Sermig

Sogno che fra cent’anni - La regola del Sermig (3/28)

Parola e presenza di Dio (1/2) - di Giuseppe Pollano - Il nostro rapporto con Dio a partire dalla Parola e dalla Presenza. In questa riflessione il primo tema.

 

Bibbia aperta Come la pioggia e la neve che scendono dal cielo non vi ritornano senza aver fecondato la terra, così la Parola feconda la nostra vita quotidiana.
È attraverso la Parola che il Padre rinnova con noi la creazione. È attraverso la Parola che Gesù vive in noi. È attraverso la Parola che lo Spirito ci parla.
La Parola ci immerge in una Presenza, la presenza di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. La Presenza di Dio è la verità che ci avvolge. Qualunque cosa facciamo, in tutte le stagioni della nostra vita, Dio è dentro di noi e opera con noi.

1)    Parola e parole

È consolante sapere che la Parola del Creatore ci avvolge con tenerezza e con potenza, tanto più di fronte allesperienza di tante parole da cui siamo circondati. Tra la Parola e le parole cè un abisso, e si fa fatica a dare alla Parola il suo primato.

1.1)   Limportanza delle parole

In realtà le parole sono del tutto indispensabili, sono la relazione di fondo tra esseri intelligenti. Non cè dubbio che luomo si mette in relazione con laltro attraverso un pensiero che riesce ad esprimere nella parola. Chi non ha parola o non sa parlare, patisce nella vita una grande frustrazione. Chi non ha parola perché è muto fisicamente va compatito ed aiutato, ma non sono pochi coloro che sono muti anche se hanno la parola o che non riescono a mettersi in sufficiente relazione per situazioni psicologiche, affettive, sociali, temperamento, timidezza.

1.2)   Tipologia delle parole

In genere si distinguono due famiglie molto diverse: parole che informano e parole che impegnano. Tag Cloud a forma di colombaLe prime sono soltanto le parole che ci danno notizie: ci incontriamo e subito incominciamo a dirci alcune cose. La parola che ci informa oggi è moltiplicata dai mezzi di comunicazione, tanto da essere spesso invadente. Inoltre ne siamo un po dipendenti: abbiamo bisogno di notizie, di sapere. È giusto e razionale che sia così: Dio sa tutto e noi siamo simili a Lui!
Le parole che contano di più, però, non sono quelle che informano, ma quelle che impegnano, che fanno perciò vivere. Di queste si possono distinguere almeno quattro categorie.
a) Prima di tutto ci sono le parole che rivelano la persona, che svelano chi sei. Ci vuole molta fiducia, perché è sempre un rischio rivelare agli altri il segreto del proprio io. Nulla è più doloroso e straziante del rendersi conto che siamo stati ingannati, che qualcuno ci ha detto di sé qualcosa che non era o, viceversa, che non siamo stati presi sul serio nella nostra confidenza profonda.
b) Oltre che rivelare la persona, la parola fa un ulteriore viaggio verso laltro, molto delicato: la parola dichiara il proprio sentimento. Quando si dice ti amo evidentemente non è una notizia, è una dichiarazione della propria intenzione, tanto è vero che una parola rivelativa del proprio sentimento aspetta sempre una risposta.
c) Una terza modalità di parlare è quando la parola esprime un progetto, una volontà, che può anche diventare un comando. Una parola cioè che causa situazioni, che fa muovere gli altri. Non una parola prepotente, ma forte ed autorevole.
Noi dobbiamo dire parole che prima di tutto mettono in gioco noi stessi, che dunque possono contraddirci: è il farci morire a noi stessi per non perdere un valore superiore. E questo costa. È una delle esperienze tipiche della vita cristiana virtuosa. I sì e i no vanno detti: sono parole che tranciano quando è ora, e sono parole che hanno un effetto. Occorre saper dire come Gesù: Alzati e cammina, parola che rassicura chi se la sente dire, perché sente una forza che lo avvolge.
d) Infine cè la parola che chiama, che ti fa avvicinare a chi te la dice. È la parola vocazionale. Infatti non si dice una parola di affetto senza che sia anche una parola di chiamata, non si dice una parola di volontà (a meno che non si sia violenti) senza che sia una parola di accostamento. Tutta la nostra vita è chiamata, il popolo di Israele è nato da una chiamata.

1.3)   Le parole di Dio

Non è difficile riconoscere che le tipologie precedenti sono le categorie della Parola di Dio.
Dio si svela a me, vuole che io lo conosca come uno che mi ama di amore eterno. Vanna Ruggiu, I dieci comandamentiLa Parola svela il cuore di Dio, un cuore che Dio mette completamente a nostra disposizione. Ed allora accettiamo che una Parola così diventi una parola di comando: da Dio abbiamo delle leggi dettate con e dallamore. Dio ci ha amato e ci ama, ci comanda il nostro bene, si aspetta che noi lo amiamo e che obbediamo ai suoi comandi: Chi mi ama osserva i miei comandi, come io osservo i comandi del Padre mio, perché lo amo (Gv 14,21).
Siamo dunque, come dice la regola, avvolti e presi dentro dalla Parola, a condizione che siamo buoni ascoltatori e sappiamo distinguere tra la Parola e le parole, perché le parole ci sono sempre addosso e fanno effetto su di noi. Chi può essere libero dalle parole di questo mondo?

1.4)   Le parole vanno capite per lintenzione che portano in sé

Di fronte alle parole che ci circondano e raggiungono, che vengono a cercarci da parte degli altri, bisogna avere un criterio per capire subito se sono da seguire oppure no.
Un esempio. Quando qualcuno ci interpella può farlo per almeno quattro ragioni diverse:

1.4.1)    ti parla di sé per sé
Un vanaglorioso si mette a raccontare di sé per avere un po di approvazione e ammirazione. Questa parola è da lasciar cadere. Nel piccolo e nel grande questa mania di vanagloria, di esibizione, ci può rendere anche menzogneri, facendoci raccontare cose che non abbiamo mai fatto! È una forma di egocentrismo.

1.4.2)    ti parla di te per sé
È soprattutto pericolosa la persona che non solo parla di sé per sé, ma di te per sé. Se ricevo un complimento, devo subito capire dove mira chi me lo fa, cioè se parla di me per sé, perché in questo caso mi vuole catturare, sotto qualsiasi profilo.
Queste maniere di parlare non sono buone, fanno certamente parte di quelle parole di troppo di cui, dice il vangelo, dovremo rendere conto (Mt 12,36). Cominciamo allora a capire come la scelta delle parole e il saper tacere è molto importante, e per il cristiano dovrebbe essere una specie di galateo di vita.

Bambine che parlano sedute in un prato 1.4.3)    ti parla di sé per te
Invece è diverso quando qualcuno parla di sé per te. Comincia ad esempio a dirmi che vuole darmi una mano, oppure mi racconta una sua esperienza, mi racconta un po della sua vita, ma non per una esibizione, ma perché io prenda coraggio, che capisca che si può vivere così. Una testimonianza, un aiuto vicendevole. Il segreto di questa modalità è che il centro è laltro.

1.4.4)    ti parla di te per te
Il discorso più bello, più grande è quando io parlo di te per te. Ti prendo come sei, ti ascolto, ti accolgo, ti lascio parlare, non per me, ma per te: è il tipico dialogo della fraternità e della carità cristiana. Il dialogo del Sermig è di questo genere: parliamo degli altri, li facciamo parlare, ma sono loro che ci interessano. Cerchiamo di aiutarli a parlare dove loro stessi non saprebbero parlare di sé, e noi facciamo un po da interpreti di loro stessi.

1.5)   Siamo nati, cresciuti, e ora viventi per la Parola, che è Dio

Dio parla di sé e di me per me. La lettera agli Ebrei dice che tutto è nella potenza della Parola di Dio, dal fiore che nasce al cosmo tutto è Parola di Dio che parla a me. La fede ci aiuta a cogliere questo come un enorme dono, perché la Parola annulla le distanze, è venuta, è Gesù stesso.
La Parola realizza, in modo originario e perfetto, tutto ciò che è la nostra parola, ed è perciò lunica a dirci tutta la verità e a darci il pieno vissuto (Gv 14,6).
Lesperienza ci fa capire le cose, ma la Parola di Dio è unaltra cosa. Facendo i confronti riusciamo a capire che la Parola di Dio è soltanto quella che ci dice proprio la verità. Tanti ci dicono come stanno le cose, ma io faccio silenzio, apro la Parola ed ascolto. Poi mi guardo attorno e confronto. Ho la verità. Per cui se le parole che ho sentite reggono al confronto, allora vanno bene, altrimenti, come direbbe Paolo, sono spazzatura, anche se presentate in maniera brillante.
Perciò è molto saggio nutrirsi di Parola di Dio. Pieni di parole come siamo abbiamo bisogno di quel silenzio in cui tutto tace per poterci mettere di fronte a colui che parla davvero, per lasciarmi dire le cose vere che, qualche volta, mettono alla prova.
Ragazzo che legge la BibbiaIl vangelo è tutto vero e beati noi se, poco per volta, vivendolo, diventiamo veri. Il vangelo ci dà tutta la vita. La Parola, allinizio, come dice la Bibbia, mi è amara in bocca e poi è dolce nel ventre; devo avere cioè il coraggio di masticarla ben bene e di inghiottirla. Quando lamaro è passato (come è difficile ad esempio perdonare il fratello!) diventa dolce. È unesperienza che il cristiano deve saper fare, perché se non ha capito che la Parola è anche amara e quindi si ferma subito, è fuori dalla Parola. Occorre fare questo esercizio e poter dire, di propria esperienza, che la Parola di Dio può anche essere amara allinizio, ma poi diventa molto dolce.
Ecco perché la Parola ci tiene in piedi, ci fa vivere. Non si può passare giornata senza essersi accostati alla Parola. È come un battesimo per immersione: mi immergo pienamente dentro, lasciando fuori tutto, quindi i pensieri che mi attraversano, le preoccupazioni, i progetti. È un grande dono che lineffabile Parola di Dio, il Verbo, sia tradotto in parole che posso comprendere.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro allArsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore