Sermig

IL MIRACOLO DELL’ARSENALE

Ricordiamo l’avvenimento attraverso l’articolo pubblicato pochi mesi dopo da Ernesto Olivero sul mensile del Sermig, Progetto.

Ci sono tante stelle spente che desiderano essere accese, ma che resteranno spente per sempre se nessuno desidera veramente che tornino a fare luce.
Io sono stato inconsciamente guidato dal Signore, insieme a tanti amici, perché mi avviassi ad accendere una di queste stelle.
Quando mi sono reso conto di essere incamminato per questa strada mi sono ritrovato ad avere una fede incrollabile e non ho più mollato, neanche per un momento, il desiderio di riaccendere questa stella che è l'Arsenale.

> L'intuizione
> I primi passi
> Una catena di preghiera
> Il momento cruciale
> La svolta
> La conclusione
> Il domani



L'intuizione

Da sempre sono nella Chiesa e pur essendo restio - forse per timidezza - ai momenti pubblici, nel '77 ho sentito di dover incontrare il Papa Paolo VI, per dirgli a nome di tanti giovani le mie perplessità, le mie critiche sulla Chiesa.
Ci sono andato però «in ginocchio» e sono arrivato dal Papa - ne sono certo - perché il Signore l'ha voluto. Ero più ragazzo di adesso e sono arrivato da lui senza appuntamento, con un abbigliamento del tutto inadeguato. Il Papa mi accolse col suo grande abbraccio, il viso scarno solcato da un tenue sorriso e attento. Fremo ancora ricordando la sua grandezza quando mi rispose umilmente: «Lei ha ragione, ma tante volte i cristiani non mi ascoltano. Io chiedo e loro... Ma spero da Torino, dal Piemonte, terra di Santi per una rivoluzione d'amore».
Il Papa mi abbracciò, mi benedisse...
In quel momento il Signore mi piantò nel cuore un desiderio: la nostra casa sarà a Torino, a Porta Palazzo, al Balon, terra che ha visto crescere l'opera di Don Bosco, del Cottolengo, del Cafasso... Terra carica di problemi... Ecco, andremo là.


I primi passi

Ho serbato nel cuore per alcuni anni questo desiderio, poi il 23 gennaio 1979, insieme ad una decina di amici della Comunità, fui ricevuto per un'udienza, che doveva essere breve, dall'allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti.
Eravamo da lui per una protesta, ma alla nostra maniera, con preghiere, con canti; portavamo la voce dei profughi del Vietnam.
L'incontro doveva essere breve e divenne lungo, amichevole... Sono certo, il Signore mi tirò fuori dal cuore in quel momento il desiderio che serbavo e tra lo stupore di tutti - anche mio - dissi: «Presidente, mi aiuta per un miracolo? Ci aiuta ad avere un pezzo dell'Arsenale? Si trova a Torino, a Porta Palazzo».
Arsenale militare vecchio
Lui, io, tutti ci ritrovammo spiazzati; dicemmo tutti sì e da lì iniziò una lunga catena di preghiera in cui missionari, monache, handicappati, amici, cominciarono a sostenerci giorno dopo giorno e da allora per molti anni. Il giorno dopo, il 24 gennaio, insieme ad un pugno di amici ero da Papa Giovanni Paolo II.
Gli confidai, come si confida ad un amico, questo desiderio. Ne gioì, ci incoraggiò.
Altre volte tornò ad incoraggiarci e in un altro incontro, il 7 dicembre '79 ci diede il mandato di «tirar fuori» la speranza assopita nel cuore degli uomini.


Una catena di preghiera

Ma la storia dell'Arsenale, anche se ha toccato uomini illustri, è un miracolo della povera gente che ci ha creduto: dei tanti che ogni giorno, senza mai cedere alla sfiducia, hanno recitato il rosario davanti all'Arsenale, al santuario della Consolata, a casa. Alcuni nomi illustri ci hanno incoraggiato, ma l'arrivo dell'Arsenale non è merito dell'aiuto dei «grandi».
Abbiamo sentito che molti ci volevano bene, questo sì; ed è per questo legame di amicizia che ricordiamo con riconoscenza alcune persone annotate in questa storia-miracolo. Non posso dilungarmi molto, ma desidero soltanto ricordare alcuni altri momenti.


Il momento cruciale

20 marzo dell'80. Ricordo come fosse capitato un'ora fa la telefonata di un amico. Mi preannunciava che sull'Arsenale era stato già deliberato dal Comune di Torino e noi non eravamo compresi nella spartizione... La nostra casa aveva preso un'altra strada.
Ho ringraziato e ho subito pensato che umanamente parlando avevo solo una possibilità: ricorrere ad amici influenti... Non ho voluto farlo. Se un miracolo è miracolo deve intervenire il Signore; a volte anche gli uomini hanno la loro parte, ma se Lui lo vuole.
Ho preso la Bibbia in mano, ho pregato stringendola tra le mani, nel salotto di casa mia.
Arsenale con cannone
Poi improvvisamente ho sentito che alla pagina 1640 c'era la risposta a questo evento: «Sono io, il Signore che ho fatto tutto, che ho spiegato i cieli da solo, ho disteso la terra; chi era con me? Io svento i presagi degli indovini, dimostro folli i maghi, costringo i sapienti a ritrattarsi e trasformo in follia la loro scienza; confermo la parola dei suoi servi, compio i disegni dei suoi messaggeri. Io dico a Gerusalemme: sarai abitata, e alle città di Giuda: sarete riedificate e ne restaurerò le rovine» (Isaia 44,24).
Subito dopo, la telefonata ad un amico: domani sera ci incontriamo per pregare.
Come abbiamo chiesto perdono al Signore per la nostra poca fede! Come abbiamo capito che la fede sincera ottiene ogni cosa dal Padre! E il 25 marzo... il dono. Una delibera già predisposta viene modificata e il miracolo dell'Arsenale, ormai fuori gioco, con prepotenza torna a farsi strada e viene inserito nella delibera.
Il tempo passa, la preghiera a volte si affievolisce ma non si spegne. Malgrado la nostra debolezza ci sentiamo forti perché il Signore ci vuole lì. Sento con grande prepotenza dentro di me che l'attesa è finita. «Ecco - ho pensato a fine maggio '83 - se il Signore ha voluto provare la nostra costanza, questa prova l'abbiamo vinta. Ma può anche volerci da qualche altra parte». Allora ho creduto con sincerità di dover fissare una data di scadenza al Signore o per il sì o per il no.


La svolta

Era il 20 giugno, festa della Consolata, per Torino un giorno di preghiera a Maria.
Decidiamo di indire un digiuno di condivisione con i più poveri e siamo disponibili anche a rifiutare l'Arsenale se non ci sarà consegnato come un segno di pace.
Come comunità accettiamo ancora una volta la sfida, consapevoli di tutto... Decido di chiedere a Luisa Manfredi - mia amica ed ex partigiana - di far conoscere le mie intenzioni in Municipio.
Lei mi sostiene nella decisione presa, ma pochi minuti dopo, il telefono squilla; è la voce di Luisa che mi dice: «Ernesto, la protesta è finita. Non devi fare più nulla. C'è Mimmo Russo come assessore incaricato. Lui ha capito e farà tutto ciò che altri non hanno fatto in tanti anni».
Sulla sua parola sospendiamo tutto. Il giorno dopo sono già dall'Assessore. È l'incontro con un uomo subito chiaro, aperto, che accetta la profezia dell'Arsenale, accetta di viverne il rischio sulla propria pelle. E insieme, guidati da una forza ancora maggiore, ci inoltriamo nei meandri della burocrazia che vorrebbe ancora una volta soffocare tutto.
Il 29 giugno ho tra le mani la lettera firmata dall'Assessore competente Mimmo Russo: ci conferma che l'Arsenale sarà casa della Speranza.


La conclusione

Anche le chiavi arrivano in un modo profetico per mano del generale Lodi. È il 2 agosto quando entriamo nella nostra nuova casa; sento come non sia sufficiente entrarvi come comunità... Siamo persone di Chiesa e sarebbe significativo che vi entrassimo come Chiesa. Per un puro caso - che è poi un preciso dono del Signore - riesco a trovare l'introvabile Don Franco Peradotto, Vicario Episcopale. Ci accompagna, ci fa pregare.
Io ho con me la Bibbia, alcuni libri di Luisa Manfredi, il Crocifisso di Padre Pellegrino, ovvero il desiderio di camminare insieme, il desiderio che l'Arsenale sia la casa di tutti gli uomini di buona volontà.
Entrata in arsenale
Don Franco ci ricorda che il 2 agosto ricorre la festa della Porziuncola, chiesa restaurata da San Francesco.
In tutta questa storia non ho mai chiesto a nessuno di innamorarsi di quest'avventura, tuttavia la sfida dell'Arsenale è rivolta a chiunque. Chi sente di dire di sì, corre il rischio di vedere cambiata la sua vita. Da agosto il miracolo continua e porta il nome di una segretaria, di due ingegneri che chiedono di donarci il progetto, di muratori, di falegnami... e questo mosaico formato dallo spianamento di un muro, dall'impianto elettrico, da una vetrata, da un muro alzato... prende corpo per entrare in un disegno già stabilito da sempre e diventare cattedrale di pace perché piena di speranza per tutti.
In tre mesi abbiamo lavorato migliaia di ore e l'Arsenale ha già l'aspetto di una casa, ha già ricevuto tante visite di persone disperate, di gente disposta a lavorare...



Il domani

Chi se ne intende dice che occorreranno 6 miliardi per risistemarlo.
Se è miracolo - e lo è - questa cifra è già cancellata. Sono certo che l'Arsenale verrà su grazie al contributo di tanta gente che lavorerà gratuitamente portandoci un po' del suo mestiere e sono certo che pur con mezzi poveri (per continuare a restituire ai miseri della terra) faremo più in fretta di qualsiasi impresa che disponga di operai e di mezzi.
L'Arsenale è già ricostruito se noi come comunità sappiamo essere semplici come un pezzo di pane, che tutti possano mangiare, sappiamo essere colmi di preghiera e di carità. Il miracolo continua... Giorno dopo giorno continuiamo a pregare per essere attenti a tramutare qualcosa di impossibile in possibile, per riaccendere qualche stella spenta, se Dio lo vuole.

Ernesto Olivero
da Progetto, gennaio 1984

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