvero indispensabile. Ed oggi più che mai, perché attira con il gusto di Dio e comunica l’eccellente sapore della carità, quello per il quale tutti sono stati creati e stanno esistendo nel mondo.
Vi esorto a chiedere, perché più sarete saporosi, più gli altri vi gusteranno.

Giuseppe Pollano

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