Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (4/28)

Parola e presenza di Dio (2/2) - di Giuseppe Pollano - Il secondo aspetto che questa pagina della Regola ci permette di approfondire è il significato della presenza.

 

Bibbia aperta Come la pioggia e la neve che scendono dal cielo non vi ritornano senza aver fecondato la terra, così la Parola feconda la nostra vita quotidiana.
È attraverso la Parola che il Padre rinnova con noi la creazione. È attraverso la Parola che Gesù vive in noi. È attraverso la Parola che lo Spirito ci parla.
La Parola ci immerge in una Presenza, la presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. La Presenza di Dio è la verità che ci avvolge. Qualunque cosa facciamo, in tutte le stagioni della nostra vita, Dio è dentro di noi e opera con noi.

Nella precedente riflessione abbiamo ricordato che la parola stabilisce una relazione. I due termini parola e presenza non si escludono e neppure si contrappongono.
La regola dice Parola e Presenza. Cè molta saggezza in questo titolo, perché la e che unisce i due termini implica la necessità di entrambe.

Mani che reggono una Bibbia aperta
2)   La presenza come contatto

La presenza è più della parola, perché la presenza non è soltanto una relazione, è un contatto con la realtà dellaltro, senza che di mezzo ci sia neanche la comunicazione della parola. È unesperienza che facciamo nella vita: ci sono dei momenti in cui ci sentiamo talmente a tu per tu, talmente vicini, a contatto spirituale, che non cè bisogno di dire altro.
Il contatto come tale è un contatto tra soggetti. Infatti non si parla di presenza tra animali, ma tra soggetti spirituali. La presenza è nellessere io spirito con te spirito, il che non vuol dire che sia disincarnata. Io sono un soggetto anche in carne e ossa, ed è sempre il soggetto che si mette in relazione di contatto.

2.1)   i possibili contatti

Il nostro soggetto è complesso: abbiamo un corpo, una psiche, uno spirito. Sono possibili contatti ad ogni livello.
Il contatto corporeo evidentemente è il più immediato e facile, è un contatto fisico.
Il contatto psichico è quello che viene chiamato empatia. Prende parte al sentimento dellaltro, crea una comunione affettiva, una sintonia. È più penetrante del contatto corporeo. Posso avere un contatto fisico con molte persone e non sapere chi siano, ma un contatto psichico è diverso, è il sentimento, laffetto.
Molto più penetrante è il contatto spirituale che si ha con qualcuno, è quello che ci fa dire di un altro che è unico e irripetibile.
La nostra cultura è abbastanza dominata da due sentimenti: lillusione che il contatto sia soprattutto psico-fisico e che la nostalgia sia spirituale. Viviamo allinterno di una inflazionata relazione psico-fisica, ma, nello stesso tempo, la zona più profonda di noi, quella che aspirerebbe ad un contatto spirituale, rimane frustrata. Non è distrutta, e perciò si fa sentire. Disegno di un uomo sedutoÈ il tipico sentimento di vuoto, di scontentezza, di insoddisfazione, di solitudine che anche le persone più lanciate nellesperienza di contatti di ogni genere patiscono dentro di sé.
In ogni caso la presenza è dunque unesperienza e ci aspettiamo che sia sempre piacevole, gioiosa, estatica. Non entriamo infatti a contatto con una persona che ci provoca dolore.

2.2)   il contatto di Dio e con Dio

La Presenza di Dio è la verità che ci avvolge, recita la regola. È proprio così. La presenza di Dio è un Dio che ci tocca, ci fa sentire la sua presenza con quellesperienza che non parla e di cui noi diciamo, per esempio, oggi, pregando, ho avvertito che Dio cè. Cosa è capitato? Non sono io che ho provocato questo momento, è accaduto che Dio ha toccato il mio essere profondo, mi ha fatto capire che cè. Vorrei che si ripetesse, perché ho capito che quando Dio mi dà un contatto così mi fa vivere unesperienza che non è paragonabile a nessuna altra, ho scoperto la dimensione mistica della vita.
Questa esperienza non è un grattacielo inaccessibile, fa parte del nostro battesimo, cioè dellesperienza ordinaria della vita cristiana. Posso chiedermi perché, essendo ordinaria, non capita spesso. Non bisogna confondere lordinario con il banale. Se non si coltiva la vita cristiana non può venir fuori alcunché, ma se si coltivasse sarebbe ordinario vivere il contatto con Dio. Perciò è fondamentale tirar fuori dalla propria natura battesimale e spirituale quello che si è.
Illustrazione della presenza di Gesù nella lettura delle Bibbia in famiglia
2.3)   il contatto con Dio è lunico che rivela tutta lesperienza della vita e della gioia

Ha segni fisici e psichici, ma la sua essenza sta nello spirito.
La gioia che dà Dio è incomparabile nella sua semplicità e ci rende liberi e capaci di giudicare con serenità e benevolenza, ma con distacco, tutte le altre gioie. Non ci aspettiamo da una persona quella certa gioia che Dio sa dare. Quando Dio è poco presente, le povere creature umane, che hanno in sé il bisogno di quella gioia, la cercano nellaltro, e quindi vivono in un clima di delusione, perché siamo fatti per Lui.

La preghiera matura è proprio lesperienza del contatto spirituale con Dio. In quel momento la Parola tace (non ce nè bisogno, essendo il contatto più forte), per poi riprendere la sua funzione di verità, via, vita
Quello che importa non è la durata del contatto, ma il fatto che lho avvertito: vengo avvolto dalla gioia che Dio dà con la sua presenza, vivendo unesperienza saporosa e gratificante. In questo caso, più che mai, non vorrei passare giorno, senza questo tocco profondo di gioia.
In ogni caso devo mettermi nelloccasione, perché so che Dio cè anche se non lo avverto.
Quando nella giornata Dio ha acceso in me questa esperienza Donna che accende delle candele in una chiesa (un momento di silenzio, un passaggio in chiesa, e qualcosa accade), tutta la giornata è fecondata da questo incontro, è diversa, è attraversata da un Dio conosciuto. E questo mi fa tornare alla Parola, perché è essa che offre laggancio, che descrive le situazione, mi prende come sono, mi guida. Sicché Parola e Presenza sono come un livello a cui il cristiano è fedele.
Poi ci sono momenti di caduta, ma se si è abituati a quel livello, non se ne può stare fuori, si deve tornare lì. La Parola stessa mi tocca, mi accende di nostalgia e di desiderio, mi fa venir fuori quel Abbi pietà di me che non ha mai fine, e Dio mi recupera.

Per questo giudico la pagina di questa regola fondamentale, di grande rilievo. Si intreccia continuamente con il vissuto: oggi ho vissuto di Parola o solo di parole, contatto con Dio e contatti con gli altri o soltanto contatti con gli altri? Capisco bene perciò quando la vita vale.
Lo Spirito ci accompagna: è lui lautore di queste esperienze. Leggo il vangelo e lo Spirito me lo fa capire, cerco Dio e lo Spirito è con me e me lo fa toccare. È molto bello sapere che lo Spirito è il protagonista.
Dobbiamo perciò rioffrirci a Dio al fine di essere così per noi e per tutta quellinvisibile quantità di persone che abbiamo attorno, per le quali possiamo, a nostra volta, essere parola e presenza, cioè tralci vivi del Signore.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro allArsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore