Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (16/28)

Restituirci ai fratelli (2/2) - di Giuseppe Pollano - La "religione dell'io" minaccia il disegno d'amore che Dio ha per noi. Siamo debitori d'amore: la giustizia esige di restituire l'amore.

 

James Tissot, Padre nostro "Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia" raccomanda San Paolo; così anche noi siamo entrati lentamente, gioiosamente, rispettando le nostre possibilità umane, nel tempo di Dio. Un tempo senza orologio, un tempo in cui l'altro che ci avvicina non è mai un caso o un problema, ma una persona che deve poter esprimere il grido della sua disperazione, il dramma del suo cuore, l'intensità della sua ricerca.
I nostri Arsenali saranno aperti ventiquattro ore al giorno, tutti i giorni dell'anno, perché l'amore di Dio, che non ha né orari né giorni stabiliti, possa esprimersi attraverso di noi.
Turni sapienti, con tanti amici buoni e saggi, faranno sempre più del nostro tempo il tempo di Dio.


4.2)  la nostra realtà

4.2.1) il disegno di Dio è contrastato dal peccato, dalla "religione dell'io"
Il virus che ha guastato il disegno di Dio si potrebbe chiamare la "religione dell'io", l'avere staccato da Dio la nostra piccolissima persona per farla diventare un punto di riferimento. Ognuno di noi, istintivamente tutti, che dice io ritiene il suo "io" più prezioso degli altri. C'è anche un fondamento per spiegarlo: in fondo dobbiamo esistere, avere dignità, sopravvivere. Naturalmente sono responsabile del mio io e devo renderne conto, perché sono un valore. Domenico Ghirlandaio, Vestire gli ignudi, Oratorio dei Buonomini di San Martino, FirenzeSolo la carità, la fraternità vera, quella che ti mette al servizio dell'altro, per cui addirittura l'altro diventa più importante di te sul piano operativo, ci può liberare dalla religione dell'io.

4.2.2) porre il "me" e il "mio" al centro, ferma lamore
Nella religione dell'io, l'io è messo al centro di tutto e, di conseguenza, anche il me e il mio. Il mio, ciò che ho, è unestensione di me, della mia intelligenza, potenza, forza. Questo di per sé è naturale. Infatti la proprietà, nel senso dell'espansione del mio essere, non è mai stata negata dalla Chiesa. Ma se non pongo limiti all'espansione del mio, il mio diventa qualcosa di mostruoso. Se poi ritengo il mio io più prezioso del tuo io, non mi importa del tuo mio. Il tuo mio diventa subito mio perché me lo prendo e per prenderlo basta che sia un po' più forte o abbia più astuzia o abbia creato un tale sistema socio economico che tu caschi nella trappola. I mezzi sono innumerevoli.
Se il me e il mio sono il criterio della vita, è un disastro. E non c'è rimedio. Se siamo realisti non c'è nessun rimedio alla storia umana quando è manovrata da questa religione. Non importa che tu lo chiami capo, leader, imperatore, re, monarca, ideologia, fa lo stesso: c'è sempre stato qualcuno che in nome della religione dell'io ha obbligato a inchinarsi, a ossequiarlo e dargli il mio. E ci sarà sempre, vedi il preoccupante fenomeno globalizzante del mercato, che avrà mille utilità, ma sicuramente nasconde questo tragico e antichissimo modo di rovinare tutto.

4.3)  vivere con latteggiamento di debitori di amore

4.3.1) siamo stabiliti in stato di debito di amore come condizione umana
Ma noi non accettiamo di rovinare tutto né per noi né per gli altri. Con molta umiltà accettiamo, se le cose sono così, di essere debitori. Santi Buglioni, Gesù simbolo del prossimo, Ospedale del ceppo, PistoiaTu, per il solo fatto che ci sei, hai il diritto che ti devo voler bene (sull'immediato tra noi due oppure sul mediato attraverso le strutture o le cose che puoi avere da me o da altri). Se non lo faccio, sono debitore nei tuoi riguardi, devo restituire.
Debitore d'amore è una formula che Gesù Cristo e la Chiesa ci insegnano: tutto il bene a cui tu hai diritto è ciò di cui io mi interesso se ti voglio bene, il ti voglio bene diventa il voglio il tuo bene adesso. Gesù ha camminato su questa linea, ha dato a ciascuno il suo in quel momento e non ha mai detto "Se tu credi ti guarisco", non ha mai usata la formula contrattuale prima credi e poi ti guarisco. Ha detto "hai creduto e ti ho guarito". Per la verità ha guarito anche gente che poi non ha creduto.


5)  il diritto dell'altro ad essere amato

La questione è tu hai diritto. Qui siamo un po' deboli, continuiamo ostinatamente a pensare che l'amore sia una questione di volontariato, di chi ha buona volontà.
Ma questo non basta al vangelo, altrimenti non ci saremmo sentiti dire "Vi comando di amarvi a vicenda". Dal punto di vista del linguaggio è un'affermazione strana, perché se c'è una cosa che non si comanda è l'amare, io non posso comandare a qualcuno di innamorarsi di una persona. Ma quando è Dio che dice che devo avere in me un amore che mi obbliga, allora mi sento sotto un infinito comando di Dio che mi obbliga più di qualsiasi ingiunzione o legge umana. Tanto è vero che la contraddizione tra l'obbligo che viene dall'amore e i comandi che vengono dalla legge sono una gloriosa storia del martirio cristiano: obbligati dall'amore, hanno violato leggi umane che comandavano di non amare.
Questo tocca anche a noi. Se un domani si esasperasse un razzismo per cui si fosse culturalmente obbligati dall'opinione pubblica o addirittura da qualche legge a non guardare in faccia chi è di un'altra razza, come ci comporteremmo? O anche solo, senza considerare il razzismo, cosa ne facciamo degli extracomunitari arrivati illegalmente in Italia? La Chiesa è davanti ad un dilemma: da un lato c'è la legalità che ha le sue ragioni perché si deve costruire con ordine, dall'altro lato ora quel clandestino è qui e come lo tratto? Da un punto di vista legale io dovrei ignorarti perché tu, uomo in carne ed ossa, non hai il diritto di rimanere qui, è come se tu non esistessi. Ma tu invece mi obblighi, perché sei un Gesù Cristo che mi sei comparso davanti in quella forma. La carità risolverà le cose, Dio sa mettere in ordine gli apparenti opposti.


6)  la giustizia: restaurare una condizione di amore

Il debito d'amore ci rende sempre impegnati perché non siamo sempre del tutto solventi. Ci sovrasta ed è più grande di noi. Questo non deve scoraggiarci. Andiamo a casa, nella nostra famiglia, dove tutti hanno diritto al nostro amore. La famiglia è dove siamo impegnati con il cuore, con gli affetti, con la sofferenza, con il dolore è proprio il banco di prova, perché è il campo più difficile. Poi guardiamo attorno con un po' più di attenzione e ci accorgiamo che il mondo non ci è più indifferente. Non potremo arrivare a tutti, ma col cuore sì.
La giustizia, che non cancella la carità ma la rende robusta alla maniera di Dio, comincia per noi con restaurare una condizione di amore, che esige di restituire l'amore. E qui con tranquillità, umiltà e semplicità ognuno si deve mettere a fare il conto, e certamente ci sarà una lunga lista di attesa di creditori. Non spaventiamoci, cominciamo da quelli che hanno più bisogno, che ci obbligano di più e che da più tempo facciamo aspettare.
Ecco come si recupera un restituire che, come dice anche la Regola, è un restituire sia il bene che noi stessi. Siccome l'altro deve essere amato sotto tutti i profili, non possiamo dargli il vangelo se ha bisogno di una pagnotta o dargli una pagnotta se ha bisogno del vangelo. Distribuzione del pane con chiesa sullo sfondoOccorre capire di cosa ha davvero bisogno in quel momento tra tutte le forme del suo bisogno di bene.


7)  il Dio innamorato

Gesù ha sentito, lui per primo, l'obbligo imperioso di donarci tutto. "Ho desiderato cenare con voi, perché qui ci saranno il mio corpo e il mio sangue". È importante rivisitare il vangelo andando a cercare nel cuore di Gesù le tracce del suo amore; tutti i miracoli che ha fatto, tutti i gesti che ha prodotto, non li ha fatti solo perché era buono, come uno che poteva anche non farli, era imperiosamente spinto dall'amore.
Quando sentiamo che l'amore è un imperativo interiore, ci sentiamo liberi e, nello stesso tempo, spinti in maniera irresistibile.
L'etica cristiana si compendia in quel bellissimo insegnamento di Paolo ai Romani "Non siate debitori di nulla a nessuno se non dell'amore vicendevole" (Rom 13,8). Qui si avrà sempre da dare: qualcuno chiederà, molti non chiederanno, ma noi siamo come la sorgente che dà sempre.
Infine: l'amore di cui ho bisogno io, chi me lo dà? È istintivo questo, ma Gesù ha detto che c'è più gioia nel dare che nel ricevere; allora spesso guarisci dal bisogno di essere amato amando, perché il Signore compensa tutti i vuoti.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all'Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore