Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (11/28)

Amati amiamo (1/1) - di Giuseppe Pollano - Questa pagina della regola ci permette di cogliere degli aspetti che ci devono servire per vivere. Ne approfondiremo tre, partendo da espressioni significative: a tu per tu, ci inginocchiamo, la bontà è lunica chiave. In questa prima riflessione ci soffermiamo sulle prime due.

 

Ragazza prega reggendo un lumino Quando lincontro con Gesù è diventato lincontro a tu per tu, i nostri occhi hanno visto con i suoi occhi, il suo cuore è diventato il nostro e così anche il suo amore.
Amati, amiamo. Ci inginocchiamo davanti alluomo solo, povero, sofferente, oppresso, per amarlo con il cuore paterno e materno di Dio, per accompagnarlo, se lo desidera, verso lincontro con il suo amore.


1)   a tu per tu

Quando laltro diventa per te più importante di tutto, sperimenti una relazione strettissima che pretende di far incontrare la parte più profonda della persona: non sono cioè solo i corpi che realizzano la relazione a tu per tu.
È importante mettere in evidenza che in questa esperienza di a tu per tu bisogna affrontarne la fatica e la gioia.

1.1)   la fatica

1.1.1)    tu mi ingombri, sei un disturbo
La fatica è quando tu per laltro, o viceversa, sei una specie di ingombro: non ti ha cercato, non ti vuole, disturbi. Perché questo ingombro? Perché preferire che laltro non ci sia? Le motivazioni sono molte, e ciascuno può ritrovarle nella sua esperienza. Ad esempio eccone due:
sei troppo diverso, non mi piaci
Percepisco laltro troppo diverso da me: cè pochissimo in comune, non mi piace, non mi attira, anzi mi contraddice, mi nega, e allora mi è di ostacolo e non voglio neanche guardarlo in faccia.
ti metti sulla mia strada, mi ostacoli
La tu per tu è anche una minaccia, o la sentiamo tale, quando laltro non soltanto è diverso, ma addirittura ci è di ostacolo. Mani che tirano una corda in direzioni oppostePensiamo allo stile concorrenziale della vita di oggi, lo stile del o tu o io, alle aggressività, alle invidie corrosive in ambienti di lavoro o di agonismo dove laltro è sempre il nemico.

1.1.2)    ti tollero, alla debita distanza
La fatica non è solo superare lostilità verso laltro, ma anche la freddezza, che è la pura accettazione che anche laltro ci sia, ma alla dovuta distanza. Il che comporta alcune esigenze, come:
fra me e te rapporti controllati
La vita sociale, in genere è fatta di necessari rapporti controllati tra noi, non si può dare del tu a milioni di persone, però col cuore lo devo.
chiedo alla società che mi protegga da te
Anzi pretendo che i responsabili della società difendano questa relazione controllata, mi proteggano da te se diventi troppo invadente. Oggi con lincontro continuo di etnie questo atteggiamento è molto facile, e infatti assistiamo alla creazione di gruppi isolati e tutelati che convivono in equilibrio.

Queste fatiche sono la tipica maniera egoistica di vivere di chi si chiude in un mondo piccolo, privato. È unabitudine molto diffusa pensare ad avere i pochi amici che mi vanno a genio e infischiarmene del resto: cosa importano sei miliardi di persone quando io ho i miei amici? Il mondo diventa terribilmente e ingiustamente piccolo, un micromondo dove ti rifugi e ti difendi.
Questo non va accettato.

1.2)   la gioia

Cè invece la gioia della tu per tu. Abbiamo cominciato con una segreta gioia di un a tu per tu che non ricordiamo, ma che ha influito molto sulla nostra vita: quella tu per tu biologico ma anche psicologico di quando eravamo ancora nel grembo di nostra madre. Poi siamo entrati fiduciosi nella vita, forse ad un livello ancora inconsapevole, ma con le braccia aperte, sperando che la gioia di questo a tu per tu continuasse. Di lì ciascuno di noi ha iniziato la sua storia.

1.2.1)     è bello che tu ci sia nella mia vita
Superando la fatica dellincontro a tu per tu, la gioia che ne deriva è quando comincio ad accorgermi che è bello che laltro faccia parte della mia vita. Questo è naturale con le persone che si amano, ma si deve allargare un po questo orizzonte.
Soffermiamoci su due aspetti.
Elio Poggiali, Fratellanza non siamo affatto così differenti, noi
È una grande conquista riuscire a dire con cuore sincero e aperto a chi non ti interessa o piace, a chi insomma umanamente lasceresti da parte, che è bello che ci sia, perché significa che si è capito cosa significa la fratellanza.
Siamo già capaci di dire a chi mi infastidisce che è mio fratello e che ringrazio Dio di averlo messo sulla mia strada?
sto imparando molto da te
Un passo ulteriore nel cammino che porta gioia è dire che non solo è bello che tu sia nella mia vita come fratello, ma che, anzi, sto imparando molto da te.

1.2.2)    stai diventando la parte migliore di me
Vivere una relazione personalissima con laltro mi arricchisce anche nella parte più interiore, mi cambia.
quando manchi, soffro veramente
Siamo interpellati, siamo in una morale della vera reciprocità, della vera alterità. Un santo ad un altro santo diceva: stai diventando la parte migliore di me, da te imparo sempre qualche cosa, non saprei più fare a meno di te.
Questa continua interrelazione personale è il dono che ci facciamo tutti a vicenda. Non possiamo fare a meno degli altri.
dobbiamo inventare insieme la vita
Gli altri sono necessari perché dobbiamo inventare insieme la vita. Esco dal mio individualismo, invento insieme agli altri i valori, limpegno, la gioia, il dono. Ho bisogno di te e tu di me, abbiamo bisogno gli uni degli altri per inventare vita. Sotto questo profilo una esperienza come il Sermig è una invenzione continua di vita che nessuno potrebbe fare da sé.
Quando abbiamo conquistato questo segreto, siamo allora anche in grado di percepire linfelicità di chi questo a tu per tu non lo ha mai conosciuto perché gli manca quello sguardo profondo che ti inchioda lanima, che ti apre alla confidenza.
Vi auguro che non vi manchi questa gioia, ma vi auguro anche che siate capaci di suscitare in altri, in cui manca, questo guizzo di gioia di aver trovato qualcuno di cui fidarsi quando la vita, ed è inevitabile, diventa problema. La vita infatti è una serie di problemi che non sono soltanto e sempre dovuti a scelte morali, ma a scelte che riguardano il futuro che si nasconde, la propria fragilità di fronte alla vita stessa. La tu per tu che cammina, che produce vita, che porta la verità, è la soluzione.
È bellissima questa espressione della regola, che poi viene applicata a Gesù. Vi suggerisco di tenerci molto che Gesù Cristo risorto e vivo faccia parte delle persone con cui sapete avere un a tu per tu.
Lincontro a tu per tu con Gesù è una meta da proporsi, perché è un segreto mai esaurito. Se tutti i giorni prego è per cercare di più questo inesauribile a tu per tu con il Signore.


2)    ci inginocchiamo

Questa espressione forte non è retorica, è vera. Basti pensare che il verbo inginocchiarsi oggi è quasi sparito dal nostro parlare comune; inteso nel senso di un totale rispetto allaltro è un verbo raro, il che vuole dire che questo atteggiamento è raro. Quando noi preghiamo e ci mettiamo davanti a Dio è il momento di inginocchiarsi, ma non ci viene più di farlo, quasi ce ne vergogniamo.
Inginocchiarsi è il gesto dellumiltà totale. È giusto davanti a Dio, non ti devi inginocchiare mai perché laltro ti dia un lavoro, un vantaggio, una qualsiasi cosa. Mai, è peccato inginocchiarsi davanti allaltro per questi motivi umani perché, in fin dei conti, è farlo diventare un idolo.

2.1)   inginocchiarsi davanti alluomo solo, sofferente, oppresso non è latteggiamento finale, ma quello iniziale

È un atteggiamento che richiede molto amore e umiltà. Può infatti diventare naturale inginocchiarsi di fronte a qualcuno con tutta spontaneità se lamore è forte, capace di estremismi. Per i santi era un gesto normalissimo.
È un comportamento grande con cui si comincia, non con cui si finisce, quasi fosse latto finale di un cammino. Gesù ha lavato come uno schiavo i piedi di Giuda oltre che degli altri suoi amici, però a questo atteggiamento non si giunge se prima non ti sei inginocchiato e non sai inginocchiarti davanti a Dio, perché lumiltà la impariamo solo davanti a Dio.

Uomo prega inginocchiato dinanzi ad una croce2.2)   non ti inginocchierai bene davanti a un fratello se non ti sei inginocchiato prima e a lungo davanti a Dio

Esempio recente è quello di madre Teresa di Calcutta che alle sue sorelle e figlie dà sì il mandato di andarsi ad inginocchiare davanti a tutti, ma prima chiede di stare in ginocchio qualche buona ora davanti a Cristo.
Quando la creatura davanti a Dio riconosce che lui è grande e lei è piccola, adora e vanno via tutte quelle incrostazioni di amor proprio, di vanagloria, di importanza di sé: diventa umili, e allora si inginocchia davanti agli altri. Chi ama non si vergogna affatto, neanche pensa che può perdere qualcosa inginocchiandosi davanti allamato.
Quindi sono necessari amore e umiltà.
Se abbiamo qualche difficoltà ad inginocchiarci davvero di fronte al povero, al malato, allo straniero è perché, tutto considerato, ci manca un po lallenamento di inginocchiarci davanti a Dio e ci sentiamo ancora troppo importanti.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro allArsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore