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I doni dello Spirito Santo: Consiglio

Un dono che ci aiuta a discernere ciò che è bene, e ad agire con creatività; il consiglio ci eleva verso progetti da noi nemmeno immaginati… Quanti santi sono stati umanamente definiti “ pazzi”? Hanno desiderato, chiesto e accolto lo Spirito in loro…

Giuseppe Pollano

È bello essere consigliati da Dio, perché i suoi consigli possono diventare grandiosi. Come il nome indica, questa azione dello Spirito fa intendere il “da farsi” nella vita, perfezionando l’atteggiamento della prudenza.
1. Prudenza: virtù cardinale “perfezionata” dal consiglio

La prudenza è l’atteggiamento voluto grazie a cui sono capace di raggiungere un obiettivo nel modo giusto,...
2. Consiglio: dono per discernere in modo sicuro

Dio poi avvolge la prudenza nel consiglio e dunque la solleva: non sei più soltanto tu che ti guidi, è Dio stesso che guida...
3. Il consiglio di fronte al problema culturale di oggi

Per noi in Europa il consiglio di Dio diventa particolarmente prezioso perché siamo eredi di un’eredità culturale...
4. Il consiglio: un dono da chiedere e accogliere

Dunque questo dono bisogna proprio desiderarlo, chiederlo con fiducia e umiltà (Lc 11,13) e accoglierlo con coraggio e prontezza (Lc 1,26-38)...



1. PRUDENZA: VIRTU' CARDINALE "PERFEZIONATA" DAL CONSIGLIO
La prudenza è l’atteggiamento voluto grazie a cui sono capace di raggiungere un obiettivo nel modo giusto, con i mezzi giusti, al tempo giusto attraverso un’azione ben riuscita, oggettivamente ben fatta. Essere prudenti non è facile nella vita, in parte perché non siamo preparati ad affrontare certe situazioni, poi c’è una parte di noi che resiste alle decisioni più ardue e più virtuose. Soprattutto nei giovani oggi si nota un grande dislivello tra l’importanza di certe decisioni che devono già prendere - e non possono non prenderle - e la loro capacità personale di affrontarle.
In generale la persona che vuole ricorrere alla prudenza si sforza di trovare e applicare i mezzi migliori. Pertanto la prudenza si avvale della riflessione, che evita irrazionalità, precipitazione e pregiudizi; della memoria del passato che valuta successi o errori già vissuti; della previsione che confronta il fine voluto e i mezzi a disposizione; del consiglio di persone sagge, esperte in merito, disinteressate. Soffermiamoci su questi punti.
Per prima cosa la persona prudente riflette sulle cose. Sembra la cosa più ovvia del mondo, ma a livello pratico ci sono molte difficoltà.
Nella nostra vita molto affrettata, molto accelerata, abbiamo poco tempo per riflettere e così siamo esposti a delle decisioni irrazionali che prendiamo per un impulso, per un sentimento, per un’emozione, non sulla base di una ragione che ha cercato di capire lucidamente le cose. L’irrazionalità è abbastanza di moda ed è uno degli strumenti con cui la pubblicità influisce su di noi, cercando di toccare subito la sfera emotiva, scansando la sfera razionale, portandoci ad agire in modo precipitoso.
La prudenza pensa anche all’esperienza passata. Si dice che un asino non passa due volte dove è caduto la prima volta, l’uomo lo fa invece molto spesso. Quindi ci serve pensare un po’ su come sino ad oggi ce la siamo cavata, cosa abbiamo fatto, dove abbiamo sbagliato, dove invece siamo riusciti. Insomma, un minimo di memoria storica.
E poi la prudenza si avvale della previsione. Luca ce lo ricorda con le parabole di Gesù nel capitolo 14 riguardo a colui che deve costruire la torre o a colui che deve affrontare l’esercito che gli viene incontro. “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?”. La previsione non esclude la Provvidenza, ma nello stesso tempo non si deve andare avanti dicendo: “ci penserà la provvidenza”. Questo è tentare Dio. Ecco il dovere della previsione saggia: Dio ci ha dato la testa per adoperarla, dunque prevedere tranquillamente e serenamente e poi - questo è molto importante e richiede anche un po’ di umiltà - chiedere consiglio davvero.
La prudenza chiede consiglio a persone sagge e competenti che ci conoscono e che ci vogliono bene, che non ci consigliano a loro vantaggio ma a nostro vantaggio.
Anche dai soli e pochi tratti indicati si può capire che la prudenza in realtà è un po’ la chiave che risolve tutte le cose. Una vita condotta con prudenza ti fa fare le cose bene.
L’atteggiamento voluto di prudenza, di ponderatezza, che piace molto a Dio, costruisce quella vita ordinata e serena da cui proviene anche la pace.


2. CONSIGLIO: DONO PER DISCERNERE IN MODO SICURO
Dio poi avvolge la prudenza nel consiglio e dunque la solleva: non sei più soltanto tu che ti guidi, è Dio stesso che guida. Forse tu devi ancora ingegnarti, patisci ancora qualche volta il disagio della perplessità, del dubbio e dell’indecisione ma Dio, vedendo che hai buona volontà e cerchi il bene, ti viene incontro e ti sostiene con il suo spirare profondo, con lo Spirito Santo che abita già in te e allora la tua decisone è perfezionata.
Quindi il dono del consiglio fa entrare direttamente lo Spirito Santo nel lavoro della nostra decisione animata dalla prudenza e assicura effetti superiori: infatti ci dona il discernimento sicuro riguardo alle soluzioni da adottare nei casi della vita. Quando agiamo con consiglio di Dio ci sentiamo certi, facciamo cose straordinarie. Potremmo anche non farle, perché non siamo obbligati, ma siamo invogliati da Dio. In questo senso il consiglio è un dono estremamente creativo, i santi e le sante che hanno creato delle cose grandi, le hanno fatte grazie al consiglio. È Dio che spinge a decisioni quasi temerarie, umanamente parlando. Un santo come il Cottolengo fu giudicato un mezzo matto dai suoi colleghi preti, perché faceva delle cose troppo fuori dalla norma, ma Dio non ha la nostra norma.
Quali sono le caratteristiche del consiglio? Il consiglio mantiene la nostra azione costantemente rivolta a Dio, senza peccato; dona conoscenza penetrante degli uomini e delle cose, oltre le capacità umane; dà sicurezza più che umana per decisioni ardue, anche estreme; infonde capacità di illuminare anche altri su questioni della loro vita.
Affrontiamo brevemente questi punti per capire come agisce chi si lascia avvolgere dal consiglio.
Intanto c’è una sicurezza veramente bella: lo Spirito ci tiene costantemente rivolti a Dio. Abbiamo tanti obiettivi da raggiungere, ma con il dono del consiglio non perdiamo mai di vista che l'obiettivo è Dio. È facile a dirsi, ma nella vita di ogni giorno è facilissimo perdere di vista Dio e agire per obiettivi intermedi che possono anche non essere cattivi, ma poi assorbono e prendono talmente che, in qualche maniera, diventano quasi degli idoli, spesso eccessivi e negativi. Molte persone adulte non hanno mai fatto la scelta di non credere in Dio, talora si ritengono anche cristiane perché hanno conservato qualche pratica religiosa, ma nel loro cuore il fine delle loro intenzionalità, motivazioni, fatiche, sforzi e lotte non è più Dio; la religione è rimasta una specie di guscio, la loro personalità è altrimenti orientata. Pensate cosa può accadere nel campo degli affetti: quando si ama non è affatto facile avere Dio come obiettivo che supera tutti gli amori umani, l’amore prende tutto, l’amore diventa l’obiettivo, sembra che non ci sia altro. Due giovani si amano, pensano al matrimonio, ma se non sono formati ad avere Dio come obiettivo primo, lo mettono un po’ da parte, non che lo escludano, ma in realtà quello che conta è la felicità del matrimonio, bellissimo dono. È molto facile questo squilibrio. Pensate ad un teologo che si lascia prendere dalla passione della sua scienza teologica e il suo obiettivo diventa studiare, approfondire, lavorare intellettualmente e non Dio. Lo Spirito ti impedisce queste deviazioni, ti fa ricordare che Dio è quello che tu vuoi, che tu ami e poi fai con lui, in lui e per lui tutto.
Un altro effetto molto interessante del consiglio è la conoscenza penetrante degli altri e delle cose da fare o non fare. La vita è piena di incontri inevitabili ma non tutti favorevoli e facili. Il consiglio quindi rende molto saggi, scaltri direbbe Gesù, di quella scaltrezza biblica che non è la furbizia e l’astuzia umana, è il capire per non sbagliare, il capire per fare bene. I santi, avendo a che fare con moltissime persone, si lasciavano aiutare dal consiglio.
Quindi riflettere, poi però guardare al Signore che ci illumina e ci fa capire cosa e come fare, anche dove le apparenze sarebbero tutte al contrario, dove qualcuno potrebbe dirsi che è stato da sciocchi perdere una magnifica occasione.
E poi in decisioni veramente difficili, ardue, che spesso comportano dei rischi forti, lo Spirito mi rende tranquillo, mi dà una sicurezza sovrumana. Noi, come cristiani, siamo qui, adesso, in situazioni abbastanza facili dal punto di vista sociale, ma in tante parti del mondo è rischioso vivere la propria fede o essere missionari. Se si va dove c’è del rischio non è per coraggio o spirito di avventura, ma perché lo Spirito conduce, porta a decisioni ardue e qualche volta eroiche. Questo succede anche nella vita di tutti i giorni: la povertà da vivere, la castità da vivere. Lo Spirito ci fa capire, ci dà la forza e la decisione per andare contro corrente. Soprattutto oggi, un cristianesimo senza decisioni estreme e contro corrente non c’è, o se c’è è un apparente cristianesimo che in realtà ha ceduto alla pressione culturale su molte posizioni e ha conservato le cose più facili. Un cristianesimo cedevole purtroppo è sempre stato presente nella storia. È una bella occasione affrontare qualche volta un controcorrente che impegna fino al fondo per sentire che lo Spirito ti guida.
Infine lo Spirito ci aiuta ad aiutare gli altri, ci illumina anche su questioni altrui, cosa assolutamente indispensabile in particolare per chiunque abbia responsabilità. Un padre e una madre che devono crescere dei figli cristianamente hanno bisogno di questo continuo saper consigliare, è indispensabile e Dio fedelmente dà questo aiuto. Ma dobbiamo chiedere sempre con umiltà. Se non abbiamo avuto consiglio, esaminiamo se abbiamo avuto l’umiltà di chiedere. Il dono e l’umiltà vanno sempre insieme. E poi sapersi aiutare fraternamente è un grande dono, nessuno è cristiano tutto da solo.


3. IL CONSIGLIO DI FRONTE AL PROBLEMA CULTURALE DI OGGI
Per noi in Europa il consiglio di Dio diventa particolarmente prezioso perché siamo eredi di un’eredità culturale che da qualche secolo ha molto presuntuosamente deciso che dei consigli di Dio non ce n’è proprio bisogno.
Il dono del consiglio si colloca, oggi più che mai, al centro del nostro problema culturale: la confusione intellettuale e comportamentale, due categorie e atteggiamenti che ci travagliano.
La prima si può sintetizzare nel dire che ci sono troppe domande a cui non sappiamo dare risposta. A un problema tecnico sappiamo anche molto brillantemente dare risposte, ma usciti dalla tecnica le domande continuano e le risposte mancano: perché devo soffrire? Perché? Perché?.... Nella nostra civiltà il famoso “cogito ergo sum” cartesiano è scivolato nel “dubito ergo sum”. Vivere dubitando è molto scomodo, e a un certo punto è quasi impossibile.
L’altra categoria che ci rende pieni di capogiro è che noi siamo pieni di scelte, ma senza una direzione. Cosa devo fare? Come devo fare? Cosa devo dire? Oggi se uno ha un po’ di denaro in tasca può scegliere tutto, può fare tutto quello che vuole, può fare tutte le esperienze possibili. Si possono fare e scegliere tantissime cose, ma la direzione? Culturalmente parlando è tutto un garbuglio di scelte, contro-scelte, cambiamenti continui, libertà caotiche.
Oggi la domanda senza risposta e la scelta senza direzione sono la norma di comportamento, tanto che emerge il disagio, la fatica, la paura di vivere.
Noi non siamo nati per dubitare, ma se oggi tutto ruota sul dubbio, significa che c’è una caduta di senso. Allora vivacchio, vivo oggi e spero che domani vada bene, vivo domani e spero dopo domani, e tiro avanti in questo modo. Il cristiano non si adatta a questa situazione perché, grazie a Dio, abbiamo ancora la capacità di vivere sereni, forti, chiari e decisi. Non siamo affatto sottratti alla cultura dentro la quale viviamo, ma non pensiamo che questa cultura condanni anche noi ad essere dubitanti. Noi siamo radicati in Cristo, radicati nella Parola.
La caduta di senso è causata dal relativismo, che ha annullato le verità fondamentali e Dio come fine, e dall’esperienzialismo, che ha identificato la libertà con la licenza.
Quando Benedetto XVI parlò di relativismo come del pericolo per la nostra cultura, toccò proprio il nervo scoperto. Cosa è la verità? Non facciamola più questa domanda perché nessuno sa rispondere, Dio non è il fine della vita, tutto è relativo. È triste vivere così, si devono abbassare le ali, andare molto piano, fidarsi delle piccole cose. Il relativismo si traduce nella vita pratica in esperienzialismo: qualcosa bisogna pur fare nella vita, allora facciamo esperienza di tutto e poi vedremo. Viene in mente Paolo: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1), siate liberi, purché la vostra libertà non diventi una licenza, perché la libertà non è licenza di far qualsiasi cosa passi per la testa, la libertà è una bella e grande forza, però l’equivoco è facile.


4. IL CONSIGLIO: UN DONO DA CHIEDERE E ACCOGLIERE

Dunque questo dono bisogna proprio desiderarlo, chiederlo con fiducia e umiltà (Lc 11,13) e accoglierlo con coraggio e prontezza (Lc 1,26-38). Maria mossa dal consiglio di Dio di fronte alla grande proposta della sua maternità, che di per sé contrastava con la sua precedente decisione, dopo avere fatto discernimento chiedendo come poteva accadere, rassicurata da Dio, pronta e coraggiosa dice il suo sì. Dovessimo morire da martiri, lo Spirito ci farà dire “eccomi”, questo è il cristianesimo; e anche se nessuno ci chiederà mai di diventare martiri, il cristianesimo vissuto è negli “eccomi” delle piccole cose. “Eccomi”: il consiglio è sempre incisivo, eleva, trasporta. E si chiede. Gesù lo ha detto in modo chiarissimo: “Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”.
Chiedete lo Spirito Santo, ogni giorno, cominciando la giornata. E chiedete soprattutto il consiglio. La sapienza ci aiuta a gustare Dio, l’intelletto a capirlo, ma il consiglio è molto concreto perché ci aiuta a scegliere cosa fare adesso. La giornata allora è portata dal consiglio di Dio: avevo un progetto, poi cambia tutto perché Dio mi ha guidato altrove. Dio si fa sentire anche attraverso i fatti e mi fa sentire sereno e tranquillo. Chiedi lo Spirito, non fidarti troppo di te, poi prendi le tue responsabilità. Sii coraggioso quando hai deciso e vai avanti; però prima devi aver pregato, da povero, da umile, come uno che non sa niente, come un bambino: cosa devo fare Signore? Lui ti ascolta. Allora sarai in grado di sfondare il mondo.
La riflessione attraverso gli Atti degli Apostoli sui fatti della prima Chiesa è una continua scuola del primato dell’azione dello Spirito che guida apostoli e comunità, un’ottima “lectio continua”.
C’è un enorme bisogno di essere consigliati da Dio ed essere buoni consiglieri secondo Dio. Il consiglio cristiano passa attraverso parole semplici dette con amore, con semplicità, che toccano perché lo Spirito Santo c’è. Capita che dici una parola ad una persona e dopo un po’ di anni viene a dirti che non l’ha mai dimenticata. Non è che ha una memoria da elefante, è lo Spirito Santo che l’ha stampata in quel cuore perché era quella che gli serviva e l’ha fatta dire da te.
Chiedere di sentirsi illuminati e aiutare a vivere è il più bel dono di carità che possiate fare oggi, perché se diamo uno sguardo generale alla cultura, probabilmente la mancanza di consiglio pratico, di saggezza, forse è la vera malattia mortale. Ma noi siamo una lettera scritta dallo Spirito, scritta nei nostri cuori, e qualcuno nel nostro cuore può leggere cose belle, cose sagge. “È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori “ (2 Cor 3,3). Desiderate essere una lettera che gli altri possano leggere. Dunque chiedete consiglio. Continuiamo a lodare Dio che con il consiglio fa sicuri i nostri passi!

Giuseppe Pollano
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Mons. Giuseppe Pollano - riflessioni inedite per la Fraternità del Sermig