Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (18/28)

La Provvidenza agisce nella sproporzione (2/2) - di Giuseppe Pollano - Nella sproporzione fidiamoci di Dio: noi facciamo, lui provvede. Superiamo le tentazioni di efficientismo, sfiducia, fatalismo, pessimismo e casualità.

 

Pietro da Cortona, Trionfo della divina Provvidenza, Palazzo Barberini, RomaIl Signore esprime la sua potenza quando trova disponibilità e sincerità di cuore; allora non teme la nostra debolezza, la nostra fragilità e ci rincuora: "Non temere, io sono con te". Il suo campo è la sproporzione. Lì agisce pienamente la sua Provvidenza.
Ogni giorno sperimentiamo che la Provvidenza risponde al nostro grido di aiuto, per i mezzi materiali che non abbiamo, per laiuto ai poveri che si rivolgono a noi, per la presenza di amici disponibili. Questo avviene con naturalezza, nel silenzio, nel nascondimento, come ogni frutto della preghiera fatta con fede. Quasi non ce ne accorgeremmo se non annotassimo, con discrezione ma puntualmente, ogni cosa che ci viene donata: il denaro, le ore di lavoro, i materiali che ci vengono portati un chilo alla volta... Lo facciamo con scrupolo, per amore della trasparenza, perché nessuno fra quelli che ci incontrano, vedendo un'opera bella, possa dire: Chissà chi c'è dietro, ma tutti rendano lode al Signore che attraverso mille mani di amici ci dona ogni cosa.
Vigiliamo su noi stessi per non abituarci al bene e per non trasformare in potere ciò che è dono del Signore. La Provvidenza non ha mai abbandonato un suo progetto. È la storia di sempre. Quando qualcuno si affida totalmente a Dio non è mai deluso. Dio opera così.


2)  la Provvidenza divina è chiaramente rivelata nella Bibbia

La Bibbia è ricchissima di riferimenti a Dio che conduce la storia, che cura e educa luomo e i popoli. Come esempio dellAT vedi Dt 32, 10-12; del NT Mt 6,26-30.32.
Le parole di Gesù in questo brano di Matteo sono quelle di un Dio che parla dal di dentro della nostra debolezza, perché questo Dio è il Verbo che si è fatto carne, cioè fragilità, per camminare al nostro fianco. Bimbo che si abbandona nelle mani del padreDice che è con te, di fidarti di lui, perché sa che cosa è la fame, la violenza, la sofferenza. Rientra il gioco delle cause seconde, per cui anche con questo Dio cè chi sta morendo di fame. Ma questa è una grande lacuna umana, non una colpa di Dio, e quando si riuscirà a far capire a tutti la responsabilità delle cause seconde, avremmo fatto un grande lavoro straordinario di civiltà.
La mentalità delle cause seconde è cultura, è un modo di interpretare l'uomo e i rapporti dell'uomo verso l'uomo.


3)  la Provvidenza divina agisce in modo ordinario e straordinario

La Provvidenza di Dio agisce sempre, ma in maniera diversa, a seconda che il progetto sia divino o umano.
Più Dio ti ispira a fare una cosa che da solo non potresti fare, più ci mette mano lui. In pratica Dio sceglie la persona, ma farà tutto lui: è il rapporto crescente tra incapacità delluomo di fronte a cose immense e collaborazione di Dio. In questo senso è opportuna la frase della Regola che la Provvidenza agisce nella sproporzione, anzi, con una progressiva sproporzione nellimpegno diretto di Dio. Il Cottolengo, Madre Teresa, il Sermig sono assolutamente sproporzionati, e proprio per questo Dio si impegna. Dio, che è ragionevole, non ci chiede evidentemente di fare cose al di là delle nostre possibilità quando ci fidiamo di lui!
Sui piani più umani, non è così: se studi e hai le capacità di laurearti, non pretendere un aiuto da Dio perché hai fatto un'opera buona; dove te la puoi cavare da solo te la devi cavare da solo. La Provvidenza ordinaria di Dio, che c'è tutta, ti aiuterà nello studio, nelle capacità, nello sforzo che fai, ma devi fare ciò che sta in te. Quanto invece il progetto sale, non più una laurea ma un obiettivo al di là dell'umano, allora fidati pure di Dio: tu fai e lui provvede.
Sul piano pratico però possiamo avere due tentazioni. Una è quella dell'efficienza, cioè mettersi nelle cose di Dio, ma come se fossero cose che facciamo noi. Certo gli strumenti ci vogliono, ma l'efficientismo può denotare una seconda tentazione: la mancanza di fiducia nella Provvidenza, il dubbio, il sospetto, la paura, l'ansia. I santi guidati dalla Provvidenza, tutto esprimevano meno che l'ansia, erano misteriosamente tranquilli quando avevano debiti da pagare o cose che non andavano bene. Chiaramente ne pativano la fatica, ma si fidavano, con queste prove non facevano che aumentare la loro fede, e puntualmente Dio interveniva. D'altronde tutto era già pronto, perché i progetti erano suoi!
Dio, quanto più inventa le cose che noi dobbiamo fare, tanto più se ne prende carico. Dio è buono, si fida di me, fa lui. Ci vogliono le capacità perché si è strumenti di Dio responsabili, e più ci si butta nellimpossibile secondo l'uomo, più si ottiene il possibile secondo Dio. Si confrontano la mia potenza e la sua onnipotenza. E allora si comincia a lavorare veramente per Dio.
Questo atteggiamento richiede di essere veramente spirituali: se si sta davanti a Dio, se si prega, allora queste cose si intuiscono, si credono, si vive nella fiducia in Dio. Se si lascia un po' cadere il nostro rapporto con Dio, subito ci si sente spersi.
Questo anche nella vita di tutti i giorni, perché ciascuno deve affrontare situazioni che sono al di là dell'umano o anche nell'umano stesso: basti pensare a certi dolori che sono tali da stroncare, eppure anche lì Tim Coleman, Hiddenla fede ti dice che cè la mano di Dio che conduce attraverso quel dolore. Questo affidamento non è un atteggiamento che si improvvisa, perché ci credi se sei abituato a crederci. In quei momenti devi attaccarti di più a Dio, altrimenti hai un cedimento. Puoi averlo per un momento, come Gesù al Getzemani, puoi scandalizzarti, ma poi Dio, che è buono, ti aiuta, ti riprende, ti incoraggia, e tu alla fine riesci a comprendere questi misteri.


4)  la Provvidenza divina subisce quattro tentazioni permanenti

Se non ci educhiamo all'affidamento a Dio, ci adattiamo alla mentalità umana e subiamo quattro tentazioni permanenti contro la fede e la speranza nella Provvidenza.

4.1)  la casualità
Tutto è affidato al caso, non alla cura di Dio. Se tutto è caos, tutto è caotico e imprevedibile e non hai a chi affidarti. A cosa serve un Dio se tutto è caos? Cosa hai da dirgli una volta che lo hai esautorato dal suo curarsi del mondo? Che serve allora avere un Dio? Chi crede nel caso in realtà è un ateo, anche se va in chiesa. Se il mondo è casuale, Dio è inutile.
Quando nel nostro linguaggio usiamo il modo di dire "per caso", normalmente non è una posizione filosofica, perché per la gran parte delle cose noi non conosciamo le cause. La nostra limitatezza di conoscenze ci rende umili, il credente sa però che non è casuale, si ricorda che ha i suoi capelli contati, e allora si fida.
Da notare che questo atteggiamento della casualità è sostenuto anche a livello scientifico.

4.2)  il fatalismo

C'è chi pensa che c'è un qualcosa o un qualcuno non determinato, il fato, che fa andare le cose come vuole. Non c'è la possibilità di cambiare niente, tutto deve accadere. Questo atteggiamento investe anche l'ambito religioso e quello culturale.
Essere fatalisti non è bello, può essere un atteggiamento del temperamento, ma bisogna superarsi.
Al fato ci si lascia andare, ci si rassegna, di conseguenza si rinuncia a creare il bene: doveva andare così. Grazie a Dio anche chi dice queste frasi non ci crede fino in fondo!

4.3)  il pessimismo

Il pessimismo di fondo è un atteggiamento propriamente europeo. Il pessimismo non è pensare che tutto va avanti per caso o che tutto è già deciso, ma che il male vince, che più andiamo avanti, più vedremo del male. Atteggiamento teorizzato anche da filosofi. Il concetto che tutto sta andando sempre peggio è anche storicamente contestabile, perché non è che cresca il peggio, ma oggi ci sono molti più strumenti per fare il male. In realtà l'uomo è sempre lo stesso.
Noi cristiani siamo tentati dal pessimismo, perché il male c'è e siamo portati a vedere più il male del bene. Invece Giacomo Balla, Pessimismo e optimismonoi cristiani dobbiamo essere portatori della consolazione di Dio, educare alla speranza che il bene vince se tu assumi il bene, perché Dio è con te. Se tu aspetti che il bene arrivi da solo, rimani passivo, e sbagli.

4.4)  il tentare Dio

Non è infrequente l'atteggiamento di pretendere da Dio cose che potresti fare tu; oppure l'atteggiamento con cui cerchiamo di forzare Dio, in nome della sua potenza e della sua bontà, a delle situazioni che secondo noi sono buone, ma secondo Dio no, perché lui vede più lontano. Ma noi non vediamo come Dio e allora immediatamente lo affrontiamo per ricattarlo: "Se sei Figlio di Dio, gettati giù"(Mt 4,6). Se non avvengono le cose che desideriamo, è perché è bene che non avvengano.
È molto meglio fidarsi di Dio e pregare: "Padre tu sai, tu vedi i miei desideri, vedi il mio cuore, allora io ti chiedo ciò che desidero molto, ma se ti va bene. Io mi fido di te prima che di me". Non diciamo mai: "Se sei Dio, fallo".


5)  la Provvidenza divina è intelligenza e amore di Dio progettante

Noi uomini di questo mondo, che navighiamo nell'incerto, nell'ansietà, nell'inquietudine, siamo da compatire, perché al di là dell'apparenza, abbiamo paura dentro di noi.
In questo clima di incerto, affidarsi alla Provvidenza può diventare lultimo rimedio e l'ultima risorsa. Invece, in realtà, è la prima! Bonhoeffer diceva che il dio tappabuchi è sbagliato. Dio c'è subito, non quando tutti gli altri rimedi sono andati male.
La Provvidenza non avviene"dopo", c'è sempre, credila prima, credila sempre, non invocarla solo nell'emergenza, questo lo fanno i pagani. Sei sostenuto da un sottilissimo amore, credilo, fidati. La Provvidenza è prima, poi prevedi. Se avessimo una fede di questo genere, le cose andrebbero meglio e non solo per noi, perché Dio è contento quando ci fidiamo di lui. Più ti fidi, più le cose vanno bene. Non è un mercato, tu conosci Dio, lo tratti da Padre, vuoi allora che venga meno alla tua speranza? Fidati: per te e per il bene altrui.
Oggi questa fiducia ci viene chiesta e dobbiamo essere contenti di fidarci di Dio perché più ci fidiamo più dà. Il Padre nostro è una preghiera di estremo affidamento, non è solo una domanda. Il solo nome Padre già dice tutto. Riusciamo a pilotare la storia verso il bene se facciamo in questa storia iniezioni di fiducia. C'è chi si dispera, chi non pensa affatto a Dio, c'è chi lo maledice. Noi ci fidiamo.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all'Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore