Sermig

Carosello generation

di Mauro Tabasso - È piu facile scrivere una sinfonia che un jingle pubblicitario.

Appartengo a quella generazione cresciuta con Carosello, una trasmissione degli anni 60 (credo) di cui ancora si parla. Andava in onda intorno alle 21, e tradizionalmente i bambini come me venivano spediti a letto subito dopo. Si trattava di una carrellata di spot pubblicitari, della durata di alcuni minuti l’uno. Attori e testimonial si cimentavano in piccoli autentici cortometraggi atti a promuovere un prodotto. Era una trasmissione veloce, leggera e divertente perché le storie avevano sempre un carattere marcatamente comico, ironico e spiritoso. Insomma ti faceva amare perfino la pubblicità, e forse il mio interesse per questa materia arriva proprio da lì. Sin da quando ho cominciato a fare musica seguo con curiosità questa moderna arte di comunicazione.

Quando mi capita di guardare uno spot cerco sempre (spesso invano) di “smontarlo”, di analizzarlo, di ridurlo alle sue componenti essenziali. E poi cerco di immaginarne il lato umoristico, anche se spesso non ve ne è traccia. Quindi (chiosando Maurizio Tecli) mi trovo a a domandarmi: «Ma se è vero che l’acqua ci fa fare tanta plin plin, che effetto avrà su di noi la zuppa di fagioli del casale ?».

Non lo dico per decenza, ma è indubbio che i suoni (anche onomatopeici), conferiscano una forza enorme alla comunicazione, così come la musica. Più volte mi è capitato di cimentarmi con la soundtrack di un qualche spot. Diversi tipi di prodotto, diversi tipi di filmato e diversi tipi di musica. Dalle automobili alla carne in scatola, dalle bevande ai prodotti per l’igiene della persona. Ogni volta una scommessa nuova e diversa.

La prima volta che mi proposero di sonorizzare un comunicato commerciale (circa 20anni fa, credo) mi venne un tuffo al cuore e un coacervo di sensazioni contrastanti. Gioia, curiosità, stupore, paura di non farcela. Mi sono detto: con tutti gli anni di contrappunto che ho fatto che vuoi che sia... Mi sbagliavo. I miei approfonditi studi classici non mi vennero in soccorso e mi accorsi di non sapere da che parte cominciare... Provate a immaginare. Sai di sapere ma ti accorgi che ciò che sai non ti serve.

Semplicemente quello era un mestiere che non avevo mai fatto prima e non sapevo come impararlo velocemente. Il compenso era importante così come tutta la campagna, e mi dispiaceva perdere l’occasione più che il denaro. Cosa c’era di tanto difficile in fondo? Beh, ve lo dico subito. È molto più semplice scrivere una canzone, o una sinfonia, o musicare un film, se sai come farlo. In un caso hai qualche minuto, nell’altro forse qualche decina di minuti o un’ora in più per esporre delle idee, svilupparle e farne discorsi di senso musicale compiuto, mentre nello spot hai 30 secondi; fine.

Non c’è tempo per sviluppare nulla, l’idea deve essere esposta con chiarezza, incisività, prontezza, in modo perentorio; deve dire in fretta e bene ciò che ha da dire. Inoltre deve supportare il filmato, esserne un valore aggiunto, assecondarlo ritmicamente ed emotivamente. Un gioco da ragazzi, se ti viene l’idea giusta. Quel lavoro e il tempo che mi concessero per farlo, mi fece l’effetto di un celebre prodotto (reclamizzato ancora oggi) destinato a quelle persone che faticano a... Liberarsi. Io mi liberai cosi bene che dovetti assumere un altro prodotto di uso comune che serve a regolarizzare l’intestino, poi terminai il lavoro.

Da allora diverse volte ho svolto questo tipo di attività, l’ultima pochi giorni fa. La sfida è sempre la stessa, farsi venire l’idea vincente. I pubblicitari e i loro committenti, sono esigenti a ennesima potenza, non potete immaginare quanto, ma sono dei maestri eccezionali perché ti obbligano ogni volta alla sintesi. E ora, qual è il lato comico e istruttivo di tutto questo? Ce lo insegna Carosello! Non ho misurato, ma sono certo che l’umorismo sia probabilmente la linea più breve che mette in comunicazione un uomo con un altro.

Mauro Tabasso
DIAPASON
Rubrica di NUOVO PROGETTO
Febbraio 2019