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I doni dello Spirito Santo: Intelletto

L’INTELLETTO DÀ UN NUOVO SIGNIFICATO AD OGNI REALTÀ
L’intelletto cambia il paesaggio, tutta la rivelazione di Gesù si arricchisce di nuovi significati. Ecco perché leggere e rileggere il Vangelo, ecco perché la lectio divina continua del Vangelo è indispensabile ed è sempre nuova. Chi di noi non ha provato che leggere il Vangelo è sempre una sorpresa? Lo sappiamo a memoria in latino, ma poi quando lo Spirito butta un po' di luce su una parola, rimaniamo inchiodati, come se ci dicesse “È lì che ti aspettavo! Qui puoi ancora crescere”. È bello che capiti, perché vuol dire che siamo vivi.
Noi abbiamo bisogno del dono dell’intelletto proprio perché ci accorgiamo spesso di non essere poi persuasi della Parola di Gesù e della sua verità. Con l'intelletto lo Spirito ci convince (Gv 14,26; 16,8-11.13) fondando quella che potremo definire, con un termine sociologico, una contro-cultura rispetto a quella del mondo. Tu cultura del mondo la pensi così, scegli questi valori, suggerisci queste scelte, dai questi giudizi sulla vita, io penso in tutt’altro modo. Oggi credo sia indispensabile che il cristianesimo si ponga proprio come contro-cultura. Non lasciamoci ingannare dalla parola “contro”, vuol dire solo “un'altra” che si oppone con forza e con mitezza, ma in modo chiaro e forte.

Se non siamo radicati nella convinzioni, gli uragani ci spazzano via come niente. La religione ereditata non basta, c'è troppo salto culturale. Quello che credevano i miei nonni andava bene per loro, ma io o credo in modo mio, rinnovato, o quell’eredità non mi serve, perché le sfide di oggi sono molto forti. Allora chiediamo lo Spirito per vivere la santità.
In concreto: la santità si alimenta di intelletto per imparare di nuovo tutto secondo l'intelletto di Dio, che non è né il tuo né quello del tuo docente universitario. Sei disposto a imparare di nuovo tutto sull'uomo, sul senso della vita, sul tuo dolore, sui valori? Sei disposto a imparare di nuovo tutto in questa società che ormai è tutta mercantile, fondata soltanto sull’avere? Ecco una domanda provocatoria, ma decisiva. “Signore, insegnami a imparare di nuovo tutto”. Ecco perché chiamiamo lo Spirito Santo il Maestro interiore, perché è Lui che ci fa da Maestro dentro.
Incontro un poveraccio che ha perso tutto, non ha più dignità. Il Signore mi dice: “Sei disposto ad essere convinto che hai incontrato proprio Me? Sei disposto a credere che in quelle sembianze ti sono venuto incontro Io? Perché non hai fatto a questo uomo lo stesso sorriso che hai fatto al tuo amico, quello che ti è simpatico? Ero più in quel poveraccio che nel tuo amico”.
La santità realizza nella storia le cose nuove imparate. Quando uno sa poi fa, quindi le cose nuove diventano azione. Dicevano i santi: “Ecclesia sempre reformanda". La Chiesa perfetta non esiste, la Chiesa deve, prima di tutto, sempre riformarsi. L'intelletto diventa attivo, diventa pratico e il pratico fa la storia, fa i santi.
La santità cerca di dilatare a tutto il mondo la nuova lettura della vita. Non posso tenere per me una cosa così bella, devo dirla! L'intelletto suscita subito la forza della missione. Non si tratta di esibire alcunché. Fossimo capaci a dire, qualche volta, senza enfasi, molto tranquillamente: “Sapessi com'è bello Gesù!”, proprio perché Gesù non solo è buono e misericordioso, ma è proprio convincente e bello, di una bellezza morale e umana immensa. Ed ancora: “Sapessi com'è caro Gesù!”. Queste sono espressioni di uno che è convinto; le usiamo quando qualcosa ci soddisfa. Ma diciamolo anche di Dio, qualche volta! La missione sgorga prima dalla spontaneità, poi diventa anche un programma, perché bisogna anche organizzarsi nella vita. I missionari sono sempre partiti dall'idea che era bello essere battezzati, credere, poi hanno messo il dispensario, le chiese e tutto quello che ci vuole. D’altronde Dio è così con il suo Spirito, fa di tutto perché viva la gioia della santità.

LA DIMENSIONE COMUNITARIA DEL DONO
Il dono dell’intelletto si desidera e si chiede tutti i giorni; si coltiva poi meditando e contemplando la Parola che illumina, entra nel cuore, diventa la mentalità. E poi l'intelletto si conserva nell'esperienza della vita comunitaria. Non si tratta di una convinzione umana, di un gruppo ideologico, di un gruppo sportivo, di un gruppo ecologico, è la convinzione di Dio che ci rafforza, perché il prendere parte nella Comunione dei Santi fa bene. La comunione ci alimenta di intelligenza su Dio.
È necessario conservare nella vita comunitaria il modo di pensare di Dio affinché la vita comunitaria si impegni evangelicamente e chi vi partecipa si alimenti. Imparare Dio insieme, per poi si uscire e vivere.
La cultura attuale, piena di apparenza mediatica e virtuale, cerca di dominarci e noi dobbiamo tenerla sotto controllo con il dominio di sé, per trarre tutti i vantaggi di questi mezzi di comunicazione sociale utilissimi e indispensabili, e impedirle nel contempo di influire sulla nostra mentalità in senso regressivo (2 Tim 4,10): con il tuo intelletto sei sopra tutte queste cose, usa tutto come se non fosse, perché tu sei di Dio e in Dio.

L’intelletto è un dono molto prezioso, molto bello! Non abbiamo altro da fare, cari amici, che di augurarci di diventare intelligenti secondo Dio, di questa intelligenza. Quindi intellettuali umanamente, ma intelligenti secondo Dio.
Ve lo auguro di cuore.

Giuseppe Pollano

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Mons. Giuseppe Pollano - riflessioni inedite per la Fraternità del Sermig