Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (19/28)

Andiamo & (1/2) - di Giuseppe Pollano - Da persone libere, che hanno un obiettivo, che sanno sconfinare oltre i limiti negativi del mondo.

 

Bandiere del Sermig dinanzi all'Arsenale di TorinoA Torino, a San Paolo del Brasile, a Madama in Giordania e là dove il Signore vuole mandarci, a Pechino, a Roma, a New York, andiamo. Andiamo perché il Signore Gesù ha scelto di mandarci. Andiamo per amarlo, convinti che, in noi, Lui traspare ed evangelizza. Andiamo con il desiderio di diventare uomini e donne di preghiera e di azione, vivendo alla sua presenza ventiquattro ore su ventiquattro. Andiamo per essere un segno visibile della sua bontà. Andiamo per portare il carisma della speranza e la spiritualità della Presenza, che il Signore ha donato alla Fraternità. Andiamo con la volontà di fraternizzare con gli amici che incontriamo, ma senza perdere la nostra identità e vivendo la fedeltà alla missione universale della Chiesa, guidata dal Santo Padre. Andiamo con il desiderio di aiutare, pur con la nostra pochezza, i nuovi amici, con la disponibilità ad essere da loro aiutati, vivendo sempre rapporti di sincerità. andiamo per realizzare con gioia, ordinatamente, la volontà del Signore, attraverso l'obbedienza ai responsabili della Fraternità e al vescovo locale. Andiamo perché ogni Arsenale abbia lo stesso volto dell'Arsenale di Torino, dove ci condividiamo con i giovani e i più poveri. andiamo per continuare a vivere l'armonia dei nostri tempi, dei nostri ritmi, alla presenza del Signore, con la certezza che la Madonna ci proteggerà sempre in questa missione.


"Andiamo" è una delle parole più comuni del nostro parlare, con moltissimi significati, fino a quel andiamo essenziale e definitivo che soltanto la Bibbia ci rivela: stiamo andando da Dio. San Paolo al termine della sua prima lettera ai Tessalonicesi, in quella che è una piccola apocalisse, descrive l'incontro tra noi e Gesù: andremo ad incontrarlo, e questo incontro - essere finalmente alla presenza di colui per il quale abbiamo vissuto e patito - ci svelerà il senso di tutto (1Tes 5,1-30). E questo è il grande andare nel quale siamo già coinvolti, e dunque dobbiamo continuare a scegliere e a ridecidere ogni momento il nostro passo.


1)  i significati di andare nella vita

Soffermiamoci su alcune osservazioni che ci aiutano a comprendere aspetti che ci riguardano.

1.1)  andare è muoversi, il primo segno della vita (il bambino)

Certamente andare è muoversi, uscire dalla immobilità: in altre parole è un segno di vita. È certamente bene muoversi, non accettare nella vita l'atteggiamento quietistico del muoversi il meno che si può. Vincent Van Gogh, primi passiIl bambino si muove, il neonato messo in piedi sgambetta come se volesse camminare. Muoversi è un bel segno di vitalità.

1.2)  andare è dirigersi, il primo segno della decisione (l'adulto)


Andare però non è soltanto muoversi. È dirigersi, cioè muoversi verso un obiettivo. Mentre il bambino si muove, l'adulto si dirige, sa dove vuole arrivare. Uno dei segni dell'essere adulti è sapere dove stiamo andando e perché ci stiamo andando.
Al giorno d'oggi non è tanto facile vivere sapendo dove si vuole andare e facendo le scelte giuste. I sociologi hanno inventato il termine eterodirezione, farsi dirigere dagli altri: ti sembra di andare, in realtà sei portato. Basti pensare al consumismo, un chiaro esempio di come noi siamo portati all'oggetto che ci interessa, ormai convinti che dobbiamo ottenerlo per non essere considerati fuori dal mondo.
Il cristiano, che percepisce queste cose e sa conquistarsi le sue libertà, incontrando persone che si muovono e non sanno dove dirigersi, è chiamato ad aiutarle. Per loro è una fortuna se incontrano chi ha raggiunto una autonomia, perché potrebbe essere un punto di riferimento per far comprendere che c'è una direzione, che non sono condannati a tutte le direzioni che il mondo propone.

1.3)  andare è spostarsi, cambiare luogo, persone (il cambiamento)

Cè un altro aspetto dell'andare nella vita che è spostarsi. Dal punto di vista soggettivo mi dirigo, ma da quello oggettivo mi sposto, cambio luogo e persone, in una novità continua della vita. In noi c'è quindi il cambiamento che va dai piccoli cambiamenti di carattere più fisico ai grandi cambiamenti che sono quelli delle nostre relazioni personali. Ti muovi da persona a persona, da ambiente ad ambiente, da amicizia ad amicizia, da conoscenza a conoscenza. Uomo che cammina in equilibrioOccorre avere equilibrio, perché specie il muoversi di persona in persona e di situazione in situazione mette a rischio la nostra identità.
Andare è spostarsi in cerca di cose sempre nuove, ma occorre sapere dove si va e bisogna stare attenti agli sbandamenti.

1.4)  andare è sconfinare, lottare contro i limiti (la costruzione di sé)

Questo spostarsi, inteso in senso positivo e non come sbandamento, diventa sconfinare, sapere oltrepassare certi limiti e frontiere che possono tarparci le ali per raggiungere un destino più completo. Un grande sconfinatore è stato Gesù, anzi è stato lo sconfinatore per eccellenza perché, con grande libertà ed audacia, ha infranto tutte quelle ferree frontiere dentro cui era e continua ad essere organizzata l'esistenza umana: i comandamenti del mondo "tu avrai, tu potrai, tu saprai" Gesù li ha infranti tutti subito e progressivamente.
Anche noi siamo chiamati a lottare contro i limiti che ci imprigionano per costruire bene noi stessi.
Lo sconfinamento preso in senso positivo di conquista di nuove dimensioni è tipico dell'adulto, che deve sapere sfondare certe frontiere che lo bloccherebbero. Qui si intravede già il grande cammino cristiano.

1.5)  una prima conclusione: diventare dei liberatori

Quindi andare nella vita ha già tutto un suo complesso sistema: dobbiamo fare delle scelte, non dobbiamo lasciarsi trascinare ma avere un obiettivo preciso e degno a cui essere fedeli, dobbiamo avere il coraggio di buttar giù certi steccati quando ci si rende conto che limitano delle vere e grandi libertà. Siamo di fronte ad un discorso puramente umano.

Si possono incontrare persone che si spostano troppo, perennemente infedeli a tutto, incapaci di ancorarsi a qualcosa o a qualcuno. Il"per sempre" per queste persone è sostituito dal "per un poco", da "fin che va" che in apparenza sembra garantire molte vie di uscita, in realtà è lavorare male sulla propria sorte. Infatti noi siamo fatti per un ancoramento definitivo e non c'è bisogno di essere cristiani per esserne convinti.
Eppure si incontrano molte persone dedite al continuo cambiamento e che si annoiano subito. Allora una delle astuzie per aiutarle a diventare più ferme, a non vagabondare. Sarà l'amicizia, l'affetto, la semplicità, la solidarietà, che permettono a loro di trovare persone che vorranno incontrare di nuovo. Questo è il primo modo di agganciare questi cuori che sono sempre in balia del vento. La semplice e sincera amicizia oggi è una delle più belle maniere di salvare gli altri, salvarli da quella leggerezza totale in cui si trovano, oggi ampiamente favorita dall'offerta della vita, dal mercato continuo delle cose.

Parimenti si incontra gente che magari esita da anni di fronte ad una decisione che non ha il coraggio di prendere, che non ha il coraggio di sconfinare oltre certe abitudini che andrebbero superate. E, ancora una volta, potrà darsi che lamicizia, la fiducia, l'incoraggiamento facciano scattare una scintilla di coraggio che li aiuti ad andare oltre le abitudini negative.
Chi ha la capacità non solo di andare ma di far andare, è un vero liberatore, perché aiuta a camminare.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all'Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore